Israele e Stati Uniti: gli strani intrecci tra spie e aiuti militari

Due paesi alleati che si spiano da tempo; il paradosso degli americani: forniscono aiuti militari a Israele e finanziano l'agenzia Onu per la Palestina

– Credits: Getty Imagines / Scott Olson

Michele Zurleni

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Gli amici non spiano gli amici. Questa era l'illusione prima che Edward Snowden rivelasse al mondo cosa facesse la Nsa. Gli Usa sorvegliano tutti, soprattutto alcuni governi vicini. Quello che forse è meno noto è che per gli Stati Uniti subiscono una delle peggiori minacce spionistiche da un paese alleato: Israele.

Questo è la conclusione a cui sono arrivati i vertici dell'intelligence americana. In un recente report riservato, vagliato dal Comitato per i Servizi Segreti e la Sicurezza del Campidoglio, viene detto con chiarezza che il governo di Gerusalemme non è mai stata così aggressivo nel tentare di carpire i segreti tecnologici, industriali e anche militari degli Usa.

Oltrepassato il limite

“La linea rossa è stata passata” - è stato scritto nella relazione. Per alcuni, Israele è al terzo, per altri al primo posto della speciale classifica dei paesi più pericolosi (per lo spionaggio) per gli Usa. Probabilmente, gli israeliani sono dietro i cinesi e i russi, ma primi se questa classifica comprende solo i paesi alleati. Gli americani ripagano con la stessa moneta. anche loro spiano. Ma per quello che si è compreso, otterrebbero meno risultati degli 007 israeliani.

La storia parte da lontano. Prima della nascita di Israele, attivisti sionisti lavorarono oltre oceano per ottenere fondi e aiuti per la causa. Dopo la fondazione dello stato ebraico, i colpi bassi si sono ripetuti. Ma sembravano seguire l'andamento fisiologico di un combattimento tra pugili che si allenavano in attesa del match contro il vero avversario.

La tendenza israeliana a sviluppare l'intelligence è data dall'istinto di sopravvivenza di una nazione circondata da nemici. Tutti le informazioni possono essere utili. Anche quelle che l'amico non vuole condividere. Per gli americani, il motivo era più o meno lo stesso: essere sicuri che gli eventuali passi unilaterali dell'alleato non mettessero a rischio la politica di sicurezza degli Usa in Medioriente.

Un gioco di spie che avanti da tempo

Questa routine fatta di una discreta, ma efficace sorveglianza tra le parti, è stata interrotta nel 1987 dal caso più clamoroso: l'arresto di Johanatan Pollard, la più nota spia israeliana in America. Analista della marina militare degli Usa, Pollard venne condannato all'ergastolo per aver passato informazioni segrete a Gerusalemme. Da allora, Israele ha chiesto più volte al sua liberazione. Che non è ancora arrivata.

Un libro appena uscito negli Usa che parla degli scandali di Bill Clinton ha rivelato che Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, voleva ricattare l'allora presidente: la scarcerazione di Pollard in cambio dei nastri che contenevano le conversazioni a luci rosse tra Clinton e Monica Lewinsky.

Quest'ultima vicenda è solo un esempio per spiegare come dietro i sorrisi di prammatica, in realtà, il gioco delle spie tra Israele e Stati Uniti sia stato sempre piuttosto duro. Con il passare degli anni, la situazione non è migliorata. Anzi. Nonostante la Guerra al terrore, nonostante il comune nemico (l'Islam fondamentalista), i due paesi hanno continuano a sorvegliarsi a vicenda.

Nel 2001, decine di israeliani sono state arrestati negli Stati Uniti, in quella che è stata la più importante operazione contro una struttura di spie di un un paese alleato mai scoperta negli Usa. Tre anni più tardi, due funzionari dell'Aipac, la più importante lobby filo isralieliana degli Stati Uniti, finirono in carcere per spionaggio.

I paradossi degli Usa

Se le cose andavano così sotto Bush, figurarsi con l'arrivo di Obama. Le tensioni tra l'attuale amministrazione e il governo israeliano sono ben note. Netanyahu non si fida di Obama, della sua politica nei confronti degli arabi, dell'Iran, della sicurezza in Medioriente. Per questo lo spionaggio israeliano negli Usa è diventato ancora più aggressivo che in passato.

Ed è anche per questo che,in qualche caso, Israele avrebbe poi girato le informazioni carpite alla Cina, il grande competitor globale degli Stati Uniti.

Il paradosso di tutta la vicenda è che gli Usa rimangono i maggiori fornitori di aiuti militari ed economici a Israele. Ogni anno sborsano una cifra attorno ai 3 miliardi di dollari. Circa 800 milioni di dollari entrano direttamente nelle casse del ministero della difesa di Gerusalemme. Gli altri, invece, sono una specie di carta di credito prepagata che gli israeliani possono spendere a loro piacimento negli Usa, acquistando materiali che poi il governo americano pagherà alle società di produzione d'armi.

E, paradosso nel paradosso, gli Usa sono anche uno dei paesi che contribuisce di più alle casse dell'Unwra, l'agenzia dell'Onu che si occupa dei profughi palestinesi (e quindi anche della ricostruzione delle infrastrutture di Gaza distrutte dalle armi israeliane pagate o fornite dagli Usa).

Israele e Stati Uniti: un gioco di spie che va avanti da sempre. ma che ora è diventata una vera e propria partita a scacchi tra due giocatori che non si fidano più l'uno dell'altro.

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