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Un sicario inguaia il presidente delle Filippine

Un ex killer ha raccontato, davanti a una commissione parlamentare, gli omicidi commessi dagli squadroni agli ordini di Duterte quando era sindaco di Davao

Duterte

Il presidente filippino Rodrigo Roa Duterte - gennaio 2016 – Credits: olycom

La testimonianza di un ex killer rischia di precipitare come una tegola sul capo del presidente filippino Rodrigo Duterte. Di fronte a una commissione del Senato sui crimini commessi dalla forze di sicurezza tra il 1988 e il 2013, l'uomo ha raccontato che lui e altri membri di squadroni della morte composti da poliziotti ed ex ribelli comunisti uccisero nei modi più brutali un migliaio di persone. Tra questi un funzionario del ministero della Giustizia e almeno 1000 oppositori. Il testimone ha riferito sotto giuramento dettagli particolarmente raccapriccianti: vittime strangolate, squartate, bruciate e sepolte in campi abbandonati o, come in almeno un caso, date in pasto ancora vive ai coccodrilli.

Edgar Matobato, 57 anni, ha riferito su quella che viene definita la mattanza compiuta da Duterte nei primi due mesi e mezzo di incarico - 3.140 morti - e che il ministro della Giustizia, Vitaliano Aguirre, ha definito "un mucchio di bugie". Matobato ha raccontato che nel 1993 uno squadrone della morte incappò per caso nell'auto di un agente del National Bureau of Investigation, un'agenzia del
ministero della Giustizia paragonabile all'Fbi americana. Ne scaturì un conflitto a fuoco al termine del quale l'uomo, rimasto senza proiettili e ferito, fu ucciso proprio da Duterte, all'epoca sindaco di Davao. "Gli scaricò contro due caricatori di Uzi" ha detto.   

Duterte ha definito le accuse "i vaneggiamenti di un pazzo", ma la Commissione è rimasta molto impressionata dai racconti di Motabato. "Li uccidevamo come polli" ha detto riferendosi a piccoli criminali - a volte minorenni - ma anche stupratori, oppositori politici, un terrorista e il fidanzato di una delle sorelle del presidente. Nei mesi scorsi Duterte ha conquistato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo per aver mandato a quel Paese il presidente americano Barack Obama e aver insultato il Papa.  (AGI)

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