Chi vuole la testa di Federica Mogherini

Il gioco di Matteo Renzi in Europa si scontra contro i veti dei Paesi dell'Est: sarà davvero lei l'Alto rappresentante della diplomazia targata Ue? O il premier è disposto a sacrificarla?

Israele. Il ministro degli Esteri Federica Mogherini visita con l'omologo Avigdor Lieberman la città di Ashdod, colpita dai razzi di Hamas – Credits: AVID BUIMOVITCH/AFP/Getty Images

Anna Mazzone

-

Mancano poche ore e poi sapremo se Federica Mogherini dovrà lasciare la Farnesina per andare a Bruxelles, a ricoprire il ruolo di Alto rappresentante della diplomazia targata Ue. La nomina di Jean-Claude Juncker a presidente della Commissione con 422 voti a favore (ben oltre la aspettative) indica che esiste un accordo tra i Socialisti e i Popolari per la spartizione della torta delle poltrone europee. E questo accordo vedrebbe Mogherini in pole position per raccogliere il testimone da Lady Catherine Ashton.

Una nomina di peso, a cui il presidente del Consiglio Matteo Renzi tiene in modo particolare, soprattutto per gli effetti a cascata di cui potrebbe godere in casa. Una nomina che, però, potrebbe saltare al fotofinish, proprio mentre il capo della Farnesina si trova in Terra Santa per seguire l'escalation delle violenze tra Israele e Palestina. 

Ma andiamo per ordine. Sembrava tutto a posto per l'elezione di Federica Mogherini. Il presidente francese François Hollande (socialista e col consenso ridotto ai minimi termini), nel fine settimana ha rassicurato Renzi sul sostegno di Parigi alla candidatura italiana. E così hanno fatto gli altri socialisti del gruppo europeo, dominato dalla presenza dei renziani che sono gli unici vincitori delle elezioni in casa Pse. 

Ma, mentre Hollande chiamava Renzi per garantirgli il sostegno della Francia, a Bruxelles si teneva un vertice 5+1 sull'Iran, durante il quale è stato affrontato anche il tema scottante di Gaza. Federica Mogherini non era invitata (e questo è del tutto normale, visto che l'Italia non fa parte del gruppo 5+1, a differenza di Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania), Ma nessuno ha pensato di chiamare la "futura" Lady Pesc nemmeno in videoconferenza per aggiornarla su quanto deciso in merito a Gaza.

Tanto che il ministro degli Esteri è partita autonomamente in direzione Terra Santa con l'intento (sostengono i maligni) di "metterci una toppa". Un viaggio a dir poco inutile, dal momento che non appena Federica Mogherini è arrivata in Israele, l'Egitto ha presentato un piano per il cessate il fuoco che è stato accettato dallo Stato ebraico e non da Hamas. 

E anche a Bruxelles le cose improvvisamente si sono complicate, tanto che Sandro Gozi, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Europa, è dovuto intervenire per "ricordare" ai colleghi socialisti la natura del patto siglato con i Popolari: Juncker diventa presidente della Commissione e la poltrona Pesc va a un socialista, ergo a Federica Mogherini.

Tutto filerebbe liscio se non fosse per l'ammutinamento del blocco dei Paesi dell'est. I governi malpancisti di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia guidano le fila dei paesi della compagine post-sovietica, e ritengono che Federica Mogherini sia troppo vicina alla Russia per poter indirizzare la diplomazia europea. Galeotto il recente viaggio della ministra a Mosca e l'invito a Putin per un meeting a Milano a ottobre.

Va detto che Mogherini avrebbe in ogni caso l'appoggio della maggioranza dei Paesi, ma a questo punto è possibile che il patto siglato con i Popolari sia estremamente fluido e la situazione potrebbe prendere un'altra piega. 

Come ha scritto il Financial Times, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto un "accordo a pacchetto" per tutte le restanti dieci cariche in Europa e ha sottolineato la sua apertura alla nomina di Helle Thorning-Schmidt (primo ministro socialista della Danimarca) per rimpiazzare Herman Van Rompuy alla presidenza del Consiglio. Inizialmente, la stessa Merkel aveva detto ai suoi che quel posto, ben più ambito dell'Alta rappresentanza diplomatica, doveva andare al Ppe. 

La premier danese gode del sostegno della Gran Bretagna, ma preoccupa Parigi, che non gradirebbe un presidente che non è dell'eurozona. Eppure, la Thorning-Schmidt è ben voluta da tutti gli altri membri dell'Ue ed è sicuramente una candidatura di alto profilo.

A quel punto, la Pesc spetterebbe al Ppe e potrebbe andare a Krystalina Georgieva, bulgara e principale competitor di Federica Mogherini. Attuale Commissario per gli aiuti umanitari e le crisi ed economista della Banca Mondiale, Krystalina Georgieva è molto vicina ai Popolari, ma ha anche ottimi rapporti  con i socialisti, che l'hanno protetta dagli attacchi del suo stesso governo solo qualche mese fa.

L'Europa ha di fronte due strade: può continuare a scegliere solo pesi piuma senza decidere (come nel caso di Juncker, che era oggettivamente il candidato meno blasonato per la Commissione europea), e quindi optare per un capo della Diplomazia dell'Ue che fa questo mestiere solo da cinque mesi, oppure sparigliare le carte, mantenere l'accordo tra Popolari e Socialisti, ma giocare su nomi di maggiore competenza ed esperienza. 

La scacchiera, quindi, è piena zeppa di pedine e la nomina dell'italiana Mogherini non è così certa. Da qui il nervosismo di Sandro Gozi, che va ripetendo come un rosario che la "pedina" Mogherini fa parte di un accordo e per questo l'Italia andrà avanti e - se sarà necessario - l'Alto rappresentante "sarà designato a maggioranza".

Certo è che con questa nomina il governo si gioca la faccia, ma sul tavolo c'è anche altro. Come anticipato da Carlo Puca su Panorama.it, Matteo Renzi starebbe cercando in tutti i modi di liberarsi di Angelino Alfano e la poltrona lasciata libera alla Farnesina gli tornerebbe molto utile. Secondo fonti interne del Pd, il presidente del Consiglio vorrebbe mettere al ministero dell'Interno Marco Minniti, affiancandogli come sottosegretario il fedelissimo Luca Lotti, a cui andrebbe anche la delega ai servizi segreti.

Ma se Mogherini manca l'appuntamento con la poltrona Pesc, allora il rimpastino per mandare Alfano agli Esteri rimane solo sulla carta e nella testa di Renzi. Per questo la partita che il governo italiano sta giocando in Europa non ha solo un sapore bruxellese, ma ha anche (e soprattutto) un sapore tipicamente nostrano.

© Riproduzione Riservata

Commenti