Esteri

Nucleare, dall’Iran alla Russia: Trump fuori controllo?

Dall’annuncio del possibile stop all’accordo con Putin sui missili nucleari alle (nuove) sanzioni contro Teheran

TRUMP NUCLEARE

Eleonora Lorusso

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Prima il nucleare iraniano, poi l’accordo sui missili atomici con la Russia: Trump sembra deciso a cancellare ogni tipo di intesa del passato più o meno recente e le reazioni sono preoccupate, ovunque nel mondo. Il capo della Casa Bianca, infatti, ha appena inasprito le sanzioni contro Teheran, dopo l’uscita dall’accordo sul nucleare del 2015, spingendo le autorità iraniane a parlare di "situazione fuori controllo".

Poi ha annunciato di voler ritirare gli Stati Uniti dal Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio con Mosca, scatenando la risposta dell’anziano ex presidente dell’Urss, Mikhail Gorbaciov, che ha definito la decisione "inaccettabile".

Stop agli accordi con Mosca

Le parole di Trump sono arrivate come un fulmine a ciel sereno: "Sono anni che la Russia viola l’accordo" ha tuonato l’inquilino della Casa Bianca in occasione di un comizio in Nevada. "Non permetteremo più che fabbrichino armi nucleari mentre a noi non è permesso. Noi abbiamo onorato l’impegno, ma loro sfortunatamente no. Non so perché il presidente Obama non si sia già ritirato" ha aggiunto Trump, spiegando di avere le prove che la Russia sta costruendo un missile a medio raggio "vietato, che potrebbe colpire l’Alaska o l’Europa" come spiegato dall’ambasciatrice Usa alla Nato. La stessa Kay Bailey Hutchinson ha affermato di aver mandato così "un messaggio alla Russia".

Le reazioni

Se il segretario alla Difesa britannico, Gavin Williamson, si dice "pienamente al fianco degli Usa" da Berlino il sottosegretario agli Esteri tedesco, Niels Annen, non esita a parlare di "situazione disastrosa", esortando l’Europa a evitare una "nuova corsa ai missili".

Da tempo nel mar Baltico la tensione è cresciuta. A preoccupare è soprattutto il rafforzamento del dispositivo militare di Mosca a Kaliningrad, enclave russa nella quale sono schierati missili balistici Iskander-M.

Negli ultimi anni si sono ripetute le provocazioni: prima con una simulazione di bombardamento nucleare della Svezia in occasione dei cosiddetti War Games russi nel 2013, poi il presunto avvistamento di un sommergibile di Mosca in acque svedesi nel 2014, infine con sconfinamenti ripetuti da parte dei aerei russi nei cieli del Baltico. Da qui la decisione di Stoccolma di rafforzare le proprie difese e avviare una campagna d’istruzione per la popolazione in caso di guerra, con la distribuzione di appositi volantini già quattro mesi fa.

Gorbaciov: "Inaccettabile"

Era stato Mikhail Gorbaciov, nel 1987, a firmare il cosiddetto trattato INF, Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, stringendo la mano all’allora presidente statunitense Ronald Reagan. E’ sempre lui, oggi 87enne con qualche problema di salute, a non esitare a commentare l’annuncio di Donald Trump: "Penso sia inaccettabile. Era stata una grande vittoria l’abolizione delle disposizioni contemplate nei due trattati INF e START sull’eliminazione di missili e testate nucleari" ha commentato l’ex presidente sovietico intervistato da Sputnik.

L’ex leader del Cremlino, che aveva aperto la strada alla fine della guerra fredda, oggi sembra preoccupato e rivolge un appello agli attuali presidenti di Usa e Russia, affinché fermino quella che definisce una "decisione distruttiva". La risposta ufficiale di Mosca, però, non ha tardato ad arrivare.

La minaccia di ritorsione del Cremlino

"Sarebbe un passo molto pericoloso che, sono sicuro, non sarà capito dalla comunità internazionale e si attirerà anche delle condanne gravi. E’ significativo per la stabilità internazionale e la sicurezza nucleare" ha commentato il viceministro degli Esteri russo, Sergej Riabkov all’agenzia di Mosca Tass, aggiungendo: "Se gli Stati Uniti continuano ad agire in modo maldestro e a ritirarsi unilateralmente dai trattati internazionali, allora non avremo altra scelta se non quella di adottare misure di ritorsione, anche sulla tecnologia militare".

Le parole di Riabkov, che interpretano il pensiero del Cremlino, fanno riferimento anche all’uscita degli Stati Uniti dal trattato sul nucleare iraniano, con l’introduzione di sanzioni. Le ultime in ordine di tempo sono arrivate solo pochi giorni fa e hanno fatto scattare l’allarme a Teheran.

Iran: "Situazione fuori controllo"

"Nonostante le sue ipocrite affermazioni di voler sostenere il popolo iraniano, Washington vuole creare ostacoli alle relazioni economiche della nazione con la comunità internazionale, violando le regole internazionali e i diritti umani": sono dure le parole del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Bahram Ghasemi, che ha commentato così l’introduzione di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti contro, dopo quelle scattate tra luglio e agosto.

Dall’annuncio del ritiro unilaterale statunitense dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015, la Repubblica islamica è sprofondata in una crisi economica senza precedenti. Pochi giorni fa sono state decise misure restrittive che, secondo il Tesoro americano, hanno come obiettivo quello di colpire società iraniane che fanno capo a miliziani islamici, ma che invece secondo le autorità del Paese rappresentano "uno sfacciato insulto all’ordine legale internazionale".

Trump contro l’Aja

Finora il presidente Usa non si è fermato neppure di fronte alla Corte internazionale di Giustizia dell’Aja, che ha indicato "in via provvisoria" che "gli Stati Uniti devono sopprimere ogni ostacolo all’esportazione verso l’Iran" di certi prodotti come medicinali, derrate alimentari e prodotti agricoli. Ma Trump sembra deciso a confermare l’adozione di nuove sanzioni, fin dai prossimi giorni, a inizio novembre. Questa volta colpiranno petrolio e gas. La situazione è davvero "fuori controllo" come sostenuto dal ministro degli Esteri iraniano, Zarif?

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