Trump in Asia: le priorità della missione

11 giorni di incontri da sfruttare per risolvere la crisi coreana e migliorare l'immagine degli Stati Uniti nel Continente

Xi Jinping e Donald Trump

Xi Jinping e Donald Trump Mar-a-Lago , 7 aprile 2017 – Credits: Jim Watson /AFP /Getty Images

Claudia Astarita

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Ci siamo. Sta per iniziare la lunghissima missione del Presidente Americano in Asia. Un viaggio che lo portrerà in Giappone, Corea del Sud, Cina, Vietnam e Filippine. Un'occasione d'oro per gli Stati Uniti e per i loro partner orientali per provare a risolvere una lunga lista di problemi. In primis l'impasse sulla crisi nordcoreana.

Giappone e Corea del Sud

La prima tappa della missione di Donald Trump sarà il Giappone, dove il presidente arriverà domenica 5 novembre, la seconda la Corea del Sud. Per quanto Tokyo e Seul dovrebbero essere i principali alleati degli Stati Uniti in Asia, entrambi gli incontri si preannunciano parecchio complicati. I due paesi asiatici sembrano aver perso molta della loro fiducia nei confronti dell'America, e anche se cercheranno di indurre Trump a confermare il suo appoggio politico, economico e militare in caso di conflitto, non è scontato che la promessa ad impegnarsi sia sufficiente a rilanciare l'alleanza. Per i partner asiatici Trump è troppo incostante per essere considerato credibile e affidabile. Eppure, l'alleanza con gli Stati Uniti è importantissima per loro. Ecco perché lo scenario più probabile è che sia Tokyo che Seul sosterranno l'intesa con Washington ma continueranno a guardare altrove per consolidare intese alternative.

Corea del Nord

Pochi hanno notato che durante il Congresso del Partito comunista cinese Kim Jong-un non abbia testato nessun missile. Non solo: il giovane Kim ha anche inviato un messaggio di congratulazioni a Xi per il successo di questo importante appuntamento politico. Paradossalmente è passato inosservata anche l'annuncio, sempre da parte di Xi Jinping, di voler incontrare la controparte sudcoreana Moon Jae-in per trovare al più presto una soluzione per l'impianto di difesa antimissile Thaad. Un gesto conciliante che suona paradossale se pensiamo che fino a pochi giorni fa la Cina ha sostenuto la necessità di continuare la guerra commerciale iniziata proprio per protestare contro l'installazione di questa piattaforma che, a sentire Pechino, interferisce troppo con le sue attività aeree nell'area.

Come se non bastasse, Xi avrebbe risposto al messaggio di congratulazioni di Kim (i due leader non si parlano da anni, dettaglio che attribuisce ai messaggi degli ultimi giorni ancora più valore) con una nota in cui si augura che Cina e Corea del Nord possano presto ricominciare a collaborare per garantire maggiore sviluppo alle popolazioni di entrambi i paesi. La nota in questione è comparsa solo sui media nordcoreani, ma non è stata smentita da quelli cinesi.

Perché Seul deve contenere Trump

Cosa vuol dire tutto questo? Forse la diplomazia cinese, che certamente starà cercado da tempo di trovare una soluzione per la crisi nordcoreana, è finalmente riuscita a trovare un modo per far rientrare la tensione. Ma con il viaggio di Trump alle porte è necessario convincere Kim che quanto detto fino ad ora non verrà smentito dall'ennesima dichiarazione fuori luogo dell'America. Quindi meglio consolidare l'intesa con la Corea del Sud in maniera inequivocabile e rassicurare Pyongyang di poter contare su Pechino. Il ramo d'ulivo sul Thaad potrebbe invece essere una sorta di ricompensa all'impegno con cui Seul cercherà di convincere Trump a non visitare la zona demilitarizzata al 38esimo parallelo (che suonerebbe come una provocazione militare), e a non lanciare ultimatum nel discorso che terrà davanti al Parlamento di Seul.

Cina

L'8 novembre Trump arriverà a Pechino. I due leader parleranno di certo di Corea del Nord, e se è vero che un negoziato sottobanco con Pyongyang è in corso, Xi Jinping dovrà convincere il Presidente americano a non mandare tutto all'aria coi i suoi tweet al vetriolo.

Tuttavia, ammesso che sia possibile convincere Trump a mantenere un profilo basso, Pechino può riuscirci solo offrendo concessioni sul lato commerciale (gli Stati Uniti hanno accumulato un deficit commerciale con la Cina di 347 miliardi di dollari che Trump ha definito "orribile" e "imbarazzante"). Al presidente statunitense piace esprimersi con affermazioni forti e denigratorie. E quando si parla di Cina il suo unico obiettivo sembra essere quello di poter twittare di aver convinto Pechino a fare marcia indietro sulle sue innumerevoli pratiche commerciali scorrette. Come sempre, però, i problemi nel rapporto commerciale Cina-Stati Uniti sono molto complessi, e di certo non potranno essere superati con una chiacchierata. Ecco perché dobbiamo prestare molta attenzione a quello che succederà nei tre giorni che Trump trascorrerà in Cina. L'esito di questa visita avrà tanto da rivelare sia sul fronte nordcoreano sia su quello degli equilibri economici internazionali.

Vietnam e Filippine

Il 10 e l'11 di novembre Trump sarà in Vietnam, il 12 e il 13 nelle Filippine. La tappa vietnamita è legata al forum Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation) ospitato dal paese, mentre le ragioni di quella filippina sono meno chiare. Il presidente, infatti, ripartirà prima dell'inizio del 12esimo East Asia Summit, in calendario per il 13-14 novembre proprio a Manila. Possibile che l'incontro con Rodrigo Duterte sia stato organizzato per capire fino a che punto la nuova alleanza tra quest'ultimo e la Cina nel Mare cinese meridionale sia solida? Se il predecessore di Duterte aveva, su suggerimento americano, denunciato la Cina al Tribunale dell'Aia per l'attribuzione ingiustificata della sovranità sulle isole Paracelso e Spratly, Duterte ha scelto di trascurare la sentenza e rilanciare l'alleanza tra Cina e Filippine immaginando anche un'esplorazione congiunta dei fondali della zona per individuarne preziose risorse energetiche.

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