Siria: l’uccisione di Muhsin al Fadhli e il mistero di Khorasan

Ucciso in Siria l’8 luglio uno dei terroristi più ricercati. Obama porta a casa il risultato, ma restano dubbi sugli obiettivi del suo gruppo

khorosan

Sulla sua testa, Muhsin al Fadhli aveva una taglia di 5 milioni

Rocco Bellantone

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Per Lookout news

Muhsin al Fadhli, leader del gruppo terroristico Khorasan, era considerato dai vertici dell’intelligence americana la principale minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Poche ore fa il Pentagono ha dato la notizia della sua uccisione, avvenuta l’8 luglio in Siria. Nel corso di un raid aereo il veicolo su cui stava viaggiando nei pressi di Sarmada, nella provincia di Idlib, è stato fatto saltare in aria. Al momento non è stato specificato se a compiere l’operazione sia stato un drone o un caccia.

 Gli USA avevano dato per morto Al Fadhli già in un’altra occasione, a seguito di un bombardamento aereo effettuato nel settembre del 2014 a ovest di Aleppo. Questa volta, invece, non ci sarebbero dubbi sulla sua uccisione. Secondo il Pentagono Al Fadhli faceva parte di una ristretta cerchia di membri di Al Qaeda che furono messi a conoscenza da Osama Bin Laden del piano d’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre del 2001.

 Il dipartimento di Stato americano aveva posto su di lui una taglia di 7 milioni di dollari. Nel giustificare gli intensi bombardamenti aerei effettuati in Siria nel settembre scorso, il presidente Barack Obama aveva affermato che l’obiettivo principale era colpire proprio Al Fadhli e il gruppo Khorasan, artefici di “un complotto contro obiettivi americani e in Europa”.

 

Il profilo di Muhsin al Fadhli
Non si hanno molte informazioni sul profilo di Al Fadhli. Inserito nella black list dei terroristi più ricercati dal 2005, dopo la morte di Bin Laden Al Fadhli ha fatto riferimento soprattutto ad Al-Asiri, uomo di AQAP (Al Qaeda nella Penisola Araba) noto per l’abilità nel creare esplosivi, e ad Al Juhni, responsabile del controspionaggio in Pakistan per Al Qaeda.

Ricercato in Arabia Saudita e condannato in contumacia in Kuwait, dove aveva messo in piedi una rete di finanziatori della Jihad, negli ultimi anni Al Fadhli era riapparso in Iran come “rappresentante anziano di Al Qaeda”. Nel 2012, il Dipartimento di Stato americano lo aveva intercettato mentre spostava combattenti e denaro in Siria attraverso la Turchia. Al Fadhli era inoltre accusato di aver avuto un ruolo in almeno due attacchi terroristici compiuti nell’ottobre del 2002 contro una base americana a Faylaka Island, in Kuwait, e contro la petroliera francese MV Limburg nel Golfo di Aden.

 

Negli ultimi mesi il Pentagono riteneva che operasse a Binnish, nella provincia di Idlib, dove è stato ucciso l’8 luglio scorso.

 

Il “mistero” di Khorasan
Secondo fonti dell’intelligence americana, Khorashan è un gruppo formato da non più di 50 uomini, legato a doppio filo al comando centrale di Al Qaeda e ad AQAP. I suoi membri hanno combattuto in passato in Afghanistan e Pakistan. Gli Stati Uniti sostengono che il principale compito del gruppo è il reclutamento di “martiri” della Jihad da inviare in Occidente a compiere attacchi. Finora gli USA si sono limitati a fare generici riferimenti a rischi per la sicurezza delle linee aeree internazionali, senza fornire pubblicamente altri dettagli.

 Negli ultimi mesi il nome di Khorashan è stato avvicinato a quello di Jabhat Al Nusra, il gruppo qaedista che in Siria combatte contro il governo del presidente Bashar Assad, operando in diverse aree del Paese al fianco dello Stato Islamico. L’ipotesi è stata però smentita in una recente intervista dal leader di Al Nusra, Abu Muhammad Al Julani, il quale ha negato l’esistenza di Khorasan e dichiarato che non è intenzione del capo di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri, usare la Siria come base per lanciare attacchi contro gli Stati Uniti e l’Occidente.

 Ci sono dunque poche notizie certe sull’esistenza di Khorasan. Il termine identifica un’antica regione che si estendeva nel nord-est dell’Iran, comprendendo parti dell’Afghanistan e del Pakistan. C’è chi, come il giornalista di Al Jazeera Imran Khan, sostiene che si tratti solo di un’etichetta utilizzata dagli Stati Uniti per identificare un circoscritto gruppo di terroristi collegati ad Al Qaeda e operativi negli ultimi anni principalmente in Siria. “Khorasan - scriveva Khan in un’analisi pubblicata nel novembre del 2014 - non ha una bandiera, una strategia mediatica o un brand che possa permettere al gruppo di farsi riconoscere. Non possiede quelle caratteristiche che invece consentono a ISIS o ad altri gruppi di ottenere consenso e accogliere nuove leve. La mia ipotesi è che Khorasan sia un termine coniato dagli analisti dei servizi segreti degli USA, preso in adozione dai politici e dai media statunitensi che lo hanno trasformato in qualcosa che deve essere temuto dal popolo americano. È il tipico caso della profezia che si autoavvera: definire qualcosa un problema alla fine farà di quella cosa un problema”.

 D’altronde, non sarebbe la prima volta che gli USA puntano su tattiche di questo tipo. Ma Obama bada al sodo. Nella confusione generale che accompagna la campagna militare americana in Siria e Iraq, annunciare un’operazione riuscita è già un grande risultato.

 

 

 

 



 

 

 

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