Una grande zona di libero scambio per l’Africa

Firmato a Sharm el-Sheikh uno storico accordo per l’istituzione di una Zona di Libero Scambio Tripartita estesa a 26 Stati africani

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Il presidente egiziano Al Sisi a Sharm el Sheikh – Credits: KHALED DESOUKI/AFP/Getty Images

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Una zona di libero scambio estesa a 26 Stati africani, da Città del Capo in Sudafrica al Cairo in Egitto. È la Zona di Libero Scambio Tripartita (TFTA, Tripartite Free Trade Area ), per la cui realizzazione è stato compiuto un passo in avanti fondamentale il 10 giugno a Sharm el-Sheikh con il raggiungimento di un accordo preliminare. Presenti al momento della firma dell’intesa il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, il primo ministro dell’Etiopia Hailemariam Desalegn, il vice presidente della Tanzania Mohamed Bilal e il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim.

 L’obiettivo è dare vita alla più grande area commerciale condivisa del Continente africano, che andrebbe a unificare le tre aree di libero scambio già esistenti: la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC), la Comunità dell’Africa orientale (EAC) e il Mercato comune per l’Africa orientale e meridionale (COMESA).

 Un progetto ambizioso, di cui si parla dai tempi della decolonizzazione negli anni Sessanta del secolo scorso e che presto, con la firma di questo primo accordo, potrebbe diventare realtà agevolando gli scambi commerciali in una parte d’Africa immensa, popolata da oltre 600 milioni di persone e che nell’insieme produce oltre la metà del PIL del Continente.

 Secondo le prime stime, fornite da analisti finanziari africani citati da BBC, l’entrata in vigore della Zona di Libero Scambio Tripartita stimolerebbe l’avvio di nuove attività economiche per un giro d’affari pari a 3mila miliardi di dollari. Il graduale annullamento delle barriere doganali imposte dai diversi Paesi dell’area (per la cui cancellazione definitiva il trattato di Abuja del 1991 aveva posto come scadenza il 2025) permetterebbe poi al commercio interno africano di passare dall’attuale 12% sul totale al 30% (attualmente in Europa il commercio reciproco interno è al 70% mentre in Asia al 55%). Tutto ciò andrebbe ovviamente a favorire le partnership e gli investimenti tra i Paesi africani.

Gli ostacoli per la messa a regime della Zona di Libero Scambio Tripartita non mancano. Nonostante i massicci investimenti effettuati soprattutto dalla Cina, in generale le reti autostradali, le linee ferroviarie e i servizi offerti dalle compagnie aeree africane sono ancora insufficienti per venire incontro alle richieste di un’economia che, a differenza di Europa e Asia, dall’inizio degli anni Duemila si è mantenuta stabile al 5%.

 Dopo l’accordo di Sharm el-Sheikh, il piano verrà presentato ufficialmente questo fine settimana in occasione del vertice dell’Unione Africana in programma in Sudafrica. Prima di entrare in vigore, il progetto dovrà poi essere approvato dai parlamenti di ognuno dei 26 Stati aderenti, motivo per cui realisticamente la TFTA dovrebbe entrare in vigore non prima del 2017.

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