Tunisia in fiamme: la cecità dell'Occidente secondo Stefania Craxi

La figlia del leader socialista e la Tunisia: "Abbiamo lasciato soli i giovani della primavera araba"

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Paola Sacchi

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È impegnata a capofitto nella campagna elettorale che vede i suoi Riformisti italiani presenti con una lista in quattro regioni ma la mente ora non può che essere rivolta laggiù oltre il mare, in Tunisia, la terra che ha accolto suo padre Bettino Craxi, sepolto nel piccolo cimitero cristiano di Hammamet.

On. Stefania Craxi, la sua Tunisia è di nuovo in fiamme, la bella Avenue Bourguiba a Tunisi è devastata dagli scontri dopo l’uccisione  del leader dell’opposizione laica Chokri Belaid. Cosa pensa di questo brutto finale della primavera araba?

Lo trovo un segnale  molto preoccupante, è la prima volta che in quel paese spunta una pistola e spunta per un omicidio politico. La transizione si è rivelata più difficile del previsto e c’è pericolo di una deriva autoritaria. Sono preoccupanti le dimissioni dal parlamento costituente dei deputati dell’opposizione. Il rischio è che Ennahda tenti di non indire le elezioni anche perché è in difficoltà nel paese dove la crisi economica continua a mordere.

La primavera araba non è stata salutata forse con eccessivo e prematuro  entusiasmo due anni fa?

C’è una responsabilità dell’occidente che per anni ha scambiato la stabilità con la democrazia facendo finta di non vedere che quelle erano dittature. Mentre invece, pur sostenendo quei regimi, l’occidente avrebbe dovuto convincerli ad avanzare verso una transizione democratica, convincerli e obbligarli a fare le riforme in senso democratico. Questo non è stato fatto lasciando che la corda venisse tirata finché non si è rotta. La democrazia è un processo  complicato e purtroppo le rivoluzioni sono avvenute nel momento in cui l’esaperazione era tale che ha consentito infiltrazioni di elementi radicali in un contesto di globale crisi economica che ha esacerbato gli animi. Di nuovo esiste il tema della responsabilità dell’occidente che deve impiegare risorse per sostenere le transizioni democratiche.

“Aridateci” Ben Ali?

Non si possono rimpiangere le dittature, certamente andava sostenuto prima un processo di democratizzazione e libertà. L’occidente ha fatto come le scimmiette: non sento, non vedo, non parlo. Ben Ali andava incoraggiato a incominciare lui un processo democratico. I giovani che chiedevano più libertà, più diritti e democrazia, quei giovani che hanno fatto tanto battere i nostri cuori, rischiano di finire sconfitti.

Lei è stata sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi, cosa ha fatto il governo allora per aiutare la Tunisia a democratizzarsi?

Abbiamo fatto moltissimo per aiutare quel paese nel momento difficile di due anni fa attraverso la cooperazione internazionale e l’impiego di risorse. Mi auguro che anche il governo Monti abbia fatto altrettanto.

Le fiamme che incendiano Tunisi cambieranno anche la vita di voi Craxi? Sua madre Anna continuerà a vivere lì, dove ha voluto essere sepolto suo padre?

Sì, mia mamma continua a vivere lì.  Il popolo tunisino ha accolto  la mia famiglia in momenti difficili. I nostri sentimenti per quel popolo non cambiano così come sono convinta che non cambiano quelli del popolo tunisino per la mia famiglia. Anche se un filo di preoccupazione per la scelta di mia mamma di vivere a Hammamet resta….

Lei intanto è nel pieno della campagna elettorale con la lista dei suoi Riformisti italiani che si presenta in quattro regioni (Puglia, Calabria, Veneto, Lombardia), ma la sua è una corsa solitaria, che  di fatto già la vede fuori dal Parlamento. Perché lo fa?

La mia è una battaglia politica per proporre una soluzione che faccia uscire il paese dal fallimento di questa Seconda Repubblica. Mi batto per la Costituente e tenere aperta  la prospettiva per la ricostruzione di un soggetto politico riformista. E poi come diceva Sandro Pertini nella vita a volte ci si deve battere con coraggio e anche senza speranza.

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