Uruguay: di che sinistra è Tabaré Vazquez

La vittoria dell'oncologo alle presidenziali dà, per la terza volta consecutiva, il potere al cartello progressista del Frente

Uruguayan new President Jose "Pepe" Muji

2010: il presidente eletto Jose Pepe Mujica riceve la bandiera uruguayana dal presidente uscente Tabare Vazquez – Credits: MIGUEL ROJO/AFP/Getty Images

Paolo Papi

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Chiusa l'era Mujica, il popolare presidente dei poveri, si (ri)apre in Uruguay l'era Tabaré Vazquez, già presidente del piccolo Paese sudamericano tra il 2005 e il 2010. Per il Frente Amplio, un eterogeneo cartello di partiti progressisti, è una conferma, la terza consecutiva, che gli consente anche di riconquistare la maggioranza assoluta nel parlamento di Montevideo. Per i partiti tradizionali - i bianchi dello sfidante Luis Lacalle Pou, fermatosi attorno al 30% e i rossi di Pedro Bordaberry che non sono andati oltre il 13% - è la fine di un'epoca. La sanzione della fine del monopolio che hanno esercitato sulla politica uruguayana dall'anno della fondazione della Repubblica.

Tra i soci fondatori del Frente Amplio, in prima fila, ci sono anche ex guerriglieri come l'ex presidente Pepe Mujica o il figlio di Raul Sendic, il figlio omonimo del mitico fondatore dei Tupamaros negli anni '60

Ma di quale sinistra è figlio questo oncologo di 74 anni che nel 2005 è stato il primo presidente progressista del Paese sudamericano? Non quella populista e antica di tipo bolivariano, coagulata attorno al Venezuela post-chavista, alla Bolivia indigena di Morales e al Nicaragua sandinista. E nemmeno quella dei suoi giganteschi vicini, l'Argentina dei Kirchner e il Brasile di Lula e Dilma, con cui spesso lo stesso Mujica si è scontrato, anche nei consessi internazionali. La sinistra del Frente Amplio - con la sua decisione di legalizzare la cannabis, i matrimoni gay e l'aborto e attuare politiche di solidarietà che non fossero in contrasto con le compatibilità di bilancio  - assomiglia - con un bel po' di approssimazione - a un Ulivo di Romano Prodi in salsa sudamericana, di cui sono però soci fondatori, in prima fila, anche ex guerriglieri come Pepe Mujica o il figlio di Raul Sendic, il figlio omonimo del mitico fondatore dei Tupamaros negli anni '60, designato a vicepresidente. Insomma: una sinistra light, ma con radici ben profonde nella storia anche tragica del Paese.

Se i risultati finali confermeranno le proiezioni, che assegnano a Vazquez il 53% dei voti (meno comunque di quante ne avesse presi Mujica nel 2010), l'oncologo presidente che viene dalla corrente socialista del Frente avrebbe migliorato il risultato con il quale fu eletto dieci anni fa, nel novembre del 2004, quando portò la sinistra uruguayana per la prima volta al potere. Benché i suoi rapporti col presidente Mujica, che col suo stile di vita austero e la sua battuta pronta raggiunse vette di popolarità impensabili, siano sempre stati buoni, sono in molti a chiedersi se Vazquez intenda proseguire sulla strada dei diritti civili intrapresa dal suo predecessore. È presto per saperlo. Di certo, con Vazquez al comando al posto di Mujica, dell'Uruguay - un piccolo Paese con una popolazione inferiore a quella di tutta l'Emilia Romagna - si parlerà meno. Ma non è detto che sia un male.


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