Esteri

La Commissione europea perde i pezzi: bocciati due commissari

Redditi opachi e sospetti di corruzione: stop ai nomi designati da Ungheria e Romania. E ci sono almeno altri tre casi aperti

Ursula von der Leyen commissione europea

Anna Migliorati

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Il governo di Ursula Von der Leyen rischia di inciampare ancor prima di iniziare. La nuova Commissione europea che dovrebbe insediarsi tra un mese, il 23 ottobre, parte male perde i pezzi.

Tutti i commissari designati, compreso l’italiano Gentiloni (appuntamento il 3 ottobre per lui), devono superare infatti l’esame davanti alla commissione per gli Affari giuridici del Parlamento europeo per entrare in carica. E questa volta il test si è rivelato più difficile che in passato. Tanto che per non essere costretto a bocciature è stato per la prima volta lo stesso Parlamento europeo a sospendere alcuni colloqui prima ancora di farli, già immaginando che sarebbe stato difficile dare un parere positivo senza strappi nella maggioranza Ursula, con molti eruodeputati restii a firmare ancora una volta assegni in bianco.


I casi che vengono da Romania e Ungheria

Una premura che non ha, però, evitato le bocciature. I casi incriminati sono quelli della romena Rovana Plumb, indicata per il portafoglio dei Trasporti, e dell'ungherese Laszlo Trocsanyi, in corsa per l'Allargamento: "Non in grado di esercitare le proprie funzioni conformemente ai trattati e al codice di condotta".

Nel caso della prima l’ostacolo sarebbe una questione di portafoglio, nel vero senso della parola: secondo insistenti voci sarebbero state trovate discrepanze tra la dichiarazione dei redditi fatta in Romania e quella presentata nel curriculum all’Ue, per altro con la Plumb già implicata in patria in un presunto caso di corruzione.

Una questione di redditi opachi che emergerebbe anche per il secondo, già di suo poco amato a Bruxelles, Guardasigilli del governo di Viktor Orban tra i protagonisti di quelle riforme della Giustizia contro cui, proprio sulla spinta del Parlamento europeo, il Consiglio dell'Ue ha aperto una procedura sullo Stato di diritto.  

Questa volta nell’emiciclo, complici anche i maggiori poteri arrivati con le ultime riforme, non tira aria di condoni. Col rischio per la Commissione Ursula di una crisi prima ancora di cominciare.

E che l’avvio non sarebbe stato in discesa, per altro, si era già intuito qualche settimana fa con i attacchi alla von der Leyen per la scelta di rinominare "protezione dello stile di vita europeo" il portafoglio che include anche il dossier sulla gestione delle migrazioni, affidato al vicepresidente designato Maragaritis Schinas. Anche questa, per altro, una partita ancora aperta.

La bocciatura dei due commissari in pectore apre adesso a una fase critica per la von der Leyen che a Parlamento chiuso potrebbe chiedere alle cancellerie dei due Paesi di indicare nuovi candidati. O i due commissari potrebbero presentare prove della  risoluzione del conflitto.

Tutti gli altri casi aperti

Ma all’orizzonte ci sono almeno altri quattro nomi che rischiano di finire sulla graticola. Uno è il conservatore polacco Janusz Wojciechowski, designato all'Agricoltura, su cui pesa un'indagine dell'Olaf, l’antifrode europea; per il liberale Didier Reynders, a cui e' stato assegnato il portafoglio giustizia e Stato di diritto, pende un’indagine della magistratura belga su presunte accuse di corruzione; per la francese Sylvie Goulard candidata al mercato interno, difesa e spazio, in gioco ci sono ombre del passato visto che nel 2017 si dimise dal ministero della Difesa in Francia per un'inchiesta su fondi europei.

Ancor più spinoso il nome arrivato da Madrid: lo spagnolo Josep Borrell, pronto a succedere a Federica Mogherini come capo della diplomazia europea, ha nel cassetto il suo ingresso nel consiglio di amministrazione di una società energetica spagnola.

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