Siria: il dramma umanitario di 13 milioni di persone

Francesco Rocca, Presidente della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa: "Fermiamo le ostilità prima che sia tardi"

Ghouta orientale

Centinaia di civili lasciano il Ghouta orientale, nelle campagne di Damasco, in Siria, il 15 marzo 2018. – Credits: Ansa/EPA/YOUSSEF BADAWI

Anna Germoni

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"Dopo 7 anni di guerra, i siriani di certo non avevano bisogno di altre bombe e di altra tensione. In Siria c’è bisogno di una soluzione politica per arrivare alla pace, non di altri bombardamenti”. Francesco Rocca, presidente della Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna rossa, commenta così il raid missilistico dei giorni scorsi dell’alleanza Usa, Francia e Gran Bretagna sulla Siria, prima che gli ispettori dell’Opac potessero verificare l’uso di armi chimiche in questa terra martoriata, amputata, devastata e dimenticata.

Rocca, eletto nel 2017 dall’assemblea generale della Federazione, è il primo italiano a guidare la Federazione Internazionale del più grande network umanitario al mondo, presente in 190 paesi con oltre 17 milioni di volontari. Ha un ruolo di coordinamento degli interventi in caso di disastro naturale (terremoto, tsunami, alluvioni ecc.) e di supporto alle Società nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. È un osservatorio privilegiato delle grandi crisi internazionali, come per esempio i flussi migratori, essendo presente in ogni paese di origine, transito e destinazione.

"Sono stato in Siria varie volte dall’inizio del conflitto" spiega Rocca "e l’ultima missione è stata pochi giorni prima dello scorso Natale. Ho potuto toccare con mano il dramma del popolo siriano: zone sotto assedio, violenza, fame. I numeri fanno venire i brividi: nel 2018 stimiamo che oltre 13 milioni di persone avranno bisogno di assistenza umanitaria, di cui 5,6 milioni hanno necessità ancora più gravi, causate da una crisi che va avanti ormai da troppo tempo”.

L’assedio a Ghouta, l’offensiva da Afrin e ora altri bombardamenti, per la Croce Rossa italiana, "sono i tristi segnali che raccontano di un dialogo ormai assente e della sconfitta del sistema Nazioni Unite che non è riuscito a fermare le tante scelte unilaterali che hanno colpito il popolo siriano. Ci piacerebbe vedere gli stessi sforzi politici e diplomatici delle ultime ore per fare in modo che sia garantito l’accesso umanitario incondizionato, il rispetto dei civili, del personale e delle strutture sanitarie".

Anche qui, purtroppo, i numeri raccontano disperazione. "Dall’inizio del conflitto abbiamo perso 73 tra volontari e operatori, 65 della Mezzaluna Rossa Siriana e 8 della Mezzaluna Rossa Palestinese che opera in Siria nei campi profughi palestinesi" aggiunge Rocca. "Un tributo di sangue immenso, uno dei più grandi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: donne e uomini uccisi mentre portavano la propria opera di soccorso alle persone in difficoltà, un vero e proprio crimine contro l’umanità".

In "Siria più della metà della popolazione ha dovuto lasciare la propria casa, la propria comunità, la propria vita quotidiana, c’è bisogno di tutto, dai beni essenziali all’istruzione: ci sono in gioco intere giovani generazioni che non conoscono un mondo senza guerra e disperazione. Davanti a una crisi che dura da più di sette anni chiediamo a tutte le parti sul terreno di rispettare i civili e gli operatori umanitari e alla Comunità internazionale di continuare a sostenere le attività umanitarie: senza assistenza, milioni di persone sarebbero a rischio. Oltre a ogni sforzo diplomatico per arrivare alla cessazione delle ostilità, prima che sia troppo tardi”.

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