Edoardo Frittoli

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Il 22 novembre 2017, Il tribunale penale internazionale dell'Aja per i crimini nella ex Jugoslavia ha condannato all'ergastolo, in primo grado, Ratko Mladic per genocidio e crimini di guerra e contro l'umanità. Mladic è stato riconosciuto colpevole di 10 su 11 capi di accusa, relativi al genocidio di Srebrenica, mentre non è stata riconosciuta l'intenzione di genocidio nelle municipalità della Bosnia nord occidentale.

Srebrenica, ecco cosa avvenne

All'inizio di luglio del 1995, verso la fine della guerra nella ex-Yugoslavia, la città bosniaca di Srebrenica era un enclave musulmana protetta dalle Nazioni Unite e affidata ai caschi blu dell'esercito olandese. 

Tra il 6 e l'8 luglio le forze dell'esercito della Repubblica dei Serbi di Bosnia avevano cominciato l'assedio alla piccola cittadina che raccoglieva migliaia di bosniaci musulmani in fuga dall'offensiva serba nella Bosnia nord-orientale.

I caschi blu olandesi che avrebbero dovuto garantire la Safe Area erano soltanto 600, equipaggiati unicamente con armamento leggero. 

La situazione degenera il 9 luglio quando i Serbi iniziano il bombardamento di Srebrenica. Comincia così il primo esodo di profughi musulmani verso i campi a sud della cittadina. Anche i difensori olandesi sono colpiti dall'artiglieria dei Serbi, che uccidono un casco blu e  ne prendono 30 in ostaggio.

Il giorno successivo il colonnello Karremans, comandante delle forze olandesi richiede l'appoggio dell'aviazione alla NATO che viene ritardato per un clamoroso errore procedurale. Il 10 luglio 1995 Srebrenica è nel panico. Più di 4.000 rifugiati sono ancora in città, mentre Le truppe del generale Ratko Mladic non desistono, La mattina dopo la NATO manda in volo i caccia, non ordinano l'attacco e quando Karremans ripete l'appello per l'intervento dell'aviazione, gli aerei devono tornare ad Aviano per rifornirsi dopo ore di volo a vuoto. 

Nella base militare olandese di Potocari, pochi chilometri a Nord di Srebrenica, si erano intanto ammassati 20mila bosniaci in fuga dalla marcia dei Serbi. Soltanto alle 14,30 due caccia F-16 olandesi comparvero sopra le teste dei Serbi e scaricarono due bombe contro i blindati di Mladic. La reazione serba non si fece attendere e gli attaccanti usarono gli ostaggi minacciando la loro morte se fossero proseguiti i bombardamenti che, di fatto, cessarono il giorno stesso.

Nel tardo pomeriggio dell'11 luglio 1995 il generale Ratko Mladic entra con i suoi uomini a Srebrenica, dove poco dopo incontra Karremans. La richiesta serba era quella dell'evacuazione e del disarmo immediato dei musulmani. Il giorno seguente arrivarono gli autobus per la deportazione dei cittadini bosniaci, mentre i maschi dai 15 ai 77 anni furono separati dalle famiglie e trattenuti per essere "interrogati" sotto gli occhi impotenti dei protettori olandesi. Quelli che tentarono di scappare furono fatti bersaglio dell'artiglieria e dei cecchini serbi, mentre più di 20mila donne e bambini furono fatti evacuare dalla cittadina bosniaca. I combattenti che erano rimasti nella base olandese furono consegnati ai Serbi in cambio del rilascio di 14 caschi blu ostaggio di Mladic. 

L'eccidio di massa cominciò poche ore dopo nei capannoni dove erano stati concentrati i prigionieri. In tre giorni più di 7.000 musulmani furono trucidati dopo essere stati picchiati e torturati con metodi efferati. Infine furono gettati in fosse comuni sparse nella zona del massacro, mentre gli olandesi lasciavano Srebrenica alla furia degli uomini di Mladic.

I morti di Srebrenica furono, secondo fonti ufficiali, 8.372. Ad oggi ne sono state recuperate ed identificate oltre 6.000, traslate dalle fosse comuni e sepolte nel cimitero di Potocari.

Alla fine delle ostilità, il Tribunale delle Nazioni Unite iniziò l'iter processuale per accertare le responsabilità dell'eccidio di Srebrenica, mentre i responsabili materiali erano latitanti (Mladic sarà catturato nel 2011, mentre uno dei massimi responsabili dell'eccidio, Ratzanoviç, sarà assassinato nel 2000). La sentenza del Tribunale Internazionale scagionò nel 2007 le responsabilità dirette dell'allora governo di Belgrado, considerando la responsabilità dei singoli comandanti militari e paramilitari in carica a Srebrenica nel luglio 1995.

Nella primavera del 2015 la Russia di Putin mise il veto nei confronti della condanna del massacro riconosciuto dagli organi internazionali come genocidio

Il 22 novembre 2017 la condanna di Mladic in primo grado all'ergastolo.

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