Redazione

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Prima Starbucks, poi Google. Ma quando è uscito il nome dei fratelli Koch, anche alla Casa Bianca qualcuno dovrà essersi fatto due domande.

Il mondo dell'imprenditoria scende in campo contro Trump e contro il suo ordine esecutivo di sospendere l'ingresso di profughi in America per 120 giorni e di bandire l'accesso agli immigrati di 7 Paesi musulmani. Tra i grandi nomi anche quello dei magnati del petrolio e dell'energia che sono stati tra i primi sostenitori negli ultimi anni della destra conservatrice americana. Liberali convinti che nell'ultima tornata elettorale hanno preso nettamente le distanze da Donald Trump.

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I FRATELLI KOCH: SBAGLIATO E CONTROPRODUCENTE
E allora eccoli scendere in campo, Charles e David Koch, contro il decreto anti-immigrati di Donald Trump. Finora avevano taciuto e invece adesso, con un comunicato ufficiale della Charles Koch Foundation, hanno preso posizione contro il divieto di Trump di consentire l'ingresso in Usa agli immigrati provenienti da Paesi a maggioranza musulmana e parlano di "approccio sbagliato e controproducente". "Riteniamo che sia possibile garantire la sicurezza degli americani senza escludere chi vuole venire qui per collaborare e cercare una vita migliore per la propria famiglia", si legge in un comunicato diffuso da Brian Hooks, che guida la Charles Kock Foundation.

"Il divieto di viaggio è l'approccio sbagliato e sarà probabilmente controproducente". "Il nostro Paese si è avvantaggiato enormemente dalla storia di accoglienza a persone da diversi Paesi e tradizioni. È questo il segno distintivo delle società libere e aperte". Il comunicato è il primo attacco pubblico dei potenti fratelli alla presidenza Trump. Liberali convinti, i due miliardari - che insieme valgono 90 miliardi di dollari grazie all'impero creato nelle infrastrutture del petrolio e in oleodotti, un impero che si estende dall'Alaska al Kansas - avevano dichiarato già in aprile che la proposta di vietare ai musulmani l'ingresso in Usa gli ricordava "la Germania nazista": "è mostruoso", il suo giudizio in un'intervista all'ABC, in cui aveva definito la misura "antitetica al nostro approccio". I due fratelli sponsorizzano una costellazione di organizzazioni, tra cui Americans for Prosperity, che ha già lanciato una campagna per affossare il piano fiscale di Trump che vuole raccogliere denaro dai dazi all'importazione per pagare il muro lungo il confine con il Messico.

STARBUCKS ASSUME 10 MILA RIFUGIATI
Nei prossimi cinque anni, Starbucks assumerà 10.000 rifugiati: così la famosa catena di caffetterie risponde a Donald Trump. In una lettera ai suoi dipendenti, l'amministratore delegato della azienda, Howard Schultz, ha affermato che le assunzioni riguarderanno i punti vendita in tutto il mondo, anche se inizieranno proprio dagli Stati Uniti, dove la priorità verrà data agli immigrati "che hanno servito con le forze Usa come interpreti o personale di supporto". Schultz, che alle elezioni presidenziali era schierato dalla parte di Hillary Clinton, nella sua lettera ha anche preso di mira altre iniziative politiche del presidente Trump, come le misure contro la riforma sanitaria Obamacare, e ha tra l'altro affermato che Starbucks sosterrà i coltivatori di caffè messicani. "Sto ascoltando l'allarme - ha scritto ancora Schultz - che voi tutti state sollevando per la civiltà e i diritti umani che finora davamo per garantiti e che sono sotto attacco".

GOOGLE E LA SILICON VALLEY: 4 MILIONI DI DOLLARI PER I RIFUGIATI
Anche dalle compagnie della Silicon Valley una levata di scudi non solo "a parole" contro l'ordine esecutivo di Donald Trump sull'immigrazione, ma denaro. A partire da Google che, secondo quanto riportato da Usa Today, ha stanziato un fondo da 4 milioni di dollari per gli immigrati e i rifugiati colpiti dalla misura del neo presidente. Si tratta, spiega la testata americana, di 2 milioni stanziati dalla società e altrettanti donati dagli impiegati. Il denaro andrà a quattro organizzazioni: l'American Civil Liberties Union (Aclu), l'Immigrant Legal Resource Center, l'International Rescue Committee e l'UNHCR.

È la maggiore campagna di Google legata a una crisi. Inizialmente trapelata da un memo inviato dall'a.d. di Google Sundar Pichai, la notizia è stata poi confermata a Usa Today da un portavoce della compagnia. In aggiunta, i top manager di "Big G" stanno effettuando donazioni individuali.

Contributi simili arrivano anche da altre compagnie della Silicon Valley. Uber sta creando un fondo di difesa legale da 3 milioni di dollari per aiutare i suoi autisti con le questioni legate all'immigrazione. E la concorrente Lyft ha annunciato ai suoi iscritti che donerà un milione di dollari all'Aclu per i prossimi 4 anni. L'associazione no profit, riporta il sito Slate, ha già raccolto una cifra record di oltre 24 milioni di dollari in donazioni durante il weekend: 6 volte di quello che raccoglie in un anno.

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