Uno Stato libico forte per la fine del Califfato

Oggi apre la Conferenza di Roma e il Presidente Mattarella ribadisce l'importanza di un governo unitario in Libia. La Russia pronta a dare il suo aiuto

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La grande bandiera libica in una manifestazione a Benghazi - Ottobre 2015 – Credits: ABDULLAH DOMA/AFP/Getty Images)

Redazione

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L'Italia è in prima linea nell'azione antiterrorismo. La Libia è il centro nevralgico su cui lavorare e l'Isis si puo' battere, con un'azione condotta su più piani: culturale, politico, e assicurando una maggiore collaborazione delle intelligence dei vari Paesi.

Ma è dal ritorno di uno stato libico che dipende la fine del califfato nella regione e dunque la Conferenza di Roma che apre oggi è quanto mai opportuna. Così, in un'intervista a tutto campo sul Messaggero, il presidente della Repubblica Mattarella ribadisce il ruolo dell'Italia nella guerra contro l'Isis e sopratutto guarda alla Libia come al cuore della questione.

Una volta formato un governo libico di unità nazionale, spiega, la comunità internazionale avrà il dovere di aiutarlo e l'Italia sarà la prima ad essere disponibile.

Con lei, già si è detta pronta anche la Russia. Ieri, alla vigilia della sua partenza per Roma, dove parteciperà alla quattro giorni diplomatica organizzata dal governo italiano (Conferenza di Roma) il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov promette il sostegno di Mosca nella partita forse più difficile per il governo Renzi, che da mesi sta puntando a ritagliarsi un ruolo da protagonista nella stabilizzazione della Libia.

La Libi al centro del dibattito

Non a caso sarà proprio una riunione sulla crisi libica a chiudere la girandola di incontri e colloqui che da oggi a domenica porteranno nella capitale i "grandi" della politica estera mondiale: da Lavrov al segretario di Stato americano John Kerry. "Capisco quanto importante sia per l'Italia il problema della Libia, sia per motivi geografici che storici. Noi confermiamo la nostra comprensione e siamo pronti a prestare il nostro aiuto. E questo lo ha detto anche Putin a Renzi", ha assicurato Lavrov parlando con la stampa italiana a Mosca e precisando che "la conferenza sulla Libia a Roma è molto importante ma non ci aspettiamo che risolva tutti i problemi".

Gli obiettivi della Conferenza di Roma

Quello che il governo italiano si aspetta dalla discussione lo ha detto chiaramente il ministro Paolo Gentiloni in un'intervista al Financial Times. "L'obiettivo della conferenza è dare la spinta decisiva all'accordo per un governo di unità nazionale in Libia", ha spiegato il capo della diplomazia italiana al quotidiano britannico.

D'altronde l'Italia ha investito molto su quello che il giornale della City definisce "lo sforzo diplomatico sinora più aggressivo per mettere fine alla guerra civile in Libia", anche per ribadire per l'ennesima volta ai suoi partner internazionali che la scelta di non partecipare ai raid contro l'Isis in Siria e in Iraq non significa un minor impegno italiano nella lotta contro il terrorismo.

È "una leggenda metropolitana" per il ministro Gentiloni, che in questi giorni ha anche annunciato una conferenza della coalizione internazionale a Roma nella seconda metà di gennaio.

I dialoghi sul Mediterraneo

Nel frattempo, da oggi a sabato si sono aperti i "Dialoghi sul Mediterraneo". L'apertura è affidata al premier Matteo Renzi insieme con il re Abdallah di Giordania.  Circa 300 i rappresentanti provenienti da 40 Paesi prenderanno parte alla tre giorni romana tra i quali, oltre al ministro degli Esteri russo che incontrerà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il segretario generale della Lega Araba, Nabil El Araby e il premier tunisino Habib Essid; i ministri degli Esteri egiziano e del Qatar fino all'Alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini e il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond.

Venerdì Gentiloni e Lavrov avranno un incontro bilaterale e domenica il titolare della Farnesina riceverà il segretario di Stato americano Kerry e l'inviato speciale dell'Onu Martin Kobler.

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