Orrore in Siria. Bambine vendute ai ricchi sauditi

Pelle candida e occhi chiari. Questo vogliono i ricchi emiri del Golfo, che con tremila euro comprano spose bambine negli affollati campi dei rifugiati siriani

Donne e bambine siriane rifugiate in un campo profughi in Libano – Credits: Spencer Platt/Getty Images

Anna Mazzone

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Il conflitto siriano prosegue e con la guerra aumentano i rifugiati. Sono quasi due milioni, sparpagliati tra Giordania, Libano e Turchia. Vivono ammassati nei campi, dopo aver lasciato tutto dietro le loro spalle. E l'orrore del conflitto per loro assume anche un'ulteriore, tragica venatura. Molti vendono le loro bambine (tra i 12 e i 14 anni) a ricchi sauditi (tra i 50 e gli 80 anni) che le sposano e abusano di loro.

E' una questione di sopravvivenza, dicono, e intanto nelle aree di nessuno, i campi dei profughi lungo i confini siriani, nasce la nuova figura del procacciatore di matrimoni, e tante bambine diventano oggetto dell'infame compravendita.

Secondo i dati dell'Unicef  e delle principali Ong in campo, solo in Libano il 78 per cento dei rifugiati è costituito da donne e bambini. E' ovvio; gli uomini o sono stati uccisi in guerra o hanno scelto di restare in Siria per combattere contro il regime di Bashar al Assad.

L'allarme che lanciano le diverse organizzazioni che si occupano dei rifugiati siriani è che le donne e le bambine sono spesso oggetto di violenze e abusi sessuali. Così, per "salvarle", i genitori preferiscono venderle al miglior offerente, che garantisca la loro sopravvivenza. La cifra massima incassata finora per la compravendita di una sposa bambina siriana è di 5.000 euro, ma la maggior parte delle transazioni solitamente non supera i 3.100 euro

I sauditi chiedono ragazze dalla pelle candida, non più grandi dei 16 anni e con occhi azzurri o verdi. In Siria non c'è penuria di bambine con occhi chiari, vista la straordinaria mescolanza di etnie. Ed ecco che molte madri preferiscono vendere le loro figlie piuttosto che rischiare che vengano stuprate nei campi o che muoiano di stenti. Tremila euro per un profugo senza più nulla sono una cifra da capogiro.

La minaccia di violenze sessuali, combinata con un'estrema povertà, sono la miccia che scatena l'aumento vistoso del fenomeno delle spose bambine tra i rifugiati siriani. A dichiararlo è Jihane Larous, specialista dell'Unicef per le violenze di genere. Secondo Larous "Con l'emergenza che caratterizza il conflitto in Siria, il trend dei matrimoni delle bambine è aumentato". "Ma - continua l'esperta in una intervista per la rivista The Atlantic - allo stesso tempo le ragioni del fenomeno delle spose bambine sono cambiate. Oltre al fattore economico per i rifugiati siriani è diventato cruciale il fattore protezione. Protezione dell'onore della bambina e di quello della sua famiglia".

Insomma, viste le violenze sessuali all'ordine del giorno nei campi dei siriani in Libano come in Giordania, molte famiglie preferiscono mettere le bambine sotto la protezione di un singolo, ricco uomo, così non sono a rischio di assalti sessuali da parte di altri uomini.

E le bambine cosa dicono? I loro occhi sono velati di disperazione. Alcune resistono fino alla maggiore età e poi chiedono il divorzio. Altre vengono subito messe incinta dai mariti- aguzzini e sono condannate a vivere una vita d'inferno, costrette a ubbidire come delle schiave ai padroni che le hanno comprate. 

Un destino infame per decine e decine di bambine, che sognavano, come tutte le bimbe del mondo, di sposare un giorno il principe azzurro, e che invece si ritrovano al fianco un vecchio riccone saudita, pronto ad abusare di loro non appena concluso l'affare. Un altro tragico aspetto della guerra in Siria. 

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