A che gioco sta giocando Renzi con Tsipras?

Il presidente del Consiglio ha incontrato il premier greco condividendone la linea politica, ma glissando sul tema scottante del credito

Tsipras incontra Renzi

Matteo Renzi regala una cravatta ad Alexis Tsipras, da indossare quando la Grecia sarà uscita dalla crisi – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Paolo Papi

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Alexis e Matteo tra grandi sorrisi e nostalgiche reminiscenze da liceo Classico. Si è conclusa così la prima visita in Italia del neo premier greco, Alexis Tsipras. Il presidente del Consiglio è stato molto chiaro sulle posizioni dell'Italia, definendo la vittoria di Tsipras alle elezioni in Grecia come una vittoria "fondata sulla speranza più che sulla paura".

"Pur appartenendo a famiglie politiche europee diverse" - ha dichiarato Renzi - "condividiamo con Tsipras un'idea comune: cambiare la politica e avvicinarla ai giovani". Il premier ha sottolineato che il cambiamento "politico" dell'Europa però non può prescindere dal legame e dal dialogo con le istituzioni europee. Come a dire: siamo con Tsipras, ma non abbiamo alcuna intenzione di far saltare il tavolo. Non è un caso che Renzi abbia preferito affrontare il nucleo politico della visita di Tsipras, ma non quello tecnico-economico, che ha lasciato al banco di prova del tavolo istituzionale di Bruxelles,  presieduto da Juncker.

TRA LONDRA E PARIGI
Dopo aver incassato il sostegno della Francia, che ha promesso per bocca di Michel Sapin di voler sostenere il piano del governo di Atene per ridurre il peso del debito e lanciare riforme strutturali che portino crescita e stimolino gli investimenti, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha incontrato a Londra anche, nella giornata di ieri, il suo omologo britannico, George Osborne e un gruppo di finanziatori della City, cui ha prospettato un piano di rientro dal debito con la Troika di circa 240 miliardi di euro collegandolo in qualche misura all'eventuale crescita nominale del Pil greco. Non una mossa «rivoluzionaria» e di rottura come erano in molti ad attendersi, quella di Varoufakis, ma il tentativo di costruire una rete di alleanze in Europa, che senza mettere in discussione l'irreversibilità della moneta unica riesca a porre fine alle politiche restrittive e deflazioniste che hanno fatto da zavorra alla ripresa, non solo in Grecia ma in particolar modo in tutti i Paesi dell'area sud del Mediterraneo, i più gravati dal debito.

L'ITALIA, PAESE CREDITORE
Ma quale ruolo intende giocare Matteo Renzi nella complessa partita che si è aperta in Europa dopo la vittoria di Tsipras? È davvero immaginabile che l'Italia voglia costruire insieme a Tsipras un asse mediterrraneo che, partendo da Atene e passando da Parigi e Madrid, possa rimettere in discussione le regole della governance finanziaria europea volute soprattutto da Berlino? Improbabile. Piuttosto, l'Italia punta a non creare un'ulteriore frattura europea ta Nord e Sud. D'altronde, la linea, è  quella già tracciata da Sandro Gozi, sottosegretario con delega all’Europa, poco prima dell'arrivo di Tsipras in Italia. Nessun asse mediterraneo (Spagna, Francia, Italia) che possa spaventare la Germania e i creditori ma anche nessuna intenzione di fare la parte dei «poliziotti cattivi», spingendo la Grecia - che ha bisogno di liquidità immediata per pagare la prima tranche di prestiti di 6 miliardi della Bce e altri 11 miliardi al Fmi e per finanziare le riforme promesse (come l'aumento del salario minimo e la riassuzione di qualche migliaio di dipendenti statali) - in una situazione insostenibile sul piano finanziario. «Noi siamo creditori della Grecia, ma creditori di buon senso. Siamo un creditore che non vuole spremere il debitore fino ad ucciderlo» ha detto Gozi riferendosi ai circa 30 miliardi che il nostro Paese ha prestato alla Grecia tramite il fondo salva-Stati.

IL RUOLO DELL'ITALIA: TRIANGOLARE TRA ATENE E BERLINO
Nessun colpo di testa, dicevamo. Semmai il ruolo che potrebbe ritagliarsi Renzi è quello di «mediatore» tra Atene e Berlino. Un «mediatore» di cui potrebbero fidarsi, per ragioni diverse e opposte, entrambi i Paesi-chiave di questa trattativa che il ministro delle Finanze greco auspica possa chiudersi, forse con un eccesso di ottimismo, entro primavera. L'asse con Berlino è ancora saldo, dopo la visita a Firenze della Cancelliera Angela Merkel. Il profilo dell’Italia, anche per l'oggettivo interesse comune che ha il nostro Paese con la Grecia a metterci alle spalle la stagione dell'austerity e del rigore, può essere di triangolazione: la Grecia mantenga gli impegni presi per riformare lo Stato. In cambio l'Italia favorirà, anche grazie ai suoi buoni rapporti con la cancelleria tedesca, un piano di rientro dal debito più ragionevole, che non metta in ginocchio la sempre più debole economia greca. Ci riuscirà?  Gli occhi sono puntati sull'incontro di oggi.

Si sono incontrati due leader giovani, ed entrambi pragmatici, del resto, che puntano molto sulla condivisione della stessa età anagrafica. Tsipras ha mandato segnali di dialogo. Ha capito che, della Bce, il suo Paese ha ancora bisogno per tenere in piedi uno scricchiolante sistema bancario nazionale, dove i risparmiatori nelle ultime settimane hanno ritirato dai depositi risorse al ritmo di un miliardo al giorno. Due leader pragmatici e non contrari al compromesso. Qualcosa dovrebbe uscirne. Anche perché chi vuole rischiare, per un Paese che vale il 2% del Pil europeo e il 3% del debito, un effetto a catena che rischia di trascinare nell'abisso tutti i Paesi fortemente indebitati dell'area euro?

La rivoluzione impossibile di Tsipras
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