Strage a Suruc: il kamikaze ora ha un nome

L'autore del massacro che ha fatto 32 morti nella cittadina turca al confine con la Siria si chiamava Seyh Alagoz, 20 anni e risiedeva ad Adiyaman

 

32 morti, oltre a un centinaio di feriti, di cui 29 ancora in ospedale, molti in condizioni gravi. È il  bilancio dell'esplosione che nella mattinata del 21 luglio  ha devastato il giardino del centro culturale curdo Amara di Suruc, città turca a soli dieci chilometri dal confine con la Siria, dove era in corso una conferenza di giovani volontari socialisti sulla ricostruzione di Kobane, la città-martire siro-curda che i combattenti curdi sono riusciti a strappare dalle mani dei miliziani di Al Baghdadi nel gennaio di quest'anno. Gli inquirenti, dopo aver disposto il test del Dna sul corpo di un uomo che probabilmente indossava la cintura esplosiva quando è avvenuta la strage, sono riusciti a identificare il responsabile di quella che è considerato il peggior attentato terroristico in Turchia degli ultimi anni. Si tratterebbe di Seyh Abdurrahman Alagoz, 20 anni, residente ad Adiyaman, fino ad oggi sostanzialmente ignoto alle forze dell'ordine. 

IL SIMBOLO SURUC
Molti analisti si sono chiesti come mai sia stato attaccato un gruppo di ragazzi curdi politicamente impegnati, desiderosi di fornire il loro contributo alla ricostruzione di Kobane, abitata - prima dell'arrivo degli uomini di Al Baghdadi - principalmente da siriani di origine curda. La risposta sta - per gli islamisti vicini all'Isis - in quello che rappresentano la città di Suruc e, anche, i militanti di sinistra curdi in Turchia, sempre in prima fila nel fornire il loro aiuto, anche militare, per cacciare gli uomini dell'Isis dalle zone del Kurdistan siriano. C'è anche una ragione legata al simbolo Suruc: la cittadina  ospita, ormai da mesi, almeno ventimila profughi scappati dalle aree controllate dall'Isis ed è universalmente considerata una delle basi da cui cercano di partire i militanti curdi che intendono andare a combattere contro lo Stato islamico, con le autorità turche che per ragioni interne provano con ogni mezzo a non lasciarli partire. 

TOPIC TREND
Secondo gli analisti, dopo mesi in cui il governo di Ankara ha preferito lasciar passare centinaia di aspiranti jihadisti diretti verso la Siria, ci potrebbe essere un cambio di rotta da parte del governo di Ankara, accusato per ragioni interne di aver favorito gli uomini di Al Baghdadi. La battaglia politica interna turca si gioca anche sui nuovi media. Per tutta la mattina l'hashtag #TwitterBlockinTurkey è entrato tra i trending topic dopo che un tribunale di Suruc aveva vietato la pubblicazione su Twitter di foto e video sull’attentato, lasciando al social network quattro ore di tempo per oscurare tutte le immagini. Il timore di Erdogan è che le immagini dell'attentato possano contribuire a rinfocolare le polemiche della comunità curda e dei militanti di sinistra contro l'inerzia di Erdogan, sospettato - anche da ambienti internazionali - di doppiogiochismo e ambiguità nel combattere contro i miliziani di Al Baghdadi.


IL MOMENTO DELL'ESPLOSIONE

L'HASHTAG 

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