Esteri

Trump: cosa c'è dietro l'addio del capo della comunicazione Hope Hicks

Dopo i predecessori Spicer, Dubke e Scaramucci anche la fedelissima del Tycoon lascia la Casa Bianca. Il ritratto

hope-hicks

Chiara Degl'Innocenti

-

A Washington si accettano scommesse su chi sarà il prossimo dimissionario della Casa Bianca. In bilico, ancora una volta, il ministro della giustizia Jeff Sessions, attaccato nelle ultime ore proprio da Trump. Per ora, di sicuro, però si sa come si chiama l’ultimo che ha abbandonato. È Hope Hicks che ha lasciato la sua poltrona di capo della comunicazione. Lei, che con il suo nome era una “speranza” per il presidente essendo una delle sue più strette collaboratrici, aveva invece preso da tempo questa decisione.

Il giorno del suo abbandono infatti non è casuale. Arriva al termine del colloquio di quasi nove ore sostenuto alla Camera nell'ambito delle indagini sul caso Russiagate.

Il ruolo della Hicks

Preceduta da Sean Spicer (che è stato anche portavoce), Michael Dubke e Anthony Scaramucci (che ha resistito appena 10 giorni), la Hicks era conosciuta per essere una delle poche persone capaci di driblare gli autogol di Trump e tenerlo a bada durante ogni match con i giornalisti e non solo. Si racconta che conoscesse la personalità del Tycoon comprendendo il suo schema di gioco ancor prima che il presidente lo mettesse in pratica. Insomma, era una dei suoi fedelissimi capace di trovare il momento giusto nel sollevare dubbi (e tentare di trovare soluzioni) sulle decisioni presidenziali. E ora cosa accadrà?

Mentre il Wall Street Journal sostiene che la succederà la responsabile delle comunicazioni strategiche Marcedes Schlaap, il giorno preciso in cui la Hicks dovrà lasciare definitivamente ancora non è stato deciso ma, secondo il New York Times, questo avverrà di sicuro nelle prossime settimane. Comunque sia, la Hicks molla la sedia e le sue parole di commiato sono solo un laconico "non ho parole" per descrivere l’immensa gratitudine che la lega al presidente.

Le parole di Trump

Prima della sua nomina a responsabile della comunicazione la Hicks aveva preso parte alla campagna elettorale del presidente. "Mi mancherà averla al mio fianco, ma quando mi ha parlato di altre opportunità ho capito. Sono sicuro che lavoreremo ancora insieme in futuro", ha detto della dimissionaria il presidente lasciando intendere che non passerà molto tempo prima di rivedere la ex modella ricoprire un altro incarico di prestigio a Washington. Ma non è tutto oro quello che luccica: per la Cnn, Trump non avrebbe condiviso l’ammissione della Hicks al Congresso riguardo alle menzogne dette per il presidente. Ma lei aveva già considerato il suo abbandono, sostiene ancora la Cnn, dopo lo scandalo per violenze sessuali nei confronti delle ex mogli che aveva colpito direttamente Robert Porter, l'ex segretario dello staff a cui la giovane direttrice era legata.

Chi è Hope Hicks

Alta, bionda, ex modella appunto ha sempre voluto mettere avanti a tutto il suo lavoro comparendo in prima persona il meno possibile, comprese le dichiarazioni in sala stampa. A soli 28 anni Hope Hicks durante questi mesi ha cercato di mettere d’accordo tutti i membri del dipartimento che guidava. Non una cosa semplice visto che era alla guida di 40 persone spesso in completo contrasto tra loro, oltre che con la politica della gestione della comunicazione dello stesso presidente. Che ora, per un po’, dovrà stare più attento a ciò che dice o posta senza "rete di protezione".

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Russiagate: cosa rischia Trump se rifiuta di farsi interrogare da Mueller

I legali che assistono il presidente, secondo il New York Times, gli avrebbero consigliato di non parlare con il procuratore speciale. Le conseguenze

Russiagate: che cos'è il Nunes Memo e perché Trump lo sopravvaluta

Accusa l'Fbi di aver basato tutto sul dossier di una ex spia screditata. Ma è una tesi che esclude fatti importanti e non intacca le indagini

Russiagate: Trump vs Fbi, senza esclusione di colpi

La guerra fra Trump e il "deep state" divampa, con l’Fbi nel ruolo dell’accusatrice e dell’accusata. E l'inchiesta si fa sempre meno "russa"

Russiagate: ecco come Trump ha cercato di fermare l'inchiesta

Secondo The New York Times, Donald Trump ordinò di licenziare Mueller. A impedire una decisione dalle conseguenze devastanti, il legale della Casa Bianca

Russiagate, Trump: "Non vedo l'ora di testimoniare. Sotto giuramento"

Così il presidente Usa prima di partire per Davos. Ma, per i suoi legali, il seguito non è così scontato...

Russiagate: Robert Mueller alza il tiro

Dopo aver messo sotto torchio Bannon e Sessions, il procuratore speciale dell'indagine ipotizza di sentire Trump con una deposizione in forma "ibrida"

Commenti