Esteri

Siria: nuova strage dell'Isis, ecco che cosa sta succedendo

Diversi attacchi suicidi hanno provocato 250 vittime. Erdogan ammette: "Le cose non vanno bene" e parla con Putin, pronto a una nuova offensiva

Siria

Eleonora Lorusso

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Alza il tiro l'Isis, alle prese con feroci battaglie contro le forze lealiste nel sud della Siria. Di fronte all'intensificarsi dei raid del regime di Assad, il sedicente Stato islamico ha messo a segno una serie di attacchi suicidi, costati la vita a quasi 246 persone in poche ore. Teatro degli attentati la città di Sweida, dove è avvenuta la peggiore strage dal 2011. L'Isis avrebbe anche preso diversi ostaggi.

Mentre sono in corso funerali di massa, si moltiplicano i colloqui bilaterali per affrontare la crisi siriana. Dopo il summit Trump-Putin, il leader russo potrebbe incontrare a breve il presidente turco Erdogan, che ha denunciato: "La situazione in Siria non sta andando come speravamo".

Non esclusa neppure una imminente nuove offensiva russa a Idlib.

Gli scontri nel sud del Paese

La città di Sweida è insanguinata e dopo la conta le vittime (poco meno ci 250 in poche ore, tra i quali 137 civili) adesso organizza funerali di massa per quella che è considerata la peggiore strage nella zona dal 2011. Sono stati 4 gli attacchi suicidi rivendicati dall'Isis, che sta fronteggiando la più dura offensiva da parte delle forze governative del regime di Damasco.

Secondo gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede nel Regno Unito, gli jihadisti avrebbero rapito e tenuto in ostaggio diversi abitanti.

Finora Sweida era rimasta esclusa dalla guerra tra i miliziani di Daesh e le forze di Assad, che ne avevano mantenuto il controllo, perdendolo solo di recente.

Le reazioni

L'Onu, tramite il coordinatore umanitario in Siria, Ali Zaatari, ha espresso "condanna" per "gli attacchi ai civili". Più dura la posizione di Mosca: "Questo nuovo atto criminale dell'Isis conferma la necessità di coordinare gli sforzi della comunità internazionale per sradicare questo male universale sul suolo siriano" ha dichiarato affermato il ministro degli Esteri russo, Sergeij Lavrov.

Caccia russi sono già presenti nella zona, per contrastare la sacca di resistenza dei miliziani dell'Isis, guidati da Jaish Khaled bin al-Walid, una fazione che occupa anche la provincia di Daraa con almeno 1.000 combattenti.

La denuncia di Erdogan: "Le cose non vanno bene"

Ma se la situazione nel sud della Siria è drammatica, non va meglio al nord, come dichiarato apertamente da Recep Tayyip Erdogan. "La situazione in Siria, che sia a Tal Rifat o a Manbij, non sta andando come speravamo. Gli unici posti dove le cose stanno andando nella direzione auspicata sono Afrin, Jarablus e Al Bab" ha ammesso il presidente turco, che ha annunciato che discuterà della crisi con Vladimir Putin a margine del summit dei Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a Johannesburg. Sul tavolo anche quanto sta accadendo proprio a Daraa, oltre che a Idlib e nel sud della Siria, dove pure l'esercito turco è presente. Proprio tra Daraa e Quneitra, vicino alle Alture del Golan occupate da Israele, sarebbe riuscito a strappare ai gruppi terroristi diverse città e paesi.

Una imminente offensiva russa?

I colloqui ad alto livello tra Russia e Turchia, secondo diverso osservatori, preludono una nuova offensiva di Mosca. Un'ipotesi confermata anche dall'avvistamento di una nave militare russa nello stretto del Bosforo nel Mar Mediterraneo nelle scorse ore. L'unità, modello Ro-Ro Sparta, si sarebbe diretta verso la base navale di Tartus nella Siria occidentale, secondo il portale di notizie Al Masdar News.

A bordo vi sarebbe materiale per supportare l'imminente operazione dell'esercito siriano e dei suoi alleati per riprendere il controllo della provincia settentrionale di Idlib, dove il controllo sarebbe nelle mani di diversi gruppi ribelli armati.
 
I media siriani hanno annunciato un'azione imminente da diversi giorni, che avrebbe come obiettivo proprio Idlib, roccaforte jihadista, e Latakia.

La strage (infinita) di bambini

Gli scontri che infuriano nel sud del Paese hanno causato nuove fughe di massa da parte della popolazione, che riguarderebbero circa 180 mila persone. Secondo l’Unicef circa la metà sarebbe composta da bambini, alle prese con la scarsità di cibo, acqua e in condizioni sanitarie fortemente degradate. A complicare la situazione sono le difficoltà di accesso umanitario, che riguardano anche due villaggi sotto assedio a Idlib.

di recente l'Unicef è tornata a denunciare come ci sono circa 6 milioni di bambini che necessitano di assistenza che hanno bisogno di assistenza, comprese cure mediche: "L’Unicef chiede a tutti i membri del Consiglio di Sicurezza di continuare a fare pressione sulle parti coinvolte nel conflitto - è stato ribadito - Consentire alle organizzazioni umanitarie e agli operatori umanitari di svolgere il proprio lavoro in Siria, protetti e senza condizioni. Consentire ai team di operatori umanitari di aiutare i bambini che hanno bisogno di assistenza ovunque essi siano e a prescindere da chi controlla la zona in cui vivono. Questo non è chiedere troppo, vero?”.

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