Sirte: la barbarie dell'Isis nel racconto di Human Rights Watch

Decapitazioni e crocifissioni. Cadaveri appesi per giorni per le strade. E tutte le scuole chiuse. I sopravvissuti descrivono l'orrore della città portuale

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Una crocifissione a Sirte apparsa su un video jihadista

Si chiama We Feel We Are Cursed: Life under ISIS in Sirte, Libya  il rapporto choc pubblicato stamane da Human Rights Watch relativo a quanto sta succedendo nella città portuale di Sirte, nel nord di Libia, dove i miliziani islamisti, dal febbraio 2015, avrebbero ucciso - con decapitazioni e fucilazioni - almeno 49 persone, tutte accusate di spionaggio o di apostasia.

Per capire quello che è accaduto nella più estesa roccaforte dell'Isis di tutto il Maghreb basta una citazione di un cittadino libico che è stata costretto a scappare dopo la presa del potere da parte degli uomini di Al Baghdadi e delle organizzazioni collaterali libiche sue alleate. «L'ultimo atto della rivoluzione del 2011 fu a Sirte», dice Alì.

«Eravamo pieni di speranze. Poi, passo dopo passo, è arrivato il Daesh. E ora ci sentiamo in trappola». 

Basato su interviste telefoniche ed online a una cinquantina di persone che sono state costretto a fuggire verso Misurata dopo la presa del potere da parte dei miliziani, il racconto dei sopravvissuti è una lunga sequenza di scene dell'orrore, con decapitazione pubbliche e corpi appesi ai lampioni e agli alberi della città, come ammonimento.

«La vita a  Sirte è insopportabile. Viviamo tutti nella paura. Uccidono gente innocente andando a prenderla di notte. Non ci sono negozi, gli ospedali sono rimasti senza dottori, infermiere, medicine. Ci sono spie dapperttutto. La maggior parte della gente è riuscita a scappare ma per i sopravvissuti mancano i soldi per andarsene» ha raccontato a HRW Ahlam, 30 anni,  fuggito a Misurata in cerca di cibo per tutta la famiglia. 

Circa due terzi degli abitanti di Sirte sono scappati, ma a Misurata non ci sono sufficienti strutture per accogliere la fiumana di profughi interni che scappano dalle zone dove sono arrivati gli islamisti.  Le università e le scuole a Sirte sono state chiuse e la polizia religiosa - racconta il rapporto - rende impossibili persino le cose più semplici della vita quotidiana.

Sono invece state aperte tre prigioni, una delle quali dove, fino a qualche mese fa, continuava a funzionare un asilo.

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