Esteri

Stati Uniti: tutto sui i movimenti di protesta contro le armi

Obiettivi, tattiche, leadership dei gruppi studenteschi e non che si battono contro i massacri negli istituti scolastici e il controllo delle armi da fuoco

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Chiara Degl'Innocenti

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Gli studenti americani marciano contro le armi da fuoco nonostante il presidente Trump abbia fatto marcia indietro sulle sue promesse di regolamentarne in maniera più stringente l’uso e il possesso.

Dalla Casa Bianca e al Campidoglio, ma anche nelle vie principali di Philadelphia, Chicago e New York gli studenti non si fermano. Dopo la sfilata di protesta del 14 marzo, il 24 marzo la marcia va ad interessare il Paese ancora da est a ovest. Sotto il beneplacito del Park Service di Washington che permette agli studenti di scendere in piazza contro le armi non solo a Washington, ma anche in diverse città americane dove si arriverà a contare oltre 700 manifestazioni gemelle. Come avverrà ancora il 20 aprile. 

Tutti contro il presidente Donald Trump e la sua politica spregiudicata sulla vendita libera di fucili e pistole, tutti insieme per chiedere ai legislatori federali e statali di aumentare i controlli sulla proprietà e sulla vendita di armi da fuoco.

Il Movimento March four our lives

Il movimento March For Our Lives nato dall'iniziativa dei sopravvissuti del liceo di Parkland, ovvero gli studenti della Marjory Stoneman Douglas High School, sfila il 24 marzo per le strade di Washington (e non solo) per chiedere che la sicurezza diventi una priorità per il Paese oltre che per dimostrare la grande insoddisfazione riguardo alla politica adottata dal presidente riguardo a questo tema.

Dopo che il Congresso della Florida, controllato dai repubblicani, ha respinto una mozione per mettere la bando le armi d'assalto e i caricatori ad alta capacità, gli studenti si sono fatti più agguerriti incalzando i parlamentari contro il pericolo percepito e vissuto nelle scuole, minacciando di ulteriori iniziative promosse per trasformare la tragedia di Parkland in azione politica

Tra le migliaia di adesioni al movimento anche quella dell’attore George Clooney che ha donato all’associazione March For Our Lives 500mila dollari. Una lista destinata ad allungarsi quella dei sostenitori della marcia. Diverse star infatti hanno fatto sentire la propria voce al riguardo: da Jennifer Lopez a Luis Fonsi, da Kim Kardashian a Ellen De Generes e Oprah Winfrey, il regista Steven Spielberg e consorte (l'attrice Kate Capshaw), il produttore cinematografico Jeffrey Katzenberg con la moglie Marilyn.

Il movimento Women's March Youth Empower

È stata chiamata #Enough Walkout, la prima manifestazione organizzata il 14 marzo da Empower, la branca giovanile di sinistra del movimento Women's March, ovvero l’onda rosa anti-Trump che qualche mese fa aveva prodotto anche la marcia appaiata alla campagna #metoo contro le molestie sessuali.

Questa volta, vestiti tutti di arancione, gli studenti americani hanno protestato, attraverso un lungo silenzio di 17 minuti (un minuto per ogni vittima di Nicholas Cruz, il diciannovenne armato di un fucile semiautomatico AR-15 che ha ucciso studenti e insegnanti), al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica e il Congresso riguardo all'approvazione di leggi più severe contro la liberalizzazione delle armi da fuoco nelle scuole e nelle strade, come nelle case e nei posti di lavoro.

La peculiarità del nuovo movimento Women's March Youth Empower è quella di essere un gruppo inclusivo, transgenerazionale che unisce non solo il mondo studentesco femminile ma tutti coloro che vogliono impegnarsi e farsi ascoltare su questioni fondamentali per la società civile, come il grande tema dell'opposizione alla violenza facilitata dal commercio e l'uso indiscriminato delle armi.

The Network for Public Education

Il terzo sciopero, fissato simbolicamente per il 20 aprile, è promosso da The Network for Public Education, un gruppo di protesta nato nel 2013 da Diane Ravitch e Anthony Cody la cui missione è quella di preservare, promuovere, migliorare e rafforzare le scuole pubbliche per gli studenti di oggi e le generazioni future. Per questo il prossimo 20 aprile, il giorno in cui nel 1999 si consumò il massacro nella high school di Columbine, vicino a Denver (Colorado) in cui morirono 12 tra studenti e insegnanti, il movimento scenderà alle 10 del mattino per le strade per protestare contro l’uso delle armi e per ricordare la strage di Columbine oltre a quelle più sanguinose che hanno segnato gli Stati Uniti: il massacro scolastico alla Bath School (1927) e, successivamente, del Virginia Tech (2007), della Sandy Hook Elementary School (2012) e, naturalmente, della Marjory Stoneman Douglas High School (2018) in Florida.

I diritti degli studenti

Se c'è una cosa che unisce tutti i gruppi che protestano è l'obiettivo dei ragazzi: ottenere dal Congresso leggi più severe soprattutto per le armi a ripetizione che vengono usate sempre più spesso negli istituti scolastici americani. Ma tutti gli studenti possono protestare? La sentenza della Corte Suprema del 1969 dice che i giovani non "abbandonano i loro diritti costituzionali di libertà di parola o di espressione ai cancelli della scuola" ma questo vale solo per chi frequenta la scuola pubblica.

Proprio così. La norma infatti "si applica solo alle scuole gestite dal governo", spiega l'ACLU (American Civil Liberties Union) alla pagina "Conosci i tuoi diritti" presente sul sito. Agli studenti delle scuole private può essere impedito di partecipare alle proteste come quella di #Enough National School. Quindi, prima di lasciare le aule i ragazzi sono tenuti a consultarsi con i loro insegnanti e presidi. In caso contrario i partecipanti alla manifestazione rischiano “punizioni che variano a seconda dello stato, distretto scolastico e scuola", spiega l'ACLU.

La marcia (indietro) di Trump

Nonostante le promesse  il presidente Usa Donald Trump, alla vigilia della prima manifestazione si è rimangiato la parola data, ossia l’impegno che si era preso per regolamentare in maniera più stringente l’uso e il possesso di armi da fuoco. Una marcia indietro che conferma la sua vicinanza alla lobby pro-armi, la National Rifle Association, che in campagna elettorale lo ha sostenuto.

L’impegno mancato di Trump avrebbe riguardato l’innalzamento dell’età minima per l’acquisto dai 18 ai 21 anni, un maggiore controllo sul compratore e il divieto di possesso per chi soffre di disturbi mentali.

(Questo post è stato scritto il 14 marzo 2018 e aggiornato il 23 marzo)

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