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Ucraina, la strage nel mercato attaccato dai filorussi

Almeno 30 morti nel bombardamento a Mariupol. Il "New York Times": ancora in azione le truppe russe con le uniformi verdi senza segni di riconoscimento

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Redazione

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- È di almeno 30 morti e oltre 90 feriti il bilancio delle vittime del lancio di missili su un mercato di Mariupol, città dell'Ucraina orientale controllata dal governo di Kiev - avvenuto oggi, sabato 24 gennaio.

- La città di 500mila abitanti è affacciata sul Mare di Azov ed è collocata lungo la strategica arteria che collega le regioni orientali controllate dai ribelli alla penisola di Crimea, annessa dalla Russia a marzo.
Ad agosto l'esercito ucraino aveva faticato a respingere l'offensiva dei ribelli su Mariupol e le molte vittime avevano indotto il presidente, Petro Poroshenko, ad acconsentire alla tregua firmata il 5 settembre. Tregua poi 'riconfermata' solennemente il 9 dicembre, e come la prima, ignorata sul campo. I ribelli controllano già l'aeroporto di Mariupol.
Il capo dei separatisti di Dontesk, Alexander Zakharchenko, ha oggi pomeriggio dichiarato di aver avviato "un'offensiva totale contro la città".

- La guerra nell'Ucraina sud orientale si è dunque intensificata. I ribelli filorussi sono di nuovo all'offensiva su più fronti nelle regioni di Luhansk e Donetsk, che vogliono indipendenti da Kiev per poi arrivare probabilmente all'annessione da parte della Russia, come è avvenuto con la Crimea la scorsa primavera o a una marcata forma di autonomia che permetta a Mosca di esercitare pressioni e condizionamenti che renderebbero di fatto l'Ucraina un paese a sovranità limitata.

- La strage di civili sull'autobus a Donetsk giovedì, e l'attacco al mercato oggi a Mariupol sono gli episodi più evidenti di questa recrudescenza della violenza.

Secondo alcuni analisti, i ribelli - che hanno da poco conquistato l'aeroporto di Donetsk - avrebbero scatenato i nuovi attacchi per poter contrattare un nuovo cessate il fuoco da una posizione di vantaggio, controllando un territorio più vasto in vista della demarcazione dei "confini".
Il capo dei separatisti di Dontesk, Alexander Zakharchenko, ha oggi pomeriggio annunciato un offensiva totale contro Mariupol, roccaforte di Kiev nell'Ucraina orientale.

La Russia contro il governo filooccidentale di Kiev
La Russia - che con tutta evidenza sostiene e arma i separatisti - ha interesse a continuare a destabilizzare politicamente ed economicamente un'Ucraina in cui l'anno scorso è salito al potere un governo filo-occidentale che secondo alcuni osservatori punta all'ingresso nella Nato.

Anche questa nuova offensiva vede fra i protagonisti i soldati in uniformi verdi senza insegne, che guidano i tank dei ribelli e che tutti gli osservatori collegano alla Russia.

Come riporta il New York Times, con l'apparizione di quelli che esponenti della Nato definiscono "sofisticati sistemi d'armamento russi" i leader dei separatisti hanno in questi giorni abbandonato ogni residuo riferimento a una possibile tregua duratura nel conflitto, e uno di loro, citato dal quotidiano, sostiene che i soldati ribelli sono all'offensiva in molti settori, sfruttando anche le posizioni ottenute con la cattura dell'aeroporto di Donetsk di giovedì.


Diplomazia
In realtà la porta della diplomazia resta solo socchiusa.
Lo stesso Aleksandr Zakharcenko - considerato il più importante fra i guerriglieri filorussi - ieri ha sottolineato di essere pronto a parlare con il presidente ucraino Petro Poroshenko. Ma "solo con lui".
Un accordo di pace appare comunque al momento drammaticamente lontano: saltato il vertice in "formato Normandia" tra Putin, Hollande, Poroshenko e Merkel previsto il 15 gennaio ad Astana, mercoledì i ministri degli Esteri dei quattro Paesi si sono incontrati a Berlino e hanno lanciato un appello per il ritiro delle armi pesanti dalla linea di fuoco.

Putin vuole condizionare la politica Ucraina
Ma le ultime stragi rendono chiaro che l'"accordo" è rimasto lettera morta. Mosca da parte sua potrebbe avere interesse a far proseguire i combattimenti soprattutto per destabilizzare l'Ucraina, la cui economia - da tempo in recessione - è messa in ginocchio dal conflitto nel sud-est ed è sempre più dipendente dai miliardi degli alleati occidentali e del Fmi.
La Russia - pur in crisi economica - punta inoltre a un'Ucraina federale, nella quale l'autonomia del sud-est russofono e in buona parte avverso al governo di Kiev, agevolerebbe la politica di condizionamento della politica interna del vicino. E scongiurare il suo ingresso nella Nato.

Il New York Times cita anche Sergei A. Markov, un analista politico molto addentro alle questioni del Cremlino, che sostiene che nel clima di duro confronto con l'occidente Putin si sia ulteriormente attestato su posizioni radicali, anche davanti alle sanzioni economiche. Un clima che avrebbe anzi ulteriormente ridotto l'influenza delle voci dei restanti consiglieri economici liberali a Mosca, annullando praticamente il loro ruolo nel dibattito sul conflitto ucraino.

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