Mosca-Kiev, prove tecniche di disgelo?

Putin e Poroshenko si incontrano a Minsk per cercare un accordo che metta fine alla guerra e ai morti nel Donbass, ma la tensione resta alta. L'Ucraina cattura 10 parà russi 

Vladimir Putin con il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, e Petro Poroshenko a Minsk, 26 agosto 2014 – Credits: KIRILL KUDRYAVTSEV /AFP/Getty Images

Anna Mazzone

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La crisi tra Ucraina e Russia si avvia verso una soluzione? Sì, no, forse. Sono ore decisive per superare lo stallo nei rapporti tra Mosca e Kiev, mentre Vladimir Putin e Petro Poroshenko, si stanno incontrando a Minsk, in Bielorussia. Il presidente ucraino ieri ha sciolto la Rada, il Parlamento di Kiev, e annunciato prossime elezioni per il 26 ottobre. L'intento di Poroshenko è quello di avere un Parlamento forte e pienamente legittimato, che lo possa sostenere nella sua volontà di aderire all'Unione europea.

Ma, mentre i due presidenti si parlano a Minsk, le agenzie ucraine battono la notizia di aver catturato un gruppo di soldati russi nell'est del Paese, che sostengono di avere attraversato i confini "per sbaglio". Sono dieci paracadutisti che, sottoposti a interrogatorio dalle forze ucraine, avrebbero dichiarato di "essere carne da cannone" e sottolineato che "questa non è la nostra guerra".

L'impressione è che Mosca voglia continuare a mantenere alta la tensione lungo la frontiera, dando a Kiev il messaggio che basta un ordine del Cremlino e l'invasione può aver inizio. Ma, in realtà, quell'invasione a Putin non conviene, perché esacerberebbe la situazione fino a un livello di guerra conclamata, costringendo anche gli altri attori in campo (come la Nato) a entrare nel gioco in modo diretto.

Dall'inizio del conflitto nella regione del Donbass, nell'ucraina orientale, ad oggi si contano più di 2.000 morti. I separatisti continuano a combattere contro le truppe governative in una vera e propria guerra civile che va da Donetsk a Luhansk. La Russia finora ha tenuto una posizione diplomaticamente ambigua, sostenendo de facto i ribelli dell'est, ma negando qualsiasi intervento alla luce del sole. Tra Mosca e Kiev volano accuse incrociate e la drammatica vicenda dell'abbattimento dell'aero della Malaysian Airlines con le sue 298 vittime ha reso i rapporti ancora più gelidi.

Eppure, alla vigilia dell'incontro di Minsk dal ministero degli Esteri russo è stato aperto uno spiraglio al dialogo. Il capo della Diplomazia del Cremlino, Sergey Lavrov, ha dichiarato che Mosca tenterà nuovamente l'invio di aiuti umanitari per la popolazione del Donbass. E' certo che sia Mosca che Kiev puntano a una de-escalation della crisi. L'economia russa è stata colpita dalle sanzioni dell'Europa e degli Stati Uniti, tanto che Mosca si è vista costretta a limare al ribasso le sue previsioni di crescita per il 2015, passando dal 2 all'1%.

Le sanzioni occidentali hanno colpito nel segno. Secondo i dati diffusi dal ministero dell'Economia moscovita le contro-sanzioni introdotte da Mosca per vietare le importazioni di numerosi prodotti agro-alimentari provenienti da Ue, Usa, Canda e Australia, faranno aumentare l'inflazione in Russia dell'1%. In più, Mosca ha già sborsato 5 miliardi di euro per rinforzare il capitale di due banche pubbliche colpite dalle sanzioni occidentali che - in ogni caso - non verranno ulteriormente appesantite, almeno a sentire quello che dice la Cancelliera tedesca Angela Merkel.

L'incontro di Minsk è sicuramente importante, ma in molti non scommetterebbero su un esito positivo per la soluzione della crisi. La distanza tra le posizioni dei due Paesi è enorme. La Russia vuole un cessate il fuoco senza condizioni nei territori dell'est. Ma l'Ucraina non ci sta, perché teme che una tregua armata aiuti i ribelli a "fare gruppo" per rilanciare nuovi attacchi.

Mosca, poi, chiede con forza  Kiev di aprire un tavolo di dialogo con i separatisti, ma Poroshenko ha più volte detto di non considerare i ribelli come un gruppo a sé stante, ma piuttosto come un'emanazione del Cremlino sul territorio ucraino, e che quindi è la Russia che deve dialogare con i ribelli per convincerli a deporre le armi.

In che modo posizioni così lontane potranno avvicinarsi e trovare un punto in comune è difficile sapere. Certo è che se si vuole stabilizzare la situazione e far cessare i morti entrambi i Paesi dovranno scendere a compromessi e rinunciare a qualcosa. Finora il braccio di ferro non ha portato alla vittoria di nessuno dei due, e le vittime sul campo continuano ad aumentare.

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