Tunisi punta a mettere al sicuro le frontiere con la Libia

Il presidente Essebsi incontra i rappresentanti degli esecutivi di Tobruk e Tripoli. Obiettivo: un sistema di controllo elettronico dei confini

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– Credits: LOOKOUT

Di Marta Pranzetti per Lookout news

A inizio aprile il premier del governo libico di Tobruk, Abdullah Al Thinni, si è recato in Tunisia per avere un colloquio con il presidente Beji Caid Essebsi. In quell’occasione la Tunisia ha reiterato il suo sostegno al dialogo e ai processi di mediazione politica tra le fazioni libiche per individuare una base di consenso nazionale come via d’uscita dalla crisi.

 In un incontro che è stato molto meno seguito dai media, lo scorso 18 aprile Essebsi ha incontrato anche il premier del governo islamista di Tripoli Khalifa Ghwell (subentrato a Omar Al Hassi dopo la sua destituzione avvenuta a fine marzo) nella sua prima visita ufficiale oltrefrontiera. Si tratta di un incontro singolare, dal momento che il governo di Tunisi non riconosce ufficialmente la legittimità del Congresso Generale Nazionale (il parlamento tripolino di cui il governo Ghwell è espressione). Eppure tratta con i suoi rappresentanti al fine (esclusivo, sembrerebbe) di delineare la situazione della sicurezza al confine tra Tunisia e Libia e monitorarne al meglio i traffici (di armi e altre merci di contrabbando, ma anche il passaggio di combattenti jihadisti).

 Alcuni membri della scena politica tunisina hanno criticato la mossa di Essebsi (e del premier tunisino Habib Essid che ha partecipato all’incontro), rifiutando qualsiasi normalizzazione delle relazioni con un governo che appoggia milizie armate irregolari. Ancor più se si pensa che il presidente Essebsi e il parlamento di Tunisi sono oggi espressione delle forze laiche e moderate del panorama politico tunisino, mentre il governo di Tripoli è legato alla coalizione islamista Alba Libica.

 


Tunisi potrebbe dotarsi di una barriera tecnologica simile a quella utilizzata dall’Arabia Saudita al confine con l’Iraq

 

 

 

Ma con l’emergenza terrorismo in casa, è evidente che le autorità tunisine siano disposte a tollerare qualche compromesso: difendere i propri interessi legati alla sicurezza delle frontiere resta infatti il principale obiettivo di Tunisi. In quest’ottica va letto l’annuncio di pochi giorni fa del ministro della Difesa tunisino, Farhat Horchani, il quale ha rivelato un piano strategico che prevede l’installazione ulteriore di una cinquantina di check-point militari lungo la frontiera libico-tunisina.

 La Tunisia potrebbe giovare anche del sostegno finanziario della Francia per la messa a punto di un sistema di controllo elettronico dei confini, una sorta di barriera tecnologica di difesa alla stregua di quella che l’Arabia Saudita sta già sperimentando lungo il confine settentrionale con l’Iraq.

 Sicuramente la visita di Ghwell a Tunisi è stata anche finalizzata a raggiungere accordi di cooperazione nell’ambito del monitoraggio delle frontiere, ma un altro fattore di estrema rilevanza per il governo tunisino è la presenza in Libia di almeno 50mila tunisini. Ragione ulteriore per mantenersi quanto più possibile neutrale durante i negoziati libici come già fatto in diverse altre occasioni, la più recente nel corso dell’incontro di Essebsi con l’inviato ONU in Libia, Bernardino Leon, del 22 aprile, nel quale la Tunisia ha confermato il suo impegno a mediare con entrambe le fazioni in favore di una soluzione politica.

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