Così la stampa americana continua a lottare contro Donald Trump

#EnemyOfNone è la denuncia di 350 testate contro le accuse del presidente che definisce i media "nemici del popolo"

boston-globe

– Credits: www.boston-globe.com

Ilaria Molinari

-

350 testate giornalistiche. Tutte insieme e tutte con un unico obiettivo: fare scudo contro gli attacchi del presidente Donald Trump che continua a puntare il dito contro la stampa "nemica".

L'iniziativa lanciata dal Boston Globe ricorda con fermezza che i giornalisti non sono nemici di nessuno. E così a suon di editoriali è sempre più forte la denuncia contro la "guerra sporca" di Trump contro i media che il tycoon ha spesso additato come "nemici del popolo".

Il tutto è sintetizzato nell'hashtag #EnemyOfNone, ovvero "i giornalisti non sono nemici di nessuno".

1452945

Si legge sul sito del Boston Globe: "Oggi negli Stati Uniti abbiamo un presidente che ha creato un mantra e cioè che i giornalisti che non sostengono apertamente le politiche dell'attuale amministrazione, siano dei nemici del popolo. Questa è una delle principali bugie propinate da questo presidente, come un ciarlatano di una volta che getta polvere magica o acqua su una folla piena di speranze".

Il giornale ha poi invitato ogni testata americana ad aderire all'appello scrivendo un proprio articolo ad hoc. "I giornalisti non sono il nemico", è il titolo dell'editoriale, illustrato da un'immagine stilizzata della punta di un pennino, con la sagoma degli Stati uniti al centro. E ha ricordato che per più di 200 anni la libertà di stampa "ha protetto i giornalisti in patria e ha funzionato come modello per le nazioni libere, all'estero".

Così testate piccole e grandi, liberali o conservatrici per lo più americane (ad esclusione del Wall Street Journal di proprieta' di Rupert Murdoch) ma anche il britannico The Guardian che ha una sua edizione Usa hanno aderito.

Il New York Times ha scelto di farlo con il titolo "La stampa libera ha bisogno di te", definendo gli attacchi di Trump "pericolosi per la linfa vitale della democrazia". Ha evidenziato che diffondere "verità scomode non significa che siano fake news" aggiungendo che "essere un giornalista non è una gara di popolarità", ma la sua conclusione ha un sapore amaro quando si chiede se ciò farà la differenza e risponde: "Per nulla".

Infatti la risposta del presidente non ha tardato ad arrivare ed è la solita: un tweet in cui afferma di non volere altro che la "vera libertà di stampa" ma che "molto di quanto i media riferiscono sono fake news, che spingono un'agenda politica o semplicemente tentano di danneggiare le persone. L'onestà vince!".

Per saperne di più


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Iran, sanzioni: le conseguenze della (nuova) guerra commerciale di Trump

Cosa provocherà la prima tranche di provvedimenti contro Teheran e coloro che vi fanno affari, Europa (e Italia) compresa. Cresce la tensione interna al paese

Trump minaccia l'Iran: ecco perché non c'è nulla di cui stupirsi

In un ennesimo esempio di "twittocrazia", il presidente Usa ha risposto con tono minaccioso alle dichiarazioni belligeranti del presidente Rouhani

Se cerchi "idiot" su Google escono le immagini di Trump: ecco perché

Dietro la manipolazione dell'algoritmo c'è lo zampino degli attivisti britannici. Che però non volevano raggiungere questo risultato

Commenti