Esteri

Skripal, nuovo capitolo nella spy story sul gas nervino

Una donna morta poco lontano da Salisbury, dove era rimasta intossicata anche la ex spia russa Sergei Skripal

skripal nervino

Eleonora Lorusso

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Tutta colpa di una misteriosa boccetta di profumo. E' intorno al suo ritrovamento che si concentrano le indagini degli inquirenti britannici, a partire dagli esperti dell'antiterrorismo. E' stata scoperta nell'appartamento della coppia avvelena a fine giugno ad Amesbury, a pochi chilometri da Salisbury, dove 4 mesi prima era accaduto un caso analogo con protagonista la ex spia russa Sergei Skripal e la figlia 33enne Yulia.

"Pensavo fosse profumo" avrebbe dichiarato Charlie Rowley, 45 anni, ricoverato in fin di vita in ospedale insieme alla moglie Dawn Sturgess, morta invece qualche giorno dopo l'avvelenamento, il 9 luglio. Secondo i rilievi degli inquirenti, i due sarebbero rimasti intossicati dal Novichok, il potente gas nervino responsabile dell'avvelenamento anche dell'ex 007 russo a marzo. A differenza di quest'ultimo e della figlia, però, le conseguenze sarebbero state ben più gravi per la coppia inglese, perché l'esposizione sarebbe stata 10 volte superiore rispetto a quella dell'ex agente dei servizi segreti di Mosca.

Dopo aver identificato 5 cittadini russi (compresa una donna), ritenuti i sospetti autori dell'avvelenamento di Skripal, però, rimangono molti dubbi su un'inchiesta che porterebbe dritta al Mosca e che alimenta nuove tensioni tra il Regno Unito e la Russia.

Il punto sulle indagini

Scotland Yard, dopo aver negato collegamenti tra il caso di Salisbury e quello di Amesbury, pare abbiano fatto marcia indietro, ritenendo che tra i due casi ci sia un nesso. Le analisi hanno dimostrato che Rowley e la moglie sono stati esposti allo stesso gas nervino di Skripal e della figlia Yulia: il potente Novichok, un agente molto tossico, ad azione rapidissima, in grado di bloccare le sinapsi e dunque di paralizzare le vittime causandone anche la morte. Proprio per la moglie di Rowley, Dawn Sturgess, il contatto è risultato fatale e la donna, 44 anni e madre di tre figli, è morta in ospedale a inizio luglio, qualche giorno dopo il suo ricovero.

Secondo quanto emerso l'esposizione della coppia a nervino sarebbe stata 10 volte superiore rispetto a quella di Skripal. Il fatto che sia stato confermato che si trattava di Novichok (che in russo significa "nuovo arrivato"), porterebbe a rafforzare le accuse nei confronti di Mosca, dal momento che l'agente era stato sviluppato proprio nei laboratori nella ex Unione sovietica tra la fine degli anni '70 e gli anni '80. Può presentarsi sia in forma liquida che solida. Nel caso della coppia di Amesbury sarebbe stato scambiato per profumo, contenuto in una boccetta scoperta nell'appartamento usato da Rowley e dalla moglie.

Il mistero sulla boccetta

"Pensavo fosse profumo" avrebbe raccontato agli inquirenti britannici Rowley, che nel frattempo ha lasciato l'ospedale e sta collaborando alle indagini. Il mistero riguarda però il come quella piccola bottiglia sia finita nella sua abitazione.

Sputniknews.com, vicino a Mosca, ha sollevato più di un dubbio sulle modalità con le quali si sono svolti i rilievi e sulla fondatezza delle tesi degli investigatori. Scrive di un "disperato tentativo di ricerca di fonti di contaminazione ad Amesbury". Ricorda come i media inglesi abbiano intervistato Matthew Rowley, fratello di Charlie, il quale che avrebbe riferito che il parente avrebbe trovato "Qualcosa che sembrava una bottiglia di profumo", offrendola alla moglie e spruzzandone una piccola quantità sui polsi alla donna e a se stesso. Subito dopo i due si sarebbero sentiti male. Soccorsi, in un primo momento di pensava si trattasse di un'overdose.

I 5 responsabili

Un altro punto controverso riguarda l'identificazione dei presunti responsabili dell'attacco con il nervino. Secondo gli investigatori si tratterebbe di 5 cittadini russi (tra i quali una donna), ripresi da alcune telecamere di videosorveglianza. Ma le immagini non sono mai state rese pubbliche, nonostante siano state mostrare ad alcuni "testimoni-chiave", come sono stati chiamati dalla polizia. Secondo media locali britannici l'identificazione sarebbe avvenuto incrociando le foto con i nominativi di soggetti russi entrati in Gran Bretagna nel periodo precedente l'avvelenamento, e confermata tramite il riconoscimento facciale. Una tencologia che però, secondo The Indipendent sarebbe efficace solo al 2%.

I due centri di armi chimiche

A fare discutere è piuttosto la zona nella quale sono avvenuti i due episodi. Salisbury e Amesbury non solo sono vicine tra loro, ma distano appena 7/8 miglia (13/14 km) da Porton Down, dove si trova uno dei maggiori centri governativi di ricerche sulle armi chimiche. Proprio gli esperti del laboratorio hanno identificato nella sostanza tossica di entrambi gli avvelenamenti il potente Novichok.

Il governo britannico ha messo nero su bianco le proprie "deduzioni" in merito dai due casi, spiegando che il Novichok fa parte di un programma "sviluppato soltanto dalla Russia" e non dichiarato all'agenzia di non proliferazione delle armi chimiche. Per questo ha ravvisato la violazione dell'articolo 1 delle norme redatte dallo stesso ente. Nelle slide pubblicate sempre da Londra, si legge che il contagio di Sergei Skripal e della figlia Yulia rappresentano "il primo uso offensivo di un agente nervino in Europa dalla Seconda Guerra mondiale". "Non abbiamo alcun dubbio che la Russia sia responsabile - si legge ancora nelle conclusioni del documento, firmato dal premier Theresa May - Nessun altro Paese è in grado di unire capacità, intenti e motivazioni. Non c'è altra spiegazione alternativa possibile".

L'ira della Russia

Proprio le accuse sono state rispedite al mittente, fin dalle ipotesi iniziali. Le deduzioni finali, poi, sono state respinte con forza dal portavoce del ministro degli Esteri russo, che ha parlato di "manipolazione di massa dell'opinione pubblica" sulla base di semplici foto. All'intossazione della ex spia russa era seguita una vera battaglia diplomatica, con il ritiro di ambiasciatori, che aveva coinvolto anche Canada, Usa e buona parte dell'Europa (Italia compresa).

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