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Nepal, la testimonianza del medico: "Negli ospedali manca tutto"

Il materiale utile a soccorrere le vittime del terremoto si sta rapidamente esaurendo. I racconti dei sopravvissuti alla tragedia

Nepal earthquake

Redazione

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Negli ospedali nepalesi, sovraffollati da feriti, manca di tutto. A lanciare l'allarme, tramite l'Associazione Medici dell'Alto Adige per il mondo è il medico Ram Shresta del Dhulikhel Hospital, che si trova ad una trentina di chilometri da Kathmandu. L'ospedale è stato danneggiato dal sisma ed è solo parzialmente agibile. È stato istituito un campo medico nel quale attualmente si trovano 500 feriti gravi, informa Shresta. "I medici lavorano 24 ore su 24 fino allo sfinimento. Stanno finendo farmaci, materiale di medicazione, antidolorifici e anestetici", scrive il medico. Aumentano, prosegue, le infezioni e spesso l'amputazione resta l'unica via percorribile per evitare conseguenze ancora piu' gravi per i pazienti.

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La valanga e i crepacci sull'Everest

Persone, impossibile dire quante, inghiottite dai ghiacci nei crepacci che si trovano in una delle zone più pericolose dell'Everest, quella che collega il campo base al Campo 1. Lo riferisce l'associazione Ev-K2-Cnr, sulla base di quanto riportato ieri dagli sherpa sulla conseguenze di un fenomeno diverso rispetto a quello delle due valanghe. A riferire la testimonianza degli sherpa è l'alpinista Mario Vielmo. La zona in cui sono state viste le persone intrappolate nei ghiacci è quella nota agli alpinisti come 'icefall', la cascata di ghiaccio che si trova tra il Campo base dell'Everest e il Campo 1 e si trova nella zona opposta a quella colpita nei giorni scorsi dalle due valanghe.

"È un percorso molto pericoloso - osserva il portavoce dell'associazione Ev-K2-Cnr, Pietro Coerezza - perché lì il ghiaccio è  normalmente in movimento''. Basti pensare che in un crollo avvenuto sulla icefall un anno fa avevano perso la vita 16 persone, per la maggior parte sherpa. ''È difficile - aggiunge l'associazione - avere una stima di quante possano essere le vittime''

Le voci da Kathmandu

"Ero con i miei figli e stavo guardando delle foto sul computer quando ho sentito il pavimento tremare e tutta la stanza che si muoveva. Poi siamo fuggiti, è stato un vero inferno". A parlare è Joshi Kusheswor, un 'cicerone' di Kathmandu che lavora con i turisti italiani, raggiunto telefonicamente dall'ANSA.

"Ci sono state 26 scosse di assestamento nel pomeriggio - dice, parlando di quel terribile 25 aprile - e ancora stasera la terra ha continuato a tremare. Ci hanno detto di stare fuori per sicurezza almeno per le prossime 24 ore. Per fortuna avevo una tenda in casa. Ma siamo totalmente al buio perchè' manca la corrente e siamo anche senza cibo".

Il sisma ha causato delle crepe nelle pareti del suo appartamento dove abita con la moglie, tre figli e un'anziana madre. Ma a migliaia di altri è andata molto peggio. "Il nostro villaggio è stato quasi spazzato via: la maggior parte delle case è stata sepolta dalle frane o crollata. La metà delle persone del mio villaggio è morta o dispersa: siamo impotenti e ora abbiamo anche paura delle piogge in arrivo", è la testimonianza drammatica di Vim Tamang, un residente di Manglung, villaggio vicinissimo all'epicentro del sisma che dice: "Non sappiamo che fare, siamo impotenti".

 


Il panico

Per circa 2,5 milioni di persone nella capitale e nelle altre località della "Kathmandu Valley" sono state ore di panico. Non è ancora chiaro quante persone siano ancora intrappolate nelle macerie delle vecchie case del centro storico, che è stato il piu' danneggiato. "Ci sarebbero più di 200 persone disperse - dice Bimal Phunyal, direttore di ActionAid Nepal, ong che lavora da 12 anni nel paese himalayano - ma non abbiamo ancora una chiara visione della situazione e di come gestire i soccorsi".

Nonostante l'ex regno himalayano sia in una zona altamente sismica, non è preparato per affrontare una calamità come quella di oggi. Lo ha riconosciuto parlando con l'ANSA anche l'ambasciatore del Nepal a New Delhi. "Abbiamo chiesto l'aiuto internazionale - ha detto - e in particolare l'assistenza sanitaria che e' quella di cui abbiamo piu' bisogno in questo momento per curare i feriti". È stato danneggiato anche il popolare quartiere di Thamel, meta preferita dei turisti stranieri dove si trovano gli hotel più economici e ristoranti. Un'imprenditrice italiana, Anna Maria Forgione, titolare della popolare pizzeria 'Fire and Ice' ha detto di 'avere subito danni' e di avere "per il momento chiuso il locale".

 
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