Redazione

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In corso in Sudafrica da alcune settimane, le proteste studentesche che invocano la gratuità dell'istruzione - "FeesMustFall" è lo slogan - si sono inasprite negli ultimi giorni, costringendo diversi atenei del Paese a chiudere e interrompere le attività.

L'inferno a Johannesburg
 "È scoppiato l'inferno": con queste parole l'arcivescovo anglicano Joe Sekoa ha descritto gli scontri scoppiati il 10 ottobre tra universitari e polizia presso l'Università di Witwatersrand (Wits) di Johannesburg, una delle migliori università del Sudafrica. Le forze di sicurezza hanno sparato gas lacrimogeni, granate assordanti e proiettili di gomma e hanno usato gli idranti contro gli studenti che protestavano, anche in modo violento, contro il governo e gli amministratori dell'ateneo, invocando la gratuità dell'istruzione

Nella prima giornata, gli scontri più duri si sono avuti nella grande piazza vicina all'università. L'arcivescovado Seoka, che si era unito alla protesta degli studenti, ha raccontato anche che i giovani lanciavano pietre e che un autobus è stato dato alle fiamme aggiungendo però che la polizia "ha militarizzato" il campus, inasprendo lo scontro. Due persone sono state arrestate, numerose ferite in modo lieve. Polizia e studenti si sono affrontati anche in un campus dell'Università di KwaZulu-Natal a Durban e disordini sono avvenuti anche presso l'ateneo della Free State a Bloemfontein.

Secondo giorno di scontri
Per il secondo giorno consecutivo, l'11 ottobre reparti antisommossa delle polizia sudafricana sono intervenuti nel campus di Witwatersrand, dove gli studenti avevano cominciato di nuovo a protestare a favore dell'istruzione universitaria gratuita per tutti.

Gli scontri sono scoppiati quando gli studenti hanno cominciato a lanciare sassi contro l'edificio principale dell'ateneo e la polizia ha sparato proiettili di gomma per disperderli. In precedenza, le autorità avevano annunciato che le lezioni erano riprese regolarmente dopo le violenze che il primo giorno avevano sconvolto molte vie intorno all'università con atti di teppismo.

In risposta al movimento studentesco, il governo afferma che non ci sono abbastanza soldi per l'istruzione gratuita per tutti, anche se quest'anno gli studenti meno abbienti saranno garantiti. Una concessione che gli universitari non ritengono sufficiente.

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