Morto Tareq Aziz, il volto presentabile del regime di Saddam

Si è spento oggi a Nassiriya, dopo dodici anni di prigionia, l'ex ministro degli Esteri iracheno: ecco chi era

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L'ex ministro degli Esteri iracheno dietro un poster di un giovane Saddam Hussein – Credits: KARIM SAHIB/AFP/Getty Images

Chi ricorda la prima guerra del Golfo, quando i marines in seguito all'invasione irachena del Kuwait si fermarono a 60 chilometri da Baghdad per ordine di George Bush senior, Tareq Aziz, morto oggi per un infarto in un ospedale di Nassiriya, era il «volto presentabile» del regime di Saddam Hussein, il vicepremier incaricato dal dittatore di rappresentare l'Iraq nei consessi internazionali.

Numero due del regime dal 1979 al 2003, ministro degli Esteri fino al 1991, Aziz è stato dopo la presa di Baghdad all'indomani della seconda guerra del Golfo il 25° fra i 55 uomini più ricercati dalla coalizione internazionale. Si arrese il 24 aprile del 2003, finendo per essere condannato a morte sette anni più tardi, il 26 ottobre 2010, per il ruolo che avrebbe giocato nella brutale repressione che il regime iracheno scatenò contro gli sciiti nel 1991 all'indomani della fine della prima guerra del Golfo. Solo le proteste dell'Unione europea impedirono che Aziz facesse la stessa fine dell'uomo con cui aveva condiviso un sodalizio politico durato quasi trent'anni. Ha passato gli ultimi dodici anni della sua vita in carcere, rimasto segreto per questioni di sicurezza. 


Barack Obama ha lasciato l'Iraq in mano ai lupi Tareq Aziz

Nato con il nome cristiano di Michael Yuhanna nel 1936 a Mosul, nel nord dell'Iraq, da famiglia cattolica di rito caldeo, Tareq Aziz era laureato in lingua e letteratura inglese. Giornalista e ministro dell'Informazione prima di assurgere al ruolo di capo della diplomazia irachena, Aziz fu nel 1984 l'interlocutore di Ronald Reagan alla Casa Bianca per il Baath, il partito del Raìs. Era considerato, a livello diplomatico, uomo abile e affabile.

Poco prima dello scoppio della prima guerra del Golfo (1991), Tareq Aziz fu ricevuto in Vaticano per un colloquio con Papa Giovanni Paolo II, il cui impegno per far cessare la guerra era noto a tutti. In un'intervista esclusiva al Guardian risalente al 2010 - l'unica mai concessa negli anni della prigionia - Aziz accusò Barack Obama di aver lasciato l'Iraq «in mano ai lupi».  A chi lo accusava di crimini contro l'umanità l'ex ministro di Saddam spiegò: «Tutte le decisioni erano prese dal presidente Saddam Hussein. Io avevo una posizione politica ma non ho mai commesso i crimini che mi sono stati addebitati. E infatti tra centinaia di testimonianze, non una mi ha mai chiamato in causa».




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