Spagna: "Ora Rajoy faccia un passo indietro"

Per un governo di unità ci vogliono nuovi candidati alla premiership. Lo chiedono anche alcuni pezzi grossi del Pp. L'alternativa è il voto anticipato

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Il premier del PP, Maiano Rajoy – Credits: JOSE JORDAN/AFP/Getty Images

Proverà a formare un governo stabile con Ciudadanos e Psoe, appellandosi al senso di responsabilità dei leader Pedro Sanchez e Albert Rivera, forti rispettivamente di 90 e 40 seggi nelle nuove Cortes. Eppure il tentativo di Mariano Rajoy è però destinato a naufragare.

I socialisti del giovane e accattivante Pedro Sanchez - indispensabili politicamente per formare qualsiasi maggioranza in Spagna - hanno già manifestato la loro indisponibilità a sostenere un governo di unità nazionale, qualora - è questo il non detto - il candidato premier sia ancora  Rajoy. E del resto, per il Psoe, fare un passo così rischioso dopo aver raccolto il risultato peggiore della sua storia, e senza un forte segnale di discontinuità sul nome del premier, equivale a un suicidio politico. Equivale a regalare a Podemos la leadership dell'opposizione e probabilmente l'egemonia nel campo della sinistra spagnola.

Spagna: quattro ipotesi per il dopo voto


Ci vorrà perciò tutta la moral suasion possibile del nuovo monarca Felipe VI per convinvere i socialisti, dopo lo scontato fallimentato del tentativo di Rajoy, che l'opzione del governo di unità nazionale è l'unica possibile numericamente parlando. E che l'opzione B, il voto anticipato, rischia non solo di fare perdere tempo utile alla Spagna, ma anche di regalare a una forza anti-sistema come Podemos un notevole vantaggio su tutti gli altri partiti.

Il punto di partenza, perché le posizioni di Pp e Psoe possano avvicinarsi, si chiama Mariano Rajoy. Finché sarà lui il leader e candidato premier del Partito popolare, le chance per un accordo tra i due (ex) grandi partiti della democrazia spagnola sono ridotte al lumicino, anche qualora Pedro Sanchez dovesse abbandonare la segreteria del Psoe a tutto vantaggio della più moderata e popolare, Susanna Diaz, forte del grande successo del partito nella sua Andalusia.

Ci vorrà un altro nome che non sia quello di Rajoy, come hanno cominciato a dire sottovoce anche alcuni boiardi locali del Pp, come lo stesso capo del partito in Extremadura, José Antonio Monago, secondo il quale "nessuno è indispensabile nella vita, come non lo è Rajoy". E ci vorrà anche, da parte del Psoe, il coraggio di mettere davanti gli interessi del Paese a quelli, pur legittimi, del partito. Un'ipotesi di cui i media spagnoli hanno già cominciato a dibattere è quello che riguarda il metodo. Se, per esempio, a scegliere tra una rosa di candidati premier del Partito popolare fosse il gruppo dirigente del Psoe qualche ostacolo potrebbe essere abbattuto.

Di certo, se la Spagna eviterà lo spettro delle elezioni anticipate, potrebbe nascere quello che la stampa spagnola ha definito El gobierno del Rey, un esecutivo di unità nazionale benedetto da Felipe e sostenuto direttamente o indirettamente (attraverso la desistenza) dal Partito socialista. Le altre ipotesi - come il favoleggiato governo di sinistra-sinistra che comprenda Psoe, Podemos e i nazionalisti catalani e baschi - paiono allo stato non solo molto complicati sul piano numerico, ma anche difficili politicamente da realizzare. Il countdown è appena cominciato e all'orizzonte, fatte salve le elezioni anticipate, c'è solo un'ipotetico governo della concordia nazionale, benedetto da Felipe e da tutte le cancellerie europee. 

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