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Siria: un ultrà islamista a capo dell'esercito turco

L’ex generale Tanriverdi, in passato estromesso per estremismo, è stato scelto da Erdogan per condurre la campagna siriana

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Il presidente Erdogan con ilgenerale Tanriverdi

Per Lookout news

Nel repulisti avviato in Turchia ai vertici dell’esercito e dei servizi di intelligence dopo il fallito golpe del 15 luglio, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha individuato in Adnan Tanriverdi l’uomo a cui affidare le chiavi delle operazioni militari in Siria. Ex generale delle forze speciali turche, negli scorsi anni Tanriverdi era stato estromesso dall’esercito per “eccessivo islamismo”, una posizione che poco si addiceva all’epoca a quello spirito laico che in Turchia da sempre trova nell’esercito il proprio baluardo.

 

Entrato in affari nel business della sicurezza privata, all’ombra del partito di governo AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) Tanriverdi ha fondato la società Sadat, la prima agenzia di intelligence privata operativa in Turchia. Inequivocabile la mission dell’azienda: “aiutare il mondo islamico ad affermarsi come superpotenza mondiale”. Motivo per cui Sadat in questi anni ha lavorato esclusivamente nei Paesi a maggioranza musulmana, cercando negli ultimi tempi di aprire delle filiali anche in Libia e Pakistan.

 

In questi anni l’operato di Sadat non è però passato inosservato. La società è stata infatti accusata più volte da alcuni partiti dell’opposizione turca, con in testa le formazioni curde, di aver addestrato centinaia di rifugiati ribelli siriani fuggiti in Turchia a causa della repressione del regime di Damasco e di avergli poi fatto oltrepassare il confine per mandarli a combattere contro l’esercito regolare di Bashar Assad.

  

Secondo fonti d’intelligence attendibili, già prima del tentato colpo di stato del 15 luglio Tanriverdi in persona aveva incontrato alti funzionari dell’esercito turco non solo per coordinare con loro l’addestramento dei miliziani ribelli siriani nelle regioni turche al confine con la Siria, ma soprattutto per ritagliare per la sua società un ruolo all’interno della grande coalizione arabo-sunnita lanciata nel dicembre del 2015 dal ministro della Difesa saudita, il principe Mohammed bin Salman, formalmente per combattere il terrorismo islamico in Medio Oriente, di fatto per contrastare l’ingerenza dell’Iran e dei suoi alleati sciiti nella regione.

 

L’interlocutore di Tanriverdi all’interno delle forze armate turche era il generale Salih Ulusoy, a capo della pianificazione strategica delle operazioni militari in Siria, finito poi in carcere dopo il golpe del 15 luglio. Proprio il fallito colpo di stato ha rimesso adesso in gioco Tanriverdi. Erdogan, che di lui in realtà non si era mai dimenticato, lo ha nominato il 16 agosto come suo consigliere militare speciale, assegnandoli il compito non solo di coordinare le operazioni militari turche in Siria ma anche di ricostruire l’esercito, ricollocando ai vertici quegli ufficiali che, come lui, negli anni scorsi erano stati costretti a farsi da parte per le loro posizioni ideologiche non in linea con il laicismo dei militari.

 

Le prossime mosse della Turchia in Siria

I fedelissimi di Tanriverdi si apprestano dunque a riempire il vuoto venutosi a creare attorno al capo di stato maggiore dell’esercito Hulusi Akar, il generale che nella notte del colpo di stato si era rifiutato di cedere ai golpisti il comando delle forze armate. Da allora, in questi cinquanta giorni buona parte degli ufficiali che rispondevano direttamente ad Akar sono stati epurati, compresa la quasi totalità di quelli che in ambito NATO, all’interno della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato Islamico, nell’ultimo anno nella base aerea di Incirlik avevano collaborato con i contingenti delle potenze occidentali.

 

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 (Hulusi Akar, capo di stato maggiore dell’esercito turco)

 

Il compito che Erdogan ha assegnato a Tanriverdi non sarà semplice. Al netto degli innegabili risultati ottenuti dalle forze di terra e dall’aviazione di Ankara nel nord della Siria, dove sono stati tagliati gli accessi al territorio turco a ISIS e dove è stato preso il controllo di diverse città che erano finite in mano curda, i cambiamenti radicali avvenuti all’interno dei servizi d’intelligence potrebbero presto pesare in senso negativo. Mustafa Ozsoy, ex capo dei servizi militari, è finito dietro le sbarre. E le purghe che hanno colpito il MIT (Milli Istihbarat Teskilati), i potenti servizi segreti turchi guidati da Hakan Fidan, accusati da Erdogan di non aver agito in tempo per impedire il golpe, rischiano di peggiorare ulteriormente la situazione. Il presidente ha provato a correre ai ripari istituendo una nuova unità di coordinamento tra i vari corpi dell’intelligence che dovrà valutare l’attendibilità delle informazioni sensibili che da ora in avanti verranno trasmesse ai vertici del governo turco.

 

Il contesto resta però instabile e per il MIT avviare i contatti con l’aviazione di Damasco in modo da evitare pericolosi incroci aerei nei raid effettuati contro i curdi, appare molto complicato. Finora l’operazione “Scudo sull’Eufrate” è proseguita senza particolari intoppi. Ma lungo la strada che porta alla città strategica di Manbij la missione, senza il supporto dei servizi segreti, potrebbe impantanarsi.

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