Esteri

Siria, la guerra raccontata da una bambina

Bana al-Abed, 7 anni, la piccola che parla della tragedia dei bombardamenti attraverso Twitter

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Chiara Degl'Innocenti

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UPDATE: Vi avevamo raccontato di lei il 7 ottobre scorso quando anche sul New York Times spiegavano come questa piccola bambina di 7 anni usasse twitter per raccontare la guerra ad Aleppo. Bana al-Abed ora si trova ancora una volta sotto i bombardamenti. E continua a raccontare, a chiedere di pregare per lei mentre le bombardano la casa. Ecco chi è e come racconta la guerra questa giovane bimba siriana.

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La Siria raccontata da un altro punto di vista. Attraverso lo sguardo, la storia, i messaggi di una bambina. Per non dimenticare che dietro i morti e i feriti ci sono anche i volti di chi resta, vede e documenta ciò che accade. Racconta, appunto. Questo è quello che scrive il columnist del New York Times, Nicholas Kristof, perché le atrocità di massa e gli orrori subiti in questi lunghi anni di guerra non vengano catalogati con semplici ritornelli, quali "Se solo avessimo saputo" oppure "Mai più!".

Per quello che riguarda la Siria le scuse adesso stanno a zero. Abbiamo una finestra quotidiana sui crimini di guerra grazie anche ai social. Per esempio, su Twitter Bana al-Abed, una bambina di 7 anni, da Aleppo posta (grazie all'aiuto di sua madre) foto, video e messaggi della carneficina che la circonda. 

Ne pubblica tanti, quasi quotidianamente mostrando ciò che vede fuori dalla finestra e facendo sentire, come in diretta, il rumore delle bombe.

Oggi scrive: "Sono sotto il bombardamento ora. Tra la vita e la morte. Per favore, pregate per noi"... mentre ieri twittava: "Questa notte siamo senza casa, è stata bombardata e io sono tra le macerie. Vedo morti e anche io sono quasi morta".


E ancora: "Ho molta paura di morire stasera", posta. "Queste bombe mi uccideranno."


Il columnist americano ha intervistato Bana e sua madre via e-mail. La piccola non può tornare a scuola perché l'edificio è stato distrutto da una bomba l'anno scorso. Il cibo scarseggia e quelle che erano le provviste fatte solo di riso e pasta ora sono agli sgoccioli. "Bana è molto debole", ha scritto la madre al giornalista del New York Times.

L'obiettivo di questa terribile guerra sembra essere quello di bombardare e far morire di fame i civili. In modo che fuggano o non supportino più l'opposizione, oppure che arrivino a sostenere gli estremisti considerati come quelli che stanno dalla parte del giusto. Come sostiene il governo siriano, ossia che l'opposizione è composta da terroristi che devono essere combattuti.


E Obama che fa? Obama è un presidente "paralizzato" e, come sostiene Nicholas Kristof, adesso che è a fine mandato si può tracciare un riga e guardare il risultato: "La Siria è stato il suo errore più grave, una grande macchia che lascerà in eredità". Facendo un'analisi sul suo successore, nonostante il giornalista non si possa definire sicuro riguardo alle strategie sostenute da Hillary Clinton, David Petraeus, John Kerry e gli altri, non può negare che l'approccio del presidente americano sia stato un fallimento, e che dopo cinque anni, dovrebbe essere il momento di riconsiderare una nuova strategia.

Se leggendo queste righe qualcuno penasse: "Questo è orribile, ma cosa può fare l'Occidente?", Nicholas Kristof riporta la citazione dell'ex portavoce del Pentagono generale, James Cartwright: "Sono molte le cose che possiamo fare ora" in Siria. 

Per esempio, parlare della storia della piccola Bana.

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