Esteri

Cosa succede se in Scozia vincono i si

Il referendum sull'indipendenza dal Regno Unito è alle porte; questi i possibili scenari per il "dopo"

Referendum in Scozia

Anna Mazzone

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Mancano ormai poche ore e conosceremo il destino della Scozia. Giovedì 18 settembre si apriranno le urne a Edimburgo e dintorni per un referendum storico che - come ha sottolineato il premier in kilt Alex Salmond - "Capita una sola volta per generazione". I sondaggi non si sbilanciano. Assisteremo a un appassionante testa a testa tra i "No" all'indipendenza e i "Sì", e subito dopo tutto resterà come adesso (nel caso vincano i No) oppure tutto dovrà necessariamente cambiare.

Il referendum per l'indipendenza scozzese mescola cuore e numeri, Braveheart e debito nazionale, crisi globale e pulsioni nazional-populiste. Alex Salmond non ha mai fatto mistero di guardare al Canada come modello. Ma è chiaro a tutti che la Scozia col Canada ha davvero poco in comune, e tra l'altro il referendum in Quebec per due volte non è passato. Dalle colonne del New York Times lo ammonisce il Nobel per l'Economia Paul Krugman: attenzione scozzesi, scrive l'economista, perché sognate il Canada ma se vincono i Sì potreste ritrovarvi come una "Spagna senza il sole" 

Va detto che quello della Scozia è sicuramente un esercizio democratico di alto livello. Londra ha dato il via libera al referendum per l'indipendenza sulla base della profonda democraticità che caratterizza il sistema britannico. E tanto di cappello se, invece, in altri Paesi nel cuore dell'Europa (vedasi la situazione in Ucraina) alla strada del voto si è preferita quella dei carri armati e delle bombe sui civili.

L'opinione pubblica scozzese al momento sembra essere esattamente spaccata a metà, e da qui l'incertezza dei risultati. Anche le star del cinema e della tv rispecchiano il trend; così abbiamo l'imperterrito Sean Connery che guida (da sempre) le truppe intdipendentiste, e l'attrice Emma Thompson (di madre scozzese) che sul fronte opposto fa campagna per il No.

Ma cosa succederà se dovessero vincere i Sì? Se il referendum passasse in favore degli indipendentisti la Scozia diventerebbe un Paese indipendente "dopo un processo di negoziati". Negoziati necessari per dirimere una serie di punti, che includono questioni economiche e amministrative.

Quale fetta del debito nazionale britannico ricadrebbe sulle spalle della Scozia indipendente? Quale sarà la moneta del nuovo Stato? Alex Salmond - per rassicurare i suoi - ha più volte dichiarato che Edimburgo si terrà ben stretta la sterlina di Sua maestà, ma Londra cosa ne pensa? E se venissero create due sterline a due velocità cosa succederebbe? Ci troveremmo probabilmente con una dis-unione monetaria al di là della Manica. Un'altra gatta da pelare per la Ue.

E veniamo all'Europa. Gli indipendentisti dicono di voler restare nell'Unione europea, ma come uno Stato nuovo di zecca dovrebbero negoziare il processo di adesione che - secondo le tempistiche dell'Ue - non è né breve né privo di ostacoli. E lo sanno bene molti Paesi dell'Est ancora in fila col cappello in mano. E poi, la Scozia indipendente si unirà alla Nato oppure no? E anche in questo caso  la risposta non è automatica e non dipende solo dalla volontà di Edimburgo.

Dal punto di vista militare, Londra dovrà decidere se rimuovere i suoi sottomarini nucleari dalla base di Glasgow. E anche questo sarà frutto di un processo di negoziazione. Infine, la questione dei confini e dei passaporti. Ci sarà libera circolazione tra i due Paesi oppure no? Un cittadino britannico dovrà presentare il passaporto alla frontiera scozzese (e viceversa) oppure no?. E i figli di scozzesi e britannici potranno avere una doppia cittadinanza?.

E queste sono questioni tecniche di base, ma la Scozia indipendente sarebbe anche chiamata a sviluppare una struttura fiscale e una piattaforma welfare autonoma per finanziare il suo sistema pensionistico, oltre a dover decidere in tema di immigrazione e politiche del lavoro.

Alex Salmond la fa molto facile quando promette che nel caso vincessero i Sì verrebbero creati nuovi posti di lavoro. La domanda però è: come?. E, inoltre, il premier scozzese glissa sull'area oscura dell'incertezza economica che assalirebbe la "nuova" Scozia. Londra darebbe sicuramente battaglia per aggiudicarsi le riserve di petrolio nel Mare del Nord e dal punto di vista internazionale, siamo così sicuri che gli investitori stranieri continuerebbero a mettere i loro soldi in un Paese tutto da costruire?.

Insomma, al di là del tripudio democratico e del referendum della vita per migliaia e migliaia di persone, la Scozia rischia davvero di ritrovarsi con sotto il kilt niente. Per gli scozzesi è tradizione e lo accettano stoicamente, ma il mondo è cambiato dai tempi di Braveheart e oggi gli scozzesi potrebbero avere molto freddo.


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