Trump contro la CNN: cosa ci insegna l'ultimo tweet del Presidente Usa

Sfregi, errori, offese, volgarità. Sono le armi usate da Trump sui social media. Come uscirne? Con un tema di dottrina giuridica (Russiagate). Forse

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Un manifesto contro Trump "Facciamo che l'America torni a pensare" - Los Angeles, California, 2 luglio 2017 – Credits: David McNew/Getty Images

Alessandro Turci

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L’ultimo tweet di Donald Trump “wrestler” contro la CNN tra pochi giorni sarà il penultimo.

- LEGGI QUI COSA HA FATTO TRUMP

Fino a ieri il penultimo era quello, estremo, contro il quoziente intellettivo e l’aspetto fisico di Mika Brzezinski, la co-conduttrice di MSNBC e figlia di Zbigniew Brzezinski, l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Jimmy Carter scomparso di recente.

Certo, si tratterebbe di alta politica se Trump avesse nel mirino Brzezinski figlia per l’eredità che Brzezinski padre ha lasciato alla politica estera americana. Parliamo del capolavoro strategico di attirare l’URSS nella trappola afghana che segnò l’inizio del declino sovietico al quale Ronald Reagan diede la spallata finale, ma che al tempo stesso si rivelò il tipico frutto dell’albero avvelenato. A Kabul nasceva il germe dell’islamismo radicale, ramificatosi poi fino all’11 settembre e oggi al Califfato.

Ma argomenti così sofisticati sembrano in realtà inarrivabili per Trump e per il suo modestissimo staff di comunicazione. Chi critica Trump, come Mika Brzezinski o CNN ribattezzata da The Donald FNN (Fake News Network), compie una lesa maestà che il Presidente in prima persona, promosso editore dai social media, si premura di vendicare.

È evidente e sacrosanta la levata di scudi, così come la difesa della libertà di stampa e anche quella del buon gusto. Tuttavia potremmo cercare qualche scorcio inedito per capire questa sceneggiata pubblica che investe il tema della democrazia moderna e del ruolo dei mezzi d’informazione.

- LEGGI ANCHE: La minaccia di Trump alla stampa

Cosa succede tra Trump e la Cnn

Fra Trump e CNN è in corso un combattimento per il titolo mondiale, ma dei pesi medi: il primo ha 33,2 milioni di follower, il Network ne ha 36,6. Katy Perry ne ha 100 milioni. Tutto chiaro: il mondiale dei pesi massimi si gioca su questo “peso specifico” a tre cifre. In attesa di sfidanti scendiamo quindi di categoria, e di livello culturale purtroppo, e torniamo alla Casa Bianca.

Questi dati rivelano l’osmosi tra politica e spettacolo ma anche il calcolo che Trump adotta per colpire gli avversari di “pari segmento”, con l’uso spregiudicato di un media solo in apparenza destinato alle nuove generazioni.

Quando in coro si chiede la chiusura del profilo Twitter del Presidente in effetti si ammette la sua potenza e la sua pericolosità. Ciò che è volgare per milioni d’individui può non esserlo per altrettanti milioni. L’efficacia dei tweet di Trump risiede esattamente proprio nella loro natura volgare e sferzante. La partitura di questo secondo atto (il primo atto sono stati i primi 100 giorni di mandato) è quindi scritta tutta sulla stessa falsariga. La stampa continuerà a fare il suo lavoro, e Trump continuerà a twittare contenuti assurdi per uno che di mestiere fa il Presidente.

Come può cambiare

Cosa potrà interrompere questo equilibrio sballato? Come potrà Trump commettere errori se l’errore, la sgrammaticatura, lo sfregio, le auto-smentite sono le sue armi principali? Per ora il cannoneggiamento (sarebbe intellettualmente disonesto dire che non ci sia stato) contro il trumpismo si è basato sul muro contro muro; una guerra di trincea che non si annuncia breve. Certo Trump ci ha messo del suo per rendersi il bersaglio ideale, l’elenco dei suoi atteggiamenti – dal muro messicano agli accordi sul clima, dal muslim ban agli spintoni montenegrini – è una galleria di orrori e prevaricazioni.

Ciò che farà crollare l’equilibrio potrà essere un tema di alta dottrina giuridica legata al Russiagate oppure un banale atto di bullismo mediatico come uno dei suoi tweet, ma quello che non sappiamo ancora è chi resterà col cerino in mano.

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