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Svezia: perché anche qui avanza il sovranismo

La destra radicale ottiene 5 punti in più delle elezioni precedenti, ma si ferma sotto il 18%. Così il populismo ha successo anche dove l'economia è forte

Jimmie Akesson

Marta Buonadonna

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All'indomani del voto in Svezia lo scrutinio delle schede parla di un sostanziale testa a testa tra i partiti della destra moderata e il partito socialdemocratico con verdi e comunisti. Sinistra e destra tradizionale hanno ottenuto il 40% circa dei voti ciascuno. La temuta onda nera di Svezia Democratica, il partito sovranista anti-immigrati guidato dal giovane carismatico Jimmie Akesson, c'è stata ma più contenuta del previsto. I voti ottenuti dalla formazione xenofoba hanno sfiorato il 18%.

Avanti destra e sinistra radicale

In uno scenario bloccato in cui, di fatto, non ha vinto nessuno, il partito socialdemocratico è quello che ha perso più di tutti, ma meno di quanto prevedevano i sondaggi e anche i primi exit poll. Si ferma poco sopra il 28%, perdendo 2,7 punti percentuali rispetto alle legislative del 2014. Aumenta invece la percentuale di voti ottenuti la Sinistra che passa dal 5,7 al 7,9%, mentre di più che altrettanto calano i Verdi, che si fermano al 4,4%. A destra, dicevamo, il partito di Akesson passa dal 12,9% ottenuto nel 2014 al 17,7%, con un balzo in avanti di quasi 5 punti percentuali.

I numeri dell'immigrazione

In un paese che merita una tripla A nel rating di tutte le principali agenzie (Moody's, Fitch, Standard & Poor's), che ha un Pil cresciuto del 2,4% nel 2017 rispetto all'anno precedente, un rapporto deficit/Pil positivo, all'1,2%, contro il -1,9% dell'Italia, e un tasso di disoccupazione al 6,8%, contro l'11,3% dell'Italia, non è una preoccupazione di tipo prettamente economico a spingere i cittadini al voto populista.

Il paese paga però lo scotto di una massiccia immigrazione, solo nel 2015 sono entrati nel paese più di 50.000 rifugiati siriani e il numero totale degli immigrati quell'anno ha superato quota 160.000, che su una popolazione residente di appena 10 milioni di persone, hanno avuto un impatto tutt'altro che trascurabile. Il welfare svedese è molto generoso con i nuovi cittadini ed elargisce sussidi e aiuti a piene mani. I tassi di disoccupazione tra i rifugiati sono tre volte maggiori di quelli degli svedesi, anche se dopo una permanenza di qualche anno tendono ad allinearsi a quelli del resto della popolazione.

Dal 2015, però, le leggi sull'accoglienza sono diventate molto più restrittive e nel 2016 gli arrivi non hanno raggiunto le 30.000 unità e nel 2017 c'è stato un ulteriore calo. La Svezia resta comunque il paese d'Europa che ospita il maggior numero di migranti in proporzione alla popolazione: 23,4 ogni 1.000 abitanti, contro i 2,4 dell'Italia: esattamente 10 volte tanto.

Qualcosa nella loro integrazione non ha però funzionato. Si sono creati ghetti, la criminalità è aumentata e anche il terrorismo ha fatto la sua comparsa. Nell'aprile del 2017 un camion ha travolto la folla nel centro di Stoccolma uccidendo 4 persone e ferendone 15. Il suo autore, recentemente condannato all'ergastolo, si è poi scoperto essere Rakhmat Akilov, un cittadino uzbeco la cui richiesta di asilo in Svezia era stata respinta.

La nuova faccia della destra 

Il messaggio di Akesson in questi mesi di campagna elettorale è stato molto semplice: nei passati quattro anni di governo si è data la priorità ai rifugiati, ora serve una politica responsabile per l'immigrazione. Il giovane leader è riuscito evidentemente a soffiare sul fuoco del timore, che alberga in molti cittadini svedesi, che il welfare state a loro tanto caro possa scricchiolare e collassare a causa del sostegno dato agli immigrati.

Anche se rifugge i toni razzisti, il problema di mantenere la Svezia svedese è centrale per il partito di Akesson. E poi ci sono la criminalità e il problema dell'integrazione e dello scontro di religioni, tutti temi che hanno dimostrato di funzionare molto bene in campagna elettorale. Ma se i Democratici svedesi nascono addirittura come partito suprematista bianco, la svolta impressa da Akesson, che ha reso il partito più moderno e presentabile, è riuscita a rendere accettabile il messaggio sovranista e anti-immigrati anche per quegli svedesi che, pur non sentendosi razzisti, covano sentimenti di nazionalismo e mal sopportano l'arrivo di tanti stranieri.

L'incognita del dopo voto

Tutto questo ha contribuito ad aumentare i consensi verso il partito di estrema destra che, per ingentilire le proprie invettive contro gli immigrati, si è dato come simbolo un fiore giallo e blu, i colori della nazione. Che ne farà adesso il suo giovane leader Jimmie Akesson di quel 17,7% di voti ottenuti da quanti ce l'hanno con i nuovi arrivati e reclamano a gran voce "Prima gli svedesi", con la convinta approvazione del nostro ministro dell'Interno Salvini, che dall'Italia saluta con soddisfazione l'ottimo risultato ottenuto dal collega nordico?

Il primo ministro uscente, il socialdemocratico Stefan Lofven, ha già aperto al centrodestra moderato, per formare insieme una grande coalizione che ponga un argine all'estremismo. Ma il leader del centrodestra, Ulf Kristersson, sembra intenzionato a respingere l'invito al mittente, e arroga a sé e ai suoi alleati il diritto di formare un nuovo governo, forte di qualche decimo di punto percentuale in più ottenuto dalla sua compagine. La verità è che pur avendo fatto il suo peggiore risultato dal 1908, il partito Socialdemocratico ha sostanzialmente retto, perdendo meno del previsto e la destra moderata non è riuscita ad approfittarne perché all'incasso sono andati i sovranisti.

Prima delle elezioni sia centrodestra che socialdemocratici avevano dichiarato che non si sarebbero mai alleati con Akesson e la sua destra radicale per governare, ora resta da capire se hanno intenzione di mantenere la promessa.

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