L'Ucraina firma la tregua con i ribelli, ma durerà?

Il cessate il fuoco avrà inizio alle 17. Per ora la guerra è scongiurata, ma restano ancora dubbi su quanto reggerà la pace

Militari ucraini diretti sulla linea del fronte con i ribelli pro-Russia nei pressi di Mariupol, 5 settembre 2014 – Credits: PHILIPPE DESMAZES/AFP

Anna Mazzone

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La notizia la dà per prima l'agenzia russa Interfax dal vertice di Minsk del gruppo di contatto per la risoluzione della crisi in Ucraina; poi arriva il tweet del presidente ucraino Poroshenko con la conferma ufficiale. I rappresentanti di Kiev e delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk hanno firmato un protocollo di 14 punti per il cessate il fuoco, che avrà inizio dalle 17 di oggi.

Quando solo due giorni fa il portavoce del presidente ucraino Petro Poroshenko aveva annunciato l'accordo con Vladimir Putin per un cessate il fuoco permanente nel Donbass, in pochi ci avevano creduto. E d'altronde, come fa la Russia a concordare una tregua se ufficialmente la posizione del Cremlino è che Mosca non è in guerra con l'Ucraina?. Lo scetticismo era fondato. Ed è stato confermato dal passo importante di oggi. La tregua è stata firmata da chi doveva farlo, governo ucraino e ribelli dell'Est.

Nel mentre la Nato festeggia in Galles il suo 65esimo compleanno e annuncia delle esercitazioni militari nei Paesi Baltici, ma mostra un'estrema cautela quando si parla di un intervento militare nei confronti della Russia. La stessa cautela che ha l'Europa (non gli Usa) quando si parla di nuove sanzioni contro Mosca. Adesso, con la firma di una tregua le acque si calmeranno per un po' di tempo, ma in molti già si chiedono quanto durerà.

Perché la tregua nel Donbass è stata così difficile da raggiungere e non disinnesca la crisi? A sentire le milizie separatiste, il cessate il fuoco è stato annunciato già sei o sette volte da Kiev, e dopo poco sono ripresi i bombardamenti delle città "conquistate" dai ribelli o sull'orlo di cadere nelle loro mani. anche questa volta la storia potrebbe ripetersi.

Insomma, i separatisti di quello che dice Kiev non si fidano nemmeno un po' e non hanno alcuna intenzione di deporre le armi per poi vedersi nuovamente attaccati. Rischierebbero di perdere le posizioni già guadagnate. Per ora hanno firmato, ma si riservano di vedere la prossima mossa di Poroshenko.

Sull'altro fronte, a Kiev va in scena il braccio di ferro tra falchi e colombe. L'ambiente politico ucraino è diviso in un partito della pace, che fa capo a Poroshenko, e in uno della guerra, che trova sponda nel premier Yatsenyuk e nel ministro degli Interni, Arsen Avakov. Con questo cesate il fuoco il presidente ha dimostrato di essere più forte dei falchi. E' un buon inizio.

Ma come viene vista la situazione da Mosca? Alla fine di agosto zar Putin si è espresso circa la necessità di porre fine ai combattimenti nel sud-est dell'Ucraina per permettere la riabilitazione delle infrastrutture nella regione. Il generale Inverno si avvicina e al momento le popolazioni locali non sono attrezzate al grande freddo che sta per arrivare.

Il presidente russo è anche in favore di uno Stato autonomo e confederato nella parte orientale dell'Ucraina, ma Kiev non è d'accordo, perché teme che lo "stato autonomo" diventi presto (se non subito) una appendice della Federazione russa, sottraendo all'Ucraina sovranità territoriale. In tutto questo, Usa ed Europa giocano la loro partita al fianco di Kiev, ma con obiettivi diversi. 

E' evidente che soldati russi (tra 3.000 e 4.000) sono già presenti in Ucraina e combattono al fianco dei ribelli, ma - checché ne dica Mogherini - anche la Nato potrebbe scendere in campo molto rapidamente, con circa 4.000 soldati che sono in grado di prendere posizione in massimo 48 ore dall'ordine del comando generale a Bruxelles di proteggere qualsiasi membro dell'Alleanza che sia oggetto di un'aggressione esterna. L'Ucraina non fa parte della Nato, ma i paesi Baltici e la Polonia sì, e sono loro che premono per avere i soldati ai confini, temendo un'invasione russa. 

Ma, questa logica da Guerra Fredda, in realtà non trova conferme nell'attualità. A Vladimir Putin quanto "conviene" scatenare una guerra nel cuore dell'Europa?. E all'Europa quanto "conviene" andare alla guerra con la Russia?. E, soprattutto, con quello che sta succedendo in Medio Oriente, tra il califfatto in Iraq, la Siria e Israele e Gaza, a Barack Obama "conviene" davvero impelagarsi in una guerra "europea", invece di impiegare forze e risorse in Libia o in Afghanistan?.

L'accordo tra separatisti e Poroshenko, invece, conviene a tutti. Soprattutto adesso che l'esercito ucraino subisce i colpi delle milizie ribelli e perde terreno. Ma c'è bisogno di un messaggio forte, sia da parte di Kiev che da parte di Mosca. Finché entrambi i fronti continueranno solo a mostrare i muscoli, il raggiungimento di una pace stabile è impensabile.

L'Europa, intanto, arroccata nel castello della sua ignavia pensa a nuove sanzioni, ma bisogna tenere presente che l'inverno non arriva solo per gli ucraini, ma anche per i tedeschi, i francesi, i polacchi, i bulgari e gli impauriti paesi Baltici. che sono ancora in preda alla sindrome della Guerra Fredda e alla paura di un'invasione sovietica. Una paura legittima, per carità, ma anche altrettanto anacronistica. 

17.47: L'agenzia Ansa, riportando fonti ucraine, ha lanciato la notizia di tre esplosioni nella zona di Donetsk

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