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Ecco come è avvenuto il salvataggio dei ragazzi nella grotta in Thailandia

Il tragitto attraverso acqua e cunicoli, il trasferimento in barella, il riemergere in superficie. E la tragedia sfiorata sul finale

Il filmato dei 12 ragazzi salvati

Simona Santoni

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I 12 bambini thailandesi, tra gli 11 e i 16 anni, e il loro allenatore di calcio venticinquenne, Ekkapol Chantawong, ora giacciono al sicuro in letti d'ospedale, indossando mascherine chirurgiche. Il loro salvataggio, dopo lunghi giorni nelle viscere della grotta di Tham Luang, nel nord della Thailandia, è stato un esempio di coraggio ed eroisimo, di preparazione e conoscenza umane. Onore a Saman Gunan, il sub che ha perso la vita per salvarli.

L'impresa che ha richiamato centinaia di soccorritori, sommozzatori esperti e medici, thailandesi e da tutto il mondo, ha rischiato però di fallire proprio sul finale. L'operazione per liberare l'ultimo dei 12 ragazzi e l'allenatore ha rischiato di trasformarsi in un disastro per la rottura della pompa che prosciugava l'aera. Ecco i dettagli.

Come sono stati liberati i 12 bambini

Il gruppo della squadra di calcio di Wild Boar si era avventurato nella grotta trasformatasi in trappola il 23 giugno, dopo un allenamento, per ripararsi dalle forti piogge monsoniche. Queste hanno però allagato gran parte dei cunicoli bloccandolo dentro. 

La missione di salvataggio si è divisa in tre audaci operazioni a partire dalla mattina di domenica 8 luglio. Una squadra d'élite di 19 sommozzatori è stata coinvolta nel trasporto dei ragazzi e del loro allenatore in un percorso di circa 3,2 km, dal pendio fangoso in cui si erano rifugiati fino al mondo esterno.   

I primi quattro sono usciti domenica 8 luglio, i successivi quattro lunedì 9 luglio, gli ultimi cinque martedì 10 luglio, alle 8 di sera ora locale. I ragazzi hanno dovuto imparare a respirare usando maschere subacquee e hanno attraversato tunnel stretti e frastagliati.

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Il percorso verso la salvezza in un grafico di "The Guardian" dell'11 luglio 2018

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Nei percorsi in acqua, ogni ragazzo era legato a un sub che apriva il percorso e trasportava la sua bombola e a un sub dietro, che lo seguiva. Nei percorsi asciutti veniva trasportato in una barella rossa. Ognuno ha lasciato la caverna su queste barelle indossando maschere respiratorie. 

I soccorritori hanno passato gran parte della scorsa settimana pulendo il percorso di 1,5 km dalla Camera 3 all'ingresso. Per oltrepassare la Camera 3 è stato necessario passare attraverso un foro largo meno di un metro.

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La tragedia sfiorata sul finale

L'ultima parte della missione di recupero ha però rischiato di trasformarsi in tragedia. I subacquei e i soccorritori erano ancora a oltre 1,5 km all'interno della grotta a ripulire le attrezzature quando la principale pompa di estrazione dell'acqua ha ceduto, poco dopo il ritorno in superficie dell'ultimo ragazzo e dell'allenatore. 

Ciò ha portato a un rapido allagamento della grotta nelle vicinanze della "terza caverna", la base intermedia dei soccorsi, tanto che gli ultimi 100 soccorritori impegnati a liberare l'area si sono affrettati a uscire, riemergendo dopo un'ora.


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