Sprechi: tornano a Bruxelles 2 miliardi destinati al Sud

Per 6 anni non sono stati spesi e ora rischiano di tornare all'Unione Europea, che li aveva stanziati per progetti di rilancio nel Mezzogiorno. È caccia ai responsabili dello spreco

Nella foto Pompei, transennata perchè pericolante. Credits: Getty Images

Eleonora Lorusso

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Nell'Italia delle opere incompiute e degli scheletroni abbandonati per mancanza di fondi, il paradosso è che almeno in un caso i fondi ci sono, ma delle opere neppure l'ombra. E non si tratta di pochi soldi: ben 2 miliardi di euro, stanziati dall'Unione Europea nell'ambito del "Programma Attrattori Culturali", nel "lontano" 2007, ma che per sei anni sono rimasti nel cassetto di qualche ufficio e ora rischiano di tornare a Bruxelles perchè il tempo a disposizione per spenderli è  esaurito. Una montagna di soldi che potevano essere investiti nella creazione di strutture turistiche, nel miglioramento di quelle esistenti, nella realizzazione di reti a supporto degli stranieri in visita nel Sud Italia, dalle Eolie a Paestum, da Capri e la costiera amalfitana alla valle dei Templi, passando per la Necropoli di Siracusa, la Val di Noto, Piazza Armerina o Castel del Monte, solo per citare alcuni dei 13 siti Patrimonio mondiale dell'Unesco che si trovano nel Mezzogiorno d'Italia. Tutto inutile: il patrimonio storico-culturale del Paese cade a pezzi, come a Pompei, e i soldi prendono il volo.

Un disastro del quale ora si cercano i responsabili. Operazione non facile, però, perchè dal 2007 ad oggi sono cambiate ben 6 Autorità di vigilanza in altrettanti anni, ovvero l'ente preposto a scegliere i progetti su cui investire i fondi. Si è arrivati anche al commissariamento, due anni fa, mentre oggi la competenza è passata al Ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca. "Il problema è quei fondi sono stati affidati ad una massa di burocrati che non sanno fare neppure uno zero con un bicchiere" accusa Nicola Bono, Presidente della Provincia di Siracusa e responsabile del settore Cultura e turismo dell'Unione delle Province italiane . "In questi anni sono stati prodotti chili di carte, si è passato il tempo a decidere "chi doveva fare cosa", senza però produrre uno straccio di idea, di progetto per il turismo culturale del Sud" spiega ancora Bono, che ha scritto una lettera di denuncia pubblica indirizzata, tra gli altri, allo stesso Ministro Barca.

Questa storia è piena zeppa di sigle tra le quali è difficile districarsi, ma il concetto di base è molto semplice: se entro il 31 dicembre a Bruxelles non arriveranno progetti concreti e in avanzato stato di sviluppo, si riprenderanno poco meno di 2 miliardi di euro messi a disposizione dall'Europa. Tutto nasce con la costituzione dei PAIn e POIn , con due stanziamenti rispettivamente da 950 milioni e da 1,050 miliardi, per il Programma Operativo Interregionale "Attrattori culturali, naturali e turismo". Obiettivo: promuovere e sostenere lo sviluppo economico e sociale delle Regioni dell'Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia). Un vero piano di rilancio del Sud sul mercato turistico internazionale, con l'idea di creare poli di eccellenza come la Baia di Napoli, Gargano e Salento in Puglia, Alberi bianchi e Montagne Blu in Calabria, Sicilia greca, Valle dei Templi e Villa Romana in Sicilia. Del progetto teorico facevano parte anche la Rete dei Siti Unesco (nel Sud ce ne sono ben 13 sui 47 totali in Italia), Gli approdi turistici nel Mediterraneo e il cosiddetto "Gran Tour", ma non solo. Ma ai nobili intenti non sono seguiti i fatti. "Dall'Autorità di Gestione non sono mai arrivate proposte, nè risposte: noi abbiamo presentato, ad esempio, il progetto di una UNESCO CARD per visitare tutti i siti Unesco del Sud in modo più semplice e integrato, ma non ci hanno neppure preso in considerazione" spiega ancora Bono, che si chiede: "In un momento di crisi come questo come è possibile buttare via tanti soldi? E perdere l'occasione di creare posti di lavoro stabili? Noi assistiamo alla decadenza del Mezzogiorno, mentre in Irlanda, Spagna e Portogallo sono riusciti a sfruttare questa opportunità".

Per cercare di salvare in extremis questi fondi si è cercata una soluzione-tampone con i cosiddetti "progetti di sponda", ovvero opere già esistenti e in avanzata fase di progettazione e realizzazione, sulle quali cercare di dirottare le risorse europee. Un'idea che, oltre ad dover ancora ricevere l'approvazione di Bruxelles, tradisce gli intenti del POIn: non produce nuovi posti di lavoro, nè nuove attività o servizi. "Il problema è che in Italia si stanzia solo sulla carta, ma il "come" e il "se" o il "quando" spendere i fondi non trova mai risposte" conclude Bono, che ora ha incaricato il suo staff di legali di accertare di chi sia la responsabilità contabile del mancato utilizzo, per 6 anni, delle risorse. Di certo si dovrà iniziare dall'Autorità di Gestione che per 4 anni è stata affidata alla Regione Campania, con Claudio Velardi come refente (lo stesso ex uomo di fiducia di Massimo D’Alema), poi commissariata dall'allora ministro Fitto e ora di competenza del Ministro per la Coesione Territoriale, Barca, che ammette: "Il Programma Attrattori Culturali non è andato male: è stato un disastro". (il resto della storia, con la replica degli "accusati").

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