La parola d’ordine della sinistra che si candida alla guida di importanti Paesi europei nei prossimi anni è una sola: uguaglianza. Uno slogan che si può sentire sia sulle labbra di Alexis Tsipras, leader di Syriza, partito radicale di sinistra greco, che su quelle di James Corbyn, capo dei Labour inglesi. Tutti e due sono convinti che missione storica della sinistra o, meglio, della loro sinistra, si quella di ridurre (per portarle a zero?) le differenze economiche tra le persone.

Uno slogan che ha fatto presa, è vincente, visto che Tsipras è stato rieletto alla guida della Grecia, anche dopo negoziati poco riusciti con la ex Troika per farsi concedere un prestito da 86 miliardi di euro, e visto che Corbyn ha vinto le primarie del partito laburista con oltre il 60% dei consensi. Però solo uno dei due leader ha il diritto di usare lo slogan “uguaglianza”, ed è Tsipras.

La terza puntata di #Truenumbers, la web serie di approfondimento giornalistico di PanoramaTv visibile in questa pagina, si occupa proprio di disuguaglianza nella distribuzione del reddito tra diversi Paesi europei, Italia compresa. E, sorpresa: mentre la crisi ha aumentato le disuguaglianze sociali in Grecia, in Gran Bretagna le ha affievolite. Mentre l’austerity imposta dall’Europa ad Atene ha fatto aumentare l’indice che misura le disuguaglianze, la relativa tranquillità fiscale della Gran Bretagna l’ha fatta diminuire.

In Grecia l’indice di Gini, che misura le differenze di reddito tra i cittadini di uno stesso Paese, era, nel 2005, a 33,2, nel 2014 è salito addirittura a 34,5 e questo significa che la crisi ha aumentato le differenze. In Gran Bretagna, nello stesso periodo di tempo, è successo il contrario: da un indice di Gini del 34,6 nel 2005 si è scesi a 30,2 nel 2013.

Insomma, Corbyn è affascinante per una certa sinistra egualitaria, è una boccata d’aria fresca dopo il grigio Ed Miliband, ma certamente, se vuole livellare i redditi degli inglesi avrà un lavoro assai più facile di quello che aspetta Tsipras.

 

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