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Strage maratona di Boston: ora Tsnarnaev rischia la pena di morte

Reo confesso, il ventunenne ceceno è stato ritenuto colpevole dalla giuria per l'attentato del 15 aprile 2013 che contò 3 vittime e 264 feriti

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Redazione

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L'ergastolo o addirittura la pena di morte: questo il destino di Dzhokhar Tsarnaev, ritenuto colpevole dalla giuria dopo due giorni di camera di consiglio per la strage alla maratona di Boston del 15 aprile 2013, in cui rimasero uccise tre persone e altre 264 vennero ferite dall'esplosione di due ordigni piazzati in prossimità del traguardo.
Il verdetto di colpevolezza era del resto scontato, visto che già all'inizio del processo era stato lo stesso Tsarnaev - all'epoca 19enne - ad ammettere di aver compiuto l'attentato insieme con il ventiseienne fratello Tamerlan, ucciso dalla polizia nello scontro a fuoco al Mit di Boston che portò il 19 aprile 2013 all'arresto del giovane ceceno, sul quale pendono ora ben 30 capi d'imputazione, di cui 17 prevedono la possibilità della pena capitale.

Giurati in lacrime per il piccolo Martin
Il dibattimento che ha portato alla condanna di Dzhokhar Tsarnaev, la cui pena sarà ora stabilita da un nuovo procedimento processuale come stabilito dalla legge americana, è durato poco più di un mese e ha visto sfilare davanti alla giuria 92 test chiamati dall'accusa e solo quattro dalla difesa, che - date le prove schiaccianti - ha puntato tutto sul limitare i danni cercando di dimostrare che il ragazzo era completamente succube del fratello maggiore, vera mente dell'operazione. Una linea che non ha però fatto breccia nella mente dei giurati, diversi dei quali sono invece scoppiati in lacrime durante la deposizione del capo dell'ufficio medico legale di Boston, il dottor Henry Neilds, che ha sottolineato come l'esplosione di una delle due pentole a pressione imbottite d'esplosivo e chiodi avesse completamente straziato il corpo del piccolo Martin Richard, 8 anni, vittima dell'attentato insieme con le due giovani donne Lingzi Lu e Krystle Campbell, mentre il ventisettenne agente Sean Collier venne ucciso nella successiva sparatoria al Mit dopo quattro giorni di caccia all'uomo.

Un atto di vero terrorismo
"Noi non neghiamo che Dzhokhar abbia pienamente partecipato agli eventi", ha affermato l'avvocato Judy Clarke nella sua arringa difensiva finale, "ma se non fosse stato per Tamerlan, non sarebbe mai successo". Forte delle immagini rievocate dai test e da altre prove portate in aula (tra cui alcuni vestiti a brandelli e intrisi di sangue), l'accusa ha invece definito l'attentato come "un atto di terrorismo calcolato, a sangue freddo. Un atto intenzionale, che voleva dire agli Stati Uniti noi ora vi terrorizzeremo". Parole che hanno sicuramente fatto colpo sulla giuria e che fanno ora aleggiare l'ombra del boia sul ventunenne Dzhokhar Tsarnaev.

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