Esteri

Siria, alta tensione fra Russia e Turchia

Ankara accusa Mosca per i bombardamenti sugli ospedali ma fa parziale marcia indietro sull’impiego di truppe a terra: “solo con la coalizione”

Siria, raid aereo russo su ospedale MSF

Redazione

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Russia e Turchia, confronto ad altissima tensione in Siria.

Il giorno dopo i sanguinosi bombardamenti di due ospedali e varie scuole, il governo turco ha accusato la Russia di “crimini di guerra”- Il premier Ahmet Davutoğlu, ha detto che la Russia si sta "comportando come un’organizzazione terroristica".

Immediata la reazione di Mosca che ha respinto “categoricamente” le accuse. 

I Turchi bombardano i Curdi siriani
Intanto l’artiglieria di Ankara continua a bombardare le postazioni delle milizie curde siriane dell’Ypg nella zona di Azaz, nel nord del paese.

Le milizie curdo-siriane dell’Ypg “non sono un partner credibile nella lotta” all’Isis perche’ “al contrario delle forze di opposizione moderata non intendono rispettare l’integrità territoriale della Siria” ha detto oggi all’Ansa una fonte del ministro degli esteri di Ankara. Aggiungendo che “in ogni caso si tratta di un’organizzazione terroristica con cui non intendiamo collaborare. Non vogliamo che l’Ypg guadagni territorio ad Azaz e nella regione” di Aleppo.

“L’intervento nella zona di Azaz è avvenuto in risposta a colpi di mortaio lanciati contro il territorio turco e nel rispetto delle nostre regole d’ingaggio”, ha precisato la fonte. Gli ultimi bombardamenti confermati al momento risalgono a “ieri mattina, tra le 9 e le 11, sempre in risposta a fuoco in arrivo dalla Siria”.

La Turchia considera le forze curdo-siriane del Pyd e il suo braccio armato Ypg come “terroristi” legati al Pkk (Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, un’organizzazione marxista) mentre gli Usa si sono rifiutati di definirli come tali. Ieri Ankara ha inoltre accusato i curdi di essere strumenti della Russia contro la Turchia: il Pyd, sottolinea la fonte, “ha anche aperto un ufficio a Mosca”.

Mosca: così la Turchia rifornisce l’Isis
Secondo Mosca, riporta oggi Reuters, la Turchia non intende lasciare che la città siriana di Azaz cada nelle mani delle forze curde perché essa si trova sulla via con cui Ankara rifornisce i terroristi dello Stato islamico

 

Truppe di terra? Solo insieme agli alleati
Nel frattempo Ankara, dopo aver detto essere pronta ad inviare truppe in Siria, oggi ha chiarito che questo avverrà solo “al fianco dei nostri alleati”: lo ha dichiarato un alto funzionario del governo dietro condizione di anonimato. In sostanza Ankara ha chiesto ai partner della coalizione, Stati Uniti compresi, di prendere parte a un’operazione di terra, essenziale -secondo Ankara- per mettere fine alla guerra: “La Turchia non lancerà l’operazione in modo unilaterale: diciamo ai nostri partner della coalizione che c’è bisogno di un’operazione di terra. Ne stiamo discutendo con gli alleati. Se ci sarà consenso, la Turchia sarà presente. Senza un’operazione al suolo, sarà impossibile mettere fine a questa guerra”. 

I convogli alimentari per le città assediate
L’Onu ha ricordato che l’attacco deliberato contro gli ospedali costituisce un crimine di guerra, in base al diritto umanitario e “ancora non è chiaro ancora se (gli attacchi di lunedì) siano stati intenzionali”; di certo “l’enorme numero di questi incidenti genera interrogativi sul fallimento delle parti in conflitto in Siria nel rispettare la protezione speciale che richiedono le strutture mediche e il suo personale”.

E oggi gli occhi sono puntati su Damasco dove a sorpresa è arrivato nella notte l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura. A Damasco De Mistura ha chiesto la garanzia che possano partire i convogli alimentari diretti alle città assediate dalle forze del regime e dei gruppi armati. 

Assad rispetti il cessate-il-fuoco
“I convogli umanitari sono pronti, non è possibile più rinviarli con sempre nuove scuse”. Ma il suo obiettivo è più ampio: De Mistura vuole l’impegno del governo siriano al rispetto del cessate-il-fuoco, concordato da Usa e Russia; e punta a mantenere invariato l’ obiettivo di riunire di nuovo il prossimo 25 febbraio, o prima, a Ginevra le parti, in modo da riprendere il negoziato di pace cominciato alla fine di maggio 2015.

Secondo fonti del governo, Damasco è “più che pronta” a tornare a Ginevra per nuovi colloqui “senza precondizioni e per rimanere lì tutto il tempo necessario”. 

La diplomazia continua a lavorare: anche perché, ha ribadito ancora oggi il diplomatico italo-svedese, se il piano negoziale non produce risultati si passa al piano ‘B’, il conflitto. “Noi ci auguriamo che questo piano ‘B’ non abbia mai realizzazione, che sia semplicemente un messaggio di avvertimento dall’una all’altra parte. La Siria -ha aggiunto- non può più sostenere una guerra, dopo 5 anni e quasi 300mila morti (le stime dei morti di altre Ong parlano di almeno 450mila, ndr), con tutto quello che ne deriva per la regione e anche per noi tutti, l’Europa”.

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