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"È stato un grande onore. Non vedo l'ora di continuare a collaborare con Obama in futuro": queste le parole di Donald Trump al termine dell'incontro alla Casa Bianca con Barack Obama. Per il presidente Usa Barack Obama "è stato un colloquio eccellente".

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Le sfide da affrontare

"La mia priorità nei prossimi due mesi sarà quella di facilitare la transizione per assicurare che il nostro presidente eletto sia di successo...perché se lui avrà successo avrà successo il Paese". Così il presidente Obama, dopo l'incontro nello Studio Ovale della Casa Bianca, durato 90 minuti. "Abbiamo parlato di questioni organizzative per la Casa Bianca. Abbiamo parlato di politica estera e di politica interna - ha riferito Obama - e sono incoraggiato dall'interesse mostrato dal presidente Trump a lavorare con la mia squadra sulle molte sfide che il nostro Paese deve affrontate. Penso che sia importante, indipendentemente dai partiti e della preferenze politiche, lavorare ora insieme per affrontare le sfide".

L'obiettivo del colloquio tra Barack Obama e Donald Trump "non era di risolvere le differenze tra loro ma di assicurare un'agile transizione" ha sottolineato il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest. "Posso dire che non hanno risolto tutte le loro differenze", ha spiegato, specificando tuttavia che "considerate le profonde differenze, che non si erano mai incontrati e l'importanza che il presidente pone sul buon svolgimento della transizione, il colloquio è da definirsi eccellente".

Niente foto

Nel frattempo c'è stato anche il primo faccia a faccia tra la first lady Michelle e Melania. Gli Obama però hanno cancellato la "photo-opportunity" della attuale e futura coppia presidenziale all'ingresso sud della Casa Bianca. Lo scrive il Wsj. Una conferma di quanto imbarazzanti restino i rapporti dopo le accuse incrociate della campagna elettorale, dove gli Obama hanno attaccato duramente il candidato repubblicano. Nella sua prima visita alla Casa Bianca dopo aver vinto le elezioni nel 2008, Barack Obama e la moglie Michelle posarono per le telecamere accanto a George W. Bush e la first lady Laura.

La transizione

Entra dunque oggi nel vivo il processo di transizione dei poteri. Nei prossimi 72 giorni, cioè fino all'inaugurazione del 20 gennaio prossimo, Trump dovrà definire la nuova squadra di governo. Quanto ai restanti incarichi pubblici che dovrà assegnare, circa 4.000, l'iter partirà dopo l'inaugurazione anche perché alcuni richiedono il disco verde del Senato, oltre che dell'intelligence.

Il prossimo 19 dicembre, che coincide con il lunedì dopo il secondo martedì di dicembre (come prevede la legge Usa), il collegio elettorale (composto dai 538 grandi elettori scelti alle urne dagli americani) voterà il presidente. Anche se formalmente i grandi elettori sono liberi di votare per chi vogliono, di norma, essendo espressione dei partiti, votano per il candidato del loro schieramento. I voti dei grandi elettori vengono inviati da ogni Stato al Senato e disposti in due casse di mogano. Saranno conteggiati solo durante la seduta a camere riunite del Congresso in calendario il 6 gennaio. 

Trump oggi è arrivato a Washington a bordo del suo aereo privato, quello che ha usato durante la campagna presidenziale, con il suo nome stampato sopra a caratteri cubitali. Non ha voluto giornalisti nel suo corteo o nel suo aereo per documentare la sua prima storica visita alla Casa Bianca. Durante la sua campagna, Trump è stato fortemente critico con i media, alcuni dei quali banditi temporaneamente per una copertura ritenuta faziosa.

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