Esteri

Sudan, dentro l'ospedale di Emergency che cura il cuore dell'Africa

A guida italiana, a 10 anni dalla sua fondazione il Salam Centre di Khartoum è porto sicuro (e gratuito) per migliaia di pazienti. Soprattutto giovanissimi

Salam Centre di Khartoum

Rocco Bellantone

-

Costruire un centro di cardiochirurgia nel cuore dell’Africa centro-orientale fornendo assistenza gratuita a più di 300 milioni di persone. Era il marzo del 2007 quando Emergency terminò i lavori di costruzione del Salam Centre di Khartoum, capitale del Sudan. Dieci anni dopo questo ospedale è una realtà consolidata, porto sicuro per migliaia di pazienti in cerca di cure che non si possono permettere altrove, in un territorio esteso 11,5 milioni di chilometri quadrati, tre volte le dimensioni dell’Europa.

Com'è composto l'ospedale 

Siamo a Soba, 20 chilometri a sud del centro della capitale sudanese, a una manciata di passi dalle rive del Nilo Azzurro: temperature che oscillano tra i 35 e i 40 gradi di media e, non di rado, frequenti tempeste di sabbia.

Il Salam Centre si spalma lungo dodicimila metri quadri: ci sono un blocco chirurgico, un centro per la diagnostica, le corsie, gli uffici dell’amministrazione, servizi, officine, una foresteria per i parenti dei ricoverati che provengono da fuori Khartoum e un padiglione di meditazione per pazienti di tutte le religioni. Lo staff internazionale che vi lavora all’interno è a guida italiana. È formato da 450 unità tra medici, infermieri, tecnici, logisti, cleaner, driver. Di questi, 400 sono sudanesi.  

Il racconto di chi ha lasciato l'Italia per Emergency

Daniela Rocchi è un tecnico perfusionista. Il suo mestiere è guidare la macchina cuore-polmone durante gli interventi a cuore aperto. Due anni fa ha lasciato il lavoro che aveva in Italia per dedicarsi esclusivamente alla causa di Emergency. Nel gennaio del 2007, quando il Salam Centre doveva ancora essere terminato, era tra i 70 medici arrivati a Khartoum da vari centri di cardiochirurgia del mondo per lanciare questa start up.

“Il primo anno le difficoltà non sono mancate", racconta Rocchi. "Dal punto di vista operativo la cosa più complicata è stata adeguarsi ai tempi di attesa per ricevere i farmaci e tutti i device monouso dall’Italia e da altri Paesi d’Europa. L’altro aspetto nuovo è stato la conoscenza dei pazienti. All’inizio non è stato semplice capire quanti ne sarebbero arrivati, visto che il nostro a dieci anni di distanza continua a essere l’unico ospedale gratuito in questa fascia d’Africa. Inoltre, rispetto all’Occidente, quelli che curiamo qui sono molto più giovani. In larga parte sono bambini che soffrono di varie patologie cardiache. In Italia pazienti di questa età in queste condizioni sarebbero considerati inoperabili. Da noi, invece, vengono operati ogni giorno”.

 

L'identikit dei pazienti (giovanissimi) e delle patalogie

Nei suoi primi dieci anni di storia, festeggiati nell’aprile di quest’anno, il Salam Centre ha effettuato più di 7mila interventi cardiochirurgici. I pazienti visitati in triage (ossia con l’assegnazione di un codice di gravità, ndr), sono stati più di 77mila, 60mila dei quali per visite cardiologiche. Per questo tipo di patologie l’età media dei pazienti in Occidente è di 60-65 anni. In Sudan invece è di 24,5 anni, con il 25% dei ricoverati sotto i 14 anni.
Sono pazienti affetti nell’80% dei casi da valvulopatia di natura reumatica. Questa e altre patologie cardiovascolari in Europa sono state debellate da decenni. In Africa Subsahariana, invece, sono circa 30 milioni le persone affette (in Sudan 1 ogni mille abitanti) e di queste circa 300mila muoiono ogni anno. La maggior parte delle vittime sono bambini e adolescenti.

Per l’80% i pazienti che arrivano al Salam Centre provengono dal Sudan. La lista degli altri Paesi di provenienza si allunga di giorno in giorno: Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Kenya, Rwanda, Sierra Leone, Tanzania, Uganda, Zambia, Nigeria, Iraq, Ciad, Somalia, Giordania, Burundi, Gibuti, Zimbabwe, Senegal, Burkina Faso, Camerun, Yemen e addirittura Filippine.

Una cura a vita, sul lungo termine

Alessandro Salvati, medical coordinator della struttura, da otto anni a Khartoum, ha incrociato molte di queste storie. “Molti di loro sono affetti da reumatismo articolare, quindi da malattia reumatica cardiaca allo stadio terminale in quanto fin da piccoli non sono mai stati curati per le infezioni contratte", raccconta Salvati.

"Senza profilassi, la malattia reumatica ha subito ripetuti attacchi che hanno finito per raggiungere il cuore degenerando in cardiomegalia, scompenso cardiaco, stenosi mitralica, infezioni da endocardite. Il modello di cura su cui punta Emergency, qui come nelle altre aree di crisi in cui è presente nel mondo, è il free-of-charge, vale a dire un percorso di cura completamente gratuito destinato a tutti, senza alcun tipo di distinzione: dall’accoglienza in guest house alla prima visita cardiologica, dall’intervento chirurgico ai controlli post operatori fino alla terapia medica che prosegue fuori dall’ospedale. Emergency non fa interventi spot di poche settimane ma risolutivi sul lungo termine. Noi non ci dimentichiamo dei pazienti. La nostra missione è seguirli a vita, fin quando avranno bisogno di noi”.

La sfida? La formazione dei sudanesi

Per il Salam Centre, la “cattedrale del deserto” che emerge dalla polvere di un Paese di cui poco si sa oltre i suoi confini e che è governato dal 1989 da un regime mostratosi disponibile ad aperture all’estero solo negli ultimi anni, la vera sfida sul lungo termine è la formazione dei sudanesi.

“È un aspetto su cui puntiamo molto", prosegue Daniela Rocchi. "Sapere che il tuo lavoro ha un significato importante per un Paese come il Sudan è una grande soddisfazione. In questi anni abbiamo formato medici, infermieri, biomedicali, tecnici di laboratorio, tecnici di X-ray, operatori che monitorano l’INR (International Normalized Ratio, valore che fornisce indicazioni sul tempo di coagulazione del sangue, ndr), amministrativi, logisti, driver, cleaner. C’è ormai un filo diretto con l’università di Khartoum da cui arrivano giovani sudanesi specializzandi”.

Le esigenze economiche spingono inevitabilmente molti di loro ad accettare offerte di lavoro meglio remunerate negli ospedali privati del Sudan o all’estero, ad esempio in Europa o Arabia Saudita. Emergency, però, non perde di vista il suo obiettivo finale, lo stesso perseguito a Khartoum come nel resto del mondo. Un giorno il Salam Centre verrà messo nelle mani di questo popolo.

“Quello che noi offriamo è un’esperienza diversa che permette ai sudanesi di essere in contatto ogni giorno con uno staff internazionale", conclude la Rocchi. "E questo loro lo stanno apprezzando, ne capiscono il valore per la loro crescita professionale. Quando nel 2007 abbiamo avviato questo progetto, il Sudan si presentava come un Paese complesso, con tanti problemi. Da allora, però, abbiamo assistito a tantissimi cambiamenti non solo da parte dei locali con cui lavoriamo ma anche da parte della città di Khartoum. C’è una maggiore apertura nei nostri confronti”. Non è poco, in un pezzo d’Africa attorniato da povertà, guerre e violenze.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Sud Sudan, il conflitto tribale che dilania il Paese

Negli ultimi giorni già 300 vittime nella lotta tra i sostenutori del presidente e quelli che appoggiano il suo vice. Il dramma dei rifugiati

Il difficile processo di pace in Sud Sudan

Firmata la tregua ad Addis Abeba. Obiettivo: porre fine a un conflitto che in più di un anno ha causato quasi due milioni di sfollati

Commenti