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Turchia: chi è Meral Aksener, la lady di ferro rivale di Erdogan

Ex ministro degli Interni degli anni Novanta, sfida il "sultano" da destra, puntando anche al consenso di laici e moderati

Meral Aksener

Simona Santoni

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Signora di ferro, Meral Aksener è soprannominata "lupa" dai suoi ammiratori. È lei l'avversaria più credibile del "sultano" Recep Tayyip Erdogan, presidente in carica che ha chiamato la Turchia alle elezioni presidenziali e legislative anticipate, in programma il 24 giugno, un anno e mezzo prima del previsto. 

Chi è Meral Aksener

61 anni, leader del partito dell'opposizione turca Iyi (Partito buono), Meral Aksener sfida Erdogan, l'uomo che ha dominato la scena politica nazionale degli ultimi 16 anni. Chi vincerà al voto di giugno prenderà in carico una presidenza dai poteri radicali, rafforzati dal referendum costituzionale del 2017. "È una delle elezioni più importanti della storia del nostro Paese", sostiene la Aksener.

Come Erdogan anche lei è nazionalista e conservatrice di destra, ma in modo diverso: pur essendo devota musulmana, ha lasciato l'estremismo dei Lupi grigi turchi, guardando a un'aspirazione laica, contro l'islamismo di Erdogan.

Nata a Izmit, 100 km a est di Istanbul, discende da immigrati musulmani di Salonicco, arrivati in Turchia negli anni Venti dopo i traumatici scambi di popolazione post guerra di indipendenza turca, quando i cristiani dell'Anatolia sono stati trasferiti in Grecia e i cittadini greci di fede islamica in Turchia.

È entrata in politica nel 1994 con il Dyp, il Partito della Retta Via, conservatore moderato, oggi Partito democratico. È stata ministro degli Interni nel 1996-1997. 

Ha fatto parte dell'Mhp (Partito del Movimento Nazionalista) di Devlet Bahçeli, che ha lasciato in netto contrasto con il suo leader Devlet Bahçeli, a cui rimprovera di aver dimenticato la natura laica del partito e di essere la stampella di Erdogan in parlamento (grazie all'aiuto di Bahçeli, il "sultano" è stato in grado di vincere al referendum).

Le aspirazioni di Aksener

Oltre all'uomo da battere, il capo di stato Erdogan, Aksener deve vedersela con altri tre candidati alla presidenza: il leader dell'opposizione socialdemocratica Muharrem Ince, quello curdo Selahattin Demirtas, il leader islamista del Partito della felicità Temel Karamollaoglu.

Aksener avrebbe potuto essere candidata dal gruppo parlamentare creato con i quindici deputati "prestati" dal Chp (Partito Popolare Repubblicano) al suo movimento per garantirgli la partecipazione al contestuale voto parlamentare, ma come prova di forza ha voluto portare avanti la campagna per la "nomination popolare", raccogliendo le 100mila firme richieste a quelli senza sostegno nella Grande assemblea nazionale di Ankara.

Aksener sfida Erdogan da destra e punta anche al consenso di laici e moderati. Spera di attirare sia gli scontenti dell'Akp (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) del presidente in carica, elettori conservatori insoddisfatti per come è retto il Paese e per le accuse di corruzione in seno al partito, sia i membri dell'opposizione stanchi dei continui fallimenti del loro blocco politico dal 2002 a oggi. 

In caso di vittoria, Aksener si è impegnata a ripristinare il sistema presidenziale, lo stato di diritto e le libertà venute meno dopo il golpe del 2016, le relazioni con l'Unione Europea. 

Per Erdogan si prospetta una facile vittoria al primo turno, ma al secondo turno potrebbe trovare battaglia se di fronte si trovasse lei, la signora di ferro. 


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