Ucraina, le morti sospette nel partito dell’ex presidente

L’ex deputato Oleg Kalashnikov è l’ultimo di una serie di politici deceduti nel Partito delle Regioni di Yanukovich. La pista dell'omicidio

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Vladimir Putin e il presidente ucraino Viktor Yanukovych – Credits: SERGEI SUPINSKY/AFP/Getty Images

Luciano Tirinnanzi

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“Ve lo dirò chiaramente: non ci sono truppe russe in Ucraina” ha detto il presidente russo Vladimir Putin durante la “linea diretta” con il popolo russo, il consueto appuntamento televisivo durante il quale il capo del Cremlino dialoga con il pubblico ogni anno a primavera, e che ricorda un po’ le chiacchierate attorno al caminetto di Roosevelt.

Più di tre milioni di domande, che spaziavano dall’economia alla guerra civile nell’Est dell’Ucraina, sono giunte alla redazione. E Putin non ha mancato l’occasione di lanciare accuse più o meno velate all’Occidente, reo di prestare il fianco alla disinformazione e di non volere un’abolizione delle sanzioni a breve.

 

Il presidente si è rivolto indirettamente agli Stati Uniti d’America e, mentre ha definito “impossibile una guerra tra Russia e Ucraina”, al contempo ha affermato serafico “mi pare che le sanzioni occidentali non siano più legate direttamente agli eventi ucraini, dato che ora occorre realizzare gli accordi di Minsk, cosa che noi stiamo facendo, mentre Kiev non si affretta a farlo”.

Putin, insomma, ha lasciato che a fare la voce grossa contro la Casa Bianca fossero Sergei Shoigu e Sergei Lavrov, i ministri di Difesa ed Esteri, mentre non ha risparmiato un’ennesima frecciata al governo di Kiev, quando è giunta in diretta la notizia dell’omicidio di Oleg Kalashnikov. “Uno dei tanti crimini della Nuova Ucraina” lo ha bollato il presidente, che non ammette più critiche sul suo Paese e sulla gestione della guerra civile. A cosa si riferisse Putin è palese. Non solo le misteriose morti di politici e attivisti in Russia, anche in Ucraina in questi tempi incerti di crisi e di guerra civile si muore per le opinioni, è sembrato voler sottintendere il presidente.

 

La morte di Kalasnhikov

Questo perché ieri, 15 aprile, a Kiev è stato trovato morto il 52enne Oleg Kalashnikov, un ex deputato vicino al deposto presidente ucraino Yanukovich. L'uomo è deceduto a causa di colpi di arma da fuoco, ma non è chiaro se si tratti di omicidio o suicidio.

Kalashnikov, che non è parente dell’inventore russo del celebre fucile AK-47, era invece un esponente del Partito delle Regioni dell’ex presidente Viktor Yanukovich, defenestrato nel febbraio 2014 dopo l'ondata di proteste di Euromaidan, sfociata poi in guerra aperta. Radio Free Europe Liberty riferisce che Kalashnikov potrebbe essere stato legato al movimento anti-Maidan attraverso sostegno e finanziamenti, e che per tali ragioni era già stato minacciato. “Ricevo continue minacce di morte per il mio appello aperto a festeggiare il 70esimo anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Queste minacce e questi sporchi insulti sono diventati una norma nell’Ucraina di oggi, occupata dai nazisti” aveva confidato a un amico, secondo fonti giornalistiche.

L’omicidio “da accertare” di Kalashnikov segue vari precedenti di uomini vicini all’ex presidente poi fuggito in Russia - e al posto del quale oggi governa Petro Poroshenko - che hanno trovato la morte quest’anno in circostanze non del tutto chiarite. Tutti appartenenti al Partito delle Regioni, fondato dallo stesso Yanukovich nell'ottobre del 1997.  Questa serie di morti a catena senza prove chiare o spiegazioni sufficientemente valide, sembra voler suggerire che in Ucraina gli omicidi politici sono solo uno degli strumenti usati nel più grande braccio di ferro all’ombra del quale si staglia una feroce guerra civile intestina, che continua a mietere vittime anche quando le armi tacciono (fino a un certo punto).

 

Le morti da chiarire tra i politici del Partito delle Regioni

Mykola Serhiyenko, ex vice capo delle Ferrovie Statali nominato da Yanukovich, è stato trovato morto in un apparente suicidio il 26 gennaio 2015 nel suo appartamento di Kiev. Oleksiy Kolesnyk, l'ex capo del governo regionale di Kharkiv, è morto impiccato il 29 gennaio, nell’anniversario della morte di Yevhen Kushnaryov, ex Governatore di Kharkiv e membro del Partito delle Regioni suo amico, ferito a morte nel 2007 durante una battuta di caccia.

Anche l’ex sindaco della città di Melitopol, Serhiy Walter, è stato trovato impiccato il 25 febbraio. Membro anch’egli del Partito delle Regioni, era stato licenziato dal suo incarico istituzionale nel 2013 e messo sotto processo per abuso di potere e legami con la criminalità organizzata. Un giorno dopo la morte di Walter, è stato trovato in un garage il corpo senza vita del vice capo della polizia di Melitopol, Oleksandr Bordyuh. Il 28 febbraio, Mykhaylo Chechetov, l’ex vice presidente del Partito delle Regioni, è morto dopo un volo dalla finestra del suo appartamento al 17esimo piano.

Il 9 marzo, il deputato del Partito delle Regioni Stanislav Melnyk è stato ucciso da un colpo di pistola e ritrovato senza vita nel bagno di casa. Oleksandr Peklushenko è stato invece trovato esanime il 12 marzo seguente, ferito a morte da un colpo di pistola alla gola.  Ieri, 15 aprile 2015 è toccato a Oleg Kalashnikov, ucciso con un’arma da fuoco sul pianerottolo della sua abitazione a Kiev, mentre stava rincasando. Gli inquirenti stanno indagando, ma la pista principale indica che Kalashnikov sia stato ucciso per motivi politici.

A questa lista si devono aggiungere anche due figure, vicine alle correnti politiche che avversano il governo ucraino: Oles Buzina, giornalista e scrittore, conduttore di talk show televisivi dalle posizioni apertamente filorusse, e Sergej Sukhobok, titolare di un sito internet e di un piccolo giornale che sostiene i ribelli del Donbass. Entrambi sono stati freddati per strada mentre rincasavano, a poche ore di distanza dalla morte di Kalashnikov.

 

 

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