Putin ed  Erdogan
Esteri

Turchia-Russia: ecco perché non ci sarà guerra

I forti rapporti commerciali tra Mosca e Ankara impediranno l'escalation dopo l'abbattimento del jet russo da parte dei turchi

"Siamo stati pugnalati alle spalle dai complici dei terroristi". Il presidente russo Vladimir Putin usa la mano pesante dopo l'abbattimento del jet russo da parte dei turchi, che accusano Mosca di aver sconfinato nello spazio aereo del Paese della Mezzaluna. Putin promette "conseguenze tragiche" ed Erdogan chiede agli alleati della Nato di sostenerlo di fronte all'Orso russo. Gli alleati gettano acqua sul fuoco, anche se il presidente Barack Obama non esita a schierarsi al fianco di Erdogan. La sensazione è che da un momento all'altro possa esplodere una nuova guerra nella crisi siriana, che è di per sé un conflitto su più livelli, incluso quello del terrorismo. Ma è veramente così?

 

Il quotidiano russo Kommersant parla di "Due storie in un unico cielo", riferendosi alle posizioni opposte di Russia e Turchia riguardo al jet abbattutto. La rabbia di Vladimir Putin è evidente, così come è però palese che non ci saranno ritorsioni militari contro la Turchia, e non solo perché questo rischierebbe di creare un conflitto tra Paesi che al momento si dicono "uniti" nella lotta al terrorismo dell'Isis, ma anche (e soprattutto), perché i rapporti commerciali tra Turchia e Russia sono talmente forti da non poter rischiare di romperli.

Secondo i dati della Federazione russa, gli scambi commerciali tra Russia e Turchia nel 2014 ammontano a circa 31 miliardi di dollari (il 4,9% in meno del 2013). Le esportazioni russe verso Ankara totalizzano 25,5 miliardi di dollari. Nei primi sei mesi del 2015 il volume degli scambi è calato, ma resta comunque importante. Tra gennaio e luglio Turchia e Russia hanno "scambiato" 14.4 miliardi di dollari in beni e servizi.

Quello che è certo è che a fine 2014 la Turchia si attestava al sesto posto tra i partners commerciali della Russia e quindi per l'export della Federazione. Gli scambi commerciali sono dominati dal petrolio, dal gas e da prototti affini (64.1%). La Turchia rappresenta per Mosca il secondo mercato del gas dopo la Germania, e riceve il 60% del suo gas dalla Federazione. E' molto forte l'import-export di metalli e altri materiali chimici, oltre al settore del cibo e dell'agricoltura che, dopo le sanzioni imposte alla Russia dall'Europa, ha vissuto un'impennata. 

Insomma, i rapporti commerciali tra Turchia e Russia non si limitano solo a Blue Stream o alla nuova centrale nucleare in costruzione nel sud est del Paese di Erdogan, ma spaziano in diversi settori. Basti pensare che il volume degli investimenti diretti dalla Russia verso la Turchia nel 2014 si è attestato attorno ai 5.3 miliardi di dollari, senza contare la massa di turisti russi che si sono riversati in Turchia negli ultimi cinque anni, da quando è stata messa da parte la politica dei visti.

A questo si aggiunga che dopo l'abbattimento del jet russo la lira turca si è notevolmente indebolita, cosa che non fa bene all'economia del Paese di Erdogan, che già versa in un brutto momento. Insomma, nonostante la rabbia di Putin e la dimostrazione di forza della Turchia, difficilmente i due Paesi rinunceranno a tutti questi miliardi di dollari. Le ritorsioni da parte russa sicuramente ci saranno, ma opereranno per altre vie, diverse dalle bombe e con buona pace dell'economia dei due Paesi. 


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