Un videogame di al Qaeda per reclutare il martire perfetto

Un ingegnere qaedista ha creato un videogioco in cui si vince distruggendo i jet francesi in Mali

La schermata del videogame americano Mercenaries 2 World in Flame, ambientato in Venezuela (Credits: Ansa)

Anna Mazzone

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Un gioco elettronico per allevare il perfetto martire jihadista. E' questa l'ultima trovata di al Qaeda in Mali. Secondo l'Ansa un membro maghrebino della multinazionale del terrore ha ideato un videogame in chiave anti francese.

L'intervento della Francia in Mali evidentemente non è andato giù ai qaedisti che, sconfitti anche se non annientati sul campo, sono passati alla tattica "virtuale". Il nuovo videogame comincia esortando il "fratello musulmano" a bloccare i francesi che invadono la parte settentrionale del Paese.

E poi è tutto un dai e vai di battaglie tra jet di diversa appartenenza. La metà con la bandiera francese stampata sulla carlinga, e l'altra metà con il marchio dell'Aqmi (al Qaeda nel Maghreb Islamico).

Come ogni videogioco che si rispetti anche quello qaedista ha diversi livelli, che il giocatore deve superare per fissare il suo record personale come pilota di jet jihadisti. Più si abbattono i Rafale francesi, più si ha la speranza di avvicinarsi alla fine del videogioco.

Dieci sono le vite a disposizione del "soldatino" qaedista. Una più dei gatti insomma. E quando vengono esaurite sul video appare una scritta che recita: ''Auguri, sei morto da martire''. Ma questa non è una novità per gli strateghi di al Qaeda.

Già nel 2006 (quando alla Casa Bianca c'era ancora Geroge W. Bush) la Reuters aveva lanciato l'allarme sulla propensione del terrorismo di matrice islamica a farsi propaganda attraverso l'innocuo mondo dei videogiochi. A forza di click e di battaglie virtuali, i vertici di al Qaeda speravano di esortare (e indottrinare) i ragazzi a prendere le armi contro il diavolo statunitense.

I videogame sul mercato venivano all'epoca modificati dagli ingegneri qaedisti, in maniera tale che fossero le truppe americane a dover essere sconfitte. Il ministero della Difesa Usa aveva esternato una grande preoccupazione, per il fatto che simili videogiochi fossero disponibili sul web e persino un bambino di 7 anni potesse avere accesso a giocare.

All'epoca la SAIC (Science Applications International Corp), una società di base a San Diego, riceveva ogni anno circa 7 milioni di dollari dal dipartimento della Difesa americano per monitorare più di 1.500 siti web che operavano in rete come "comunicatori" per al Qaeda.

Ma anche gli Usa sono stati criticati per mettere la "politica" nei videogame. Era il 2010 quando l'uscita del gioco Mercenaries 2 World in Flame, basato su un gruppo di mercenari in Venezuela che avevano come compito quello di uccidere il dittatore di Caracas, fece andare su tutte le furie Hugo Chavez, che accusò gli Stati Uniti di fare propaganda attraverso la consolle.

Adesso però tornano in auge i militanti qaedisti alla ricerca di giovani da reclutare per poi inviarli a colpire gli Usa, o qualsiasi altra parte del mondo che rappresenti un pericolo per i maestri del terrore. Oggi tocca alla Francia e ancora una volta la strategia del videogioco per allevare martiri non sembra essere passata di moda tra i cultori della Guerra santa via web.

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