Redazione

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Un altro bambino, dell'età di 12-13 anni, è stato utilizzato per compiere un attentato suicida a Kirkuk, nel Kurdistan iracheno.

Le forze di sicurezza curde sono riuscite a fermarlo prima che l'esplosivo venisse fatto deflagrare, ha riferito Rudaw, il sito di informazione legato ai curdi, che ha pubblicato il filmato dell'arresto del bambino: lo si vede impaurito mentre gli agenti prima gli tolgono l'esplosivo che ha attorno alla vita e poi con più decisione lo portano via. Poco prima un attentato aveva ferito tre persone di fronte a una moschea nel quartiere di Wasit.

Intanto, è salito a oltre 50 il numero dei morti nell'attentato suicida di sabato a Gaziantep, in Turchia al confine con la Siria.
Il kamikaze, secondo le autorità turche, sarebbe - anche in questo caso - un ragazzino di 12 anni.

L'esplosione è avvenuta durante la festa per un matrimonio di Curdi. Fra i morti, secondo i media curdi e il quotidiano turco di opposizione laica Cumhuriyet, ci sarebbero 29 fra bambii e adolescenti.
Le vittime identificate finora sono 44.

Anche se il governo di Ankara accusa l'Isis, l'attentato finora non è stato rivendicato. Questa non è una novità: infatti tutti i recenti attentati in Turchia non sono mai stati rivendicati da nessuno. Tutti gli altri attentati dell'Isis vengono invece sempre rivendicati.

Un bambino kamikaze
È stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a dire che l'attentatore aveva tra i 12 e i 14 anni.

Ancora non è chiaro quale sia la matrice della cintura esplosiva ritrovata sul luogo della strage. Probabilmente è dello Stato islamico, ha detto Erdogan.
Il presidente turco ha anche detto che in fondo, non ha molta importanza. Perché, ha aggiunto (con una palese incongruenza, certo non nuova a un leader che ogni giorno riscrive a proprio piacimento storia e cronaca, visto che le vittime di questo attentato sono curde e i curdi sono feroci combattenti contro lo Stato islamico, la vera fanteria della coalizione anti Daesh), "non c'è differenza tra il (partito indipendentista curdo) Pkk, l'organizzazione terroristica di Gulen (l'imam accusato di aver orchestrato il golpe del 15 luglio) e l'Isis".

Gaziantep è una città di un milione e mezzo di abitanti ad una sessantina di km dal confine con la Siria.

L'Isis è comunque l'indiziato numero uno. Anche perché avrebbe più di un 'movente'. A cominciare dal fatto che le milizie curde portano avanti contro i miliziani del 'califfo' una guerra senza quartiere e, ancora di recente, hanno avuto un ruolo determinante nella riconquista della strategica città siriana di Mambij.

E non a caso l'Isis ha messo a segno molti attentati contro i curdi in Turchia. Il più sanguinoso dei quali risale allo scorso ottobre, quando attentatori suicidi hanno causato la morte di 100 persone ad una manifestazione filo-curda ad Ankara.

La dinamica dell'attentato
Il ragazzino kamikaze di sabato è entrato in azione verso le 11 di sera. La festa di nozze, che secondo una tradizione piuttosto comune nel Sud della Turchia veniva celebrata in strada, era quasi finita, molti invitati stavano già andando via.

Molte persone stavano ancora danzando quando c'è stata la devastante esplosione, che ha scatenato l'inferno.
I soccorritori giunti poco dopo sul posto con decine di ambulanze hanno descritto scene apocalittiche. In terra e sui muri, per un raggio di decine di metri, sono stati proiettati detriti, sangue e parti di corpi umani. L'asfalto era disseminato di cadaveri, tra cui quelli di numerose donne e bambini. E gente che urlava, in preda al dolore, alla disperazione, al terrore. Oggi centinaia di persone si sono radunate per i funerali delle vittime, le cui bare erano avvolte in teli verdi, il colore dell'Islam. Ma non tutti i morti verranno sepolti entro le prossime ore, come prescrive la religione islamica. Decine di persone fatte a pezzi dall'esplosione non sono state ancora identificate.

Per dare un nome a molti resti sarà necessario procedere con l'esame del Dna. I due sposi, Besna e Nurettin Akdogan, sono tra i sopravvissuti. Sono feriti, ma non in pericolo di vita. Lui è un esponente dell'Hdp, il partito filo-curdo. Proprio di recente, si erano trasferiti dalla città di Siirt, per sfuggire ai combattimenti e violenze tra ribelli curdi e forze di sicurezza. Nell'arco di poche ore, sono arrivati ad Ankara da tutto il mondo messaggi di solidarietà.

A cominciare da Papa Francesco. "Mi è giunta la triste notizia dell'attentato sanguinario che ha colpito la cara Turchia", ha detto all'Angelus, chiedendo "preghiere per le vittime".
Il presidente Sergio Mattarella ha affermato che "questo ennesimo crudele gesto non ci fara' deflettere dal combattere la piaga del terrorismo con determinazione".

In un messaggio ad Erdogan, il presidente russo Vladimir Putin ha riaffermato la disponibilità di Mosca a rafforzare la cooperazione con Ankara contro il terrorismo. Anche la cancelliera Angela Merkel ha affermato che "la Germania è al fianco della Turchia nella lotta contro il terrorismo". Così come la Casa Bianca, che nel suo messaggio di condanna ha affermato che gli Usa "sono accanto" alla Turchia mentre difende la sua democrazia "di fronte a tutte le forme di terrorismo". (ANSA).

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