Israele - Gaza: schiaffo di Netanyahu a Obama

Il presidente Usa chiama il primo ministro israeliano per chiedergli una tregua unilaterale, ma la risposta è un no

– Credits: Benjamin Netanyahu e Barack Obama (Getty Imagines / Andrew Harrer)

Michele Zurleni

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Possiamo chiamarlo uno schiaffo in faccia? Chiamiamolo così. Barack Obama telefona a Benjamin Netanyahu per chiedergli un tregua immediata e unilaterale e il primo ministro israeliano gli risponde con un secco: no!

La strategia americana ancora una volta ha fallito. Il piano di John Kerry per arrivare prima a una tregua temporanea e poi a una definitiva tra Israele e Hamas non ha funzionato.

Gli israeliani bocciano il piano di John Kerry

Secondo gli israeliani, la proposta del Segretario di Stato concedeva troppo ad Hamas. Era inaccettabile. Nato dopo un lungo tour nella regione, il piano di Kerry teneva conto di quello che i due paesi più vicini alla formazione fondamentalista palestinese, la Turchia e il Qatar, avevano indicato come possibili strumenti per arrivare a una soluzione della crisi.

L'apertura di Kerry ad Ankara e Doha non era proprio piaciuta a Netanyahu. Quella proposta di tregua avrebbe rafforzato gli estremisti – ha fatto sapere il primo ministro. Il quale ha deciso di passare la domenica in una sorta di tour mediatico attraverso i canali televisivi americani per spiegare alla pubblica opinione statunitense il perché del no alla proposta di Kerry.

Benjamin Netanyahu si è così costruito il terreno per dire no alla seconda richiesta di Obama, arrivata alla 25°ora: la tregua unilaterale. Perché dovremmo applicarla visto che Hamas continua a sparare razzi contro Israele ? – ha detto il primo ministro al presidente americano.

La perdita d'influenza degli Usa

Un dialogo tra sordi. Gli americani non hanno armi per la pace. Non riescono a far dialogare le due parti. Se si spostano su posizioni più vicine a quelle di Hamas, Israele chiude la porta. Se concedono più a Tel Aviv, i palestinesi rifiutano ogni intesa. Non riescono a trovare la quadra. Ma soprattutto non sembrano avere l'autorevolezza per costringere le due parti a trovare un'intesa.

Non ci riescono con Hamas, con i quali non hanno rapporti. Non ce la fanno con Israele, paese alleato degli Stati Uniti.. I rapporti tra Obama e Netanyahu sono freddi, se non gelidi, da sempre. Dopo lo scoppio della crisi, il presidente americano aveva preso una posizione netta: Tel Aviv ha il diritto di difendersi dai razzi palestinesi.

Quando però questo diritto alla difesa ha provocato la morte di decine di civili, donne e bambini palestinesi, la Casa Bianca ha cercato di convincere le parti a siglare una tregua. Non c'è riuscita. E di fronte a questo fallimento, Obama si è rivolto direttamente a Netanyahu. Ma ha dovuto incassare un altro no.

Questa è la rappresentazione plastica della perdita di influenza degli Usa nella regione. L'immobilismo che ha caratterizzato la politica di Obama nella vicenda israelo-palestinese ha prodotto questi frutti. Le due parti non l'ascoltano. E tutto questo è complicato dal fatto che il Segretario di stato John Kerry non sembra avere le energie e le capacità che aveva invece dimostrato nel 2012 Hillary Clinton.

La “flemma” di Obama in Medioriente non porta pace.

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