Tunisia: gli islamisti sono la prima forza politica

La strategia del partito di Ghannouchi però non cambia: un’immagine più civile e moderata mantenendo l’alleanza con il presidente Essebsi

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Rached Ghannouch, il leader del partito islamista al governo – Credits: FAROUK BATICHE/AFP/Getty Images

Marta Pranzetti

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Per Lookout news

La disgregazione del partito tunisino Nidaa Tounes è ufficiale. Anche il presidente Beji Caid Essebsi, nel suo discorso alla nazione del 14 gennaio scorso in occasione dell’anniversario della “Rivoluzione dei Gelsomini”, non ha potuto evitare di confermare la grave portata della crisi sorta in seno al partito. Il vuoto di potere lasciato da Essebsi dopo le sue dimissioni per assumere il ruolo di capo dello Stato, ha dato il via alla corsa alla sua successione alimentando i dissapori tra i clan di Mohsen Marzouk, ex segretario generale del partito, e di Hafedh Caid Essebsi, vice-presidente del partito. Il resto l’ha fatto l’alleanza con il partito islamista Ennahda guidato da Rached Ghannouchi (nella foto in apertura), che secondo Marzouk è motivata solo da calcoli politici e snatura l’essenza stessa del partito modernista e secolare fondato da Essebsi.

 Dopo il congresso di Nidaa Tounes, convocato il 9 e 10 gennaio per tentare di salvare l’unità del partito, Mohsen Marzouk ha confermato le sue dimissioni e annunciato l’intenzione di creare un nuovo soggetto politico. La nuova formazione si chiamerà Cammino della Ricostruzione (Massar Iaadat Al Binaa) e verrà formalmente registrata il 2 marzo 2016, in coincidenza con la ricorrenza della data in cui, ottant’anni fa, Habib Bourguiba, primo presidente della Tunisia, annunciava il suo progetto modernista e repubblicano. Dopo l’istituzione del partito, a cui hanno aderito una parte dei frondisti che non sostengono il vice-presidente di Nidaa Tounes Hafedh Essebsi, Marzouk terrà una serie di riunioni non ufficiali per fare il punto su programmi e obiettivi.

Anche un altro dirigente di Nidaa Tounes, Faouzi Elloumi, ha rassegnato le sue dimissioni dall’incarico di responsabile delle relazioni con il parlamento, e annunciato la formazione di un nuovo partito denominato Corrente della Speranza. Elloumi ha criticato gli esiti del Congresso di Nidaa Tounes e la deriva di un partito “che ha ormai dimenticato i suoi valori fondatori di democrazia e consenso”. Allo stato attuale, con l’uscita di almeno 28 deputati frondisti Nidaa Tounes non è più il partito di maggioranza passando da 86 a 58 deputati in parlamento (su un totale di 217). Con i suoi 69 deputati, Ennahda diviene così la prima forza politica in Tunisia.

 

Il nuovo governo di Essid
Nonostante il peso di queste ultime dinamiche politiche, Ennahda ha confermato comunque l’alleanza con Essebsi e votato la fiducia al nuovo governo annunciato dal premier Habib Essid lo scorso 6 gennaio. Contrariamente a quanto ci si aspettava alla vigilia, si è trattato di un rimpasto ministeriale piuttosto sostanziale nel quale sono stati sostituiti anche i vertici dei ministeri chiave (Interno, Esteri, Giustizia). Il nuovo governo è stato giudicato in Tunisia più tecnico e più rispettoso degli equilibri politici nazionali rispetto a quello uscente, ma secondo molti analisti non fa che rispecchiare il peso crescente che il partito islamista Ennahda riveste allo stato attuale nella scena politica nazionale.

Ennahda rimane in attesa della rivincita alle prossime elezioni, ma non punta a tornare in auge attraverso sensazionali colpi di mano

Dei tre partiti (Ennahda, Afek Tounes e UPL) che costituiscono la coalizione di governo insieme a Nidaa Tounes, infatti, la formazione islamista non ha soltanto mantenuto il suo ministero della Formazione Professionale (nonostante il mandato anonimo di Zied Laadhari) ma ha sicuramente influenzato la scelta di altre nomine, tra cui Hédi Majdoub all’Interno, Omar Mansour alla Giustizia e Mongi Marzouk all’Energia. Inoltre, fa riflettere la nomina del portavoce del governo, Khaled Chouket, attuale membro dell’ufficio di Nidaa Tounes ma ex sostenitore del movimento islamista di Ghannouchi. Anche la rimozione del ministro degli Affari Religiosi, Othman Battikh, è riconducibile all’influenza di Ennahda, che aveva criticato il suo recente operato in merito al licenziamento di diversi imam ritenuti radicali.

 

La strategia di Ennahda
Sebbene Ennahda rimanga in attesa della rivincita alle prossime elezioni, non è attraverso colpi di mano sensazionali che aspira a tornare in auge. Il partito islamista predilige ormai chiaramente un basso profilo: sia a livello mediatico, come dimostra l’“addolcimento” dei suoi slogan e il progressivo abbandono della sua veste di partito islamo-conservatore come era nell’immediato post-rivoluzione; sia sulla scena politica dove, invece di approfittare del rimpasto ministeriale per acquisire maggiore potere contrattuale e maggiore peso nel nuovo esecutivo, ha preferito mantenere inalterato lo status quo, cosciente comunque del fatto che la spaccatura di Nidaa Tounes porterà con sé un inesorabile declino delle forze secolari e moderniste che si sono affermate nel 2014 all’ultima tornata elettorale tunisina.

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